Al quale ha posto mano e cielo e terra,
Sì che mi ha fatto per più anni macro.
. . . . . . . . . . . . . . . . . .
(Dante).
[369]. Samuel, l. 1, c. 4.
[370]. Pirro, re di Epiro, ecc.
[371]. Lucio II.
[372]. Tanto calcolano essere a un dipresso il numero delle creature umane nel mondo.
[373]. «Cominciati i nuovi fiorini a spargersi per lo mondo, ne furono portati a Tunisi in Barberia e recati dinanzi al re di Tunisi, che era valente e savio uomo; sì gli piacque molto, e fecene far saggio, e trovolli di finissimo oro, e molto li commendò... e veggendo che era moneta di cristiani, mandò per gli mercanti pisani, che allora erano là franchi, e molto innanzi al re, ed eziandio i Fiorentini si spacciavano per Pisani in Tunisi; e domandògli che città fosse tra i cristiani quella Fiorenza che faceva i detti fiorini. Risposero i Pisani dispettosamente e per invidia dicendo: Sono i nostri Arabi fra terra; che tanto viene a dire i nostri montanari. Rispose saviamente il re: Non pare moneta di Arabi; o voi Pisani, qual moneta d'oro è la vostra? Allora furono confusi e non seppono che rispondere; e domandando se v'era alcun fiorentino mercatante, trovovvisi uno d'oltrarno, che aveva nome Pela Balducci, uomo discreto e savio. Lo re domandò dell'essere e dello stato di Firenze, cui i Pisani facevano loro Arabi. Lo quale saviamente rispose mostrando la potenza e magnificenza di Firenze e come Pisa, per comparazione, non era di potere nè di gente la metà di Firenze, che non aveano moneta d'oro, e che il fiorino era guadagnato per li Fiorentini sopra loro, per le molte vittorie avute.» Villani. Stor., libro VI, cap. LV.
[374]. Il medico Petti del Casentino spese più d'ogni altro il tempo e l'esperienze per giungere a capo di simile trovato, ch'egli reputava infallibile.