«Ardisci! — Muovi un passo ed occupa quei seggi vuoti.»

A lui parve il suo genio avergli bisbigliato coteste parole; — e come se fosse stato il concetto di cui andava in traccia, senza mutare attitudine, si rimase a considerare se ciò potesse riuscirli e il come e il quando. Poichè si fu trattenuto alquanto in cosiffatta disamina, la voce stessa più forte mormorò:

«Ardisci! — Occupa i seggi vuoti: — un passo e basta.»

Si scosse all'avvertimento, — si guardò attorno lento e feroce a guisa di leone, non vide nessuno; — uno sgomento ineffabile lo travagliava quando, volgendo la testa dalla parte opposta della colonna, vide di contro a sè nella medesima posa atteggiato un uomo da lui singolarmente riverito e avuto in pregio.

«Siete voi, messere Alamanni?»

«Messere Doria, son io...»

«Ditemi, Luigi, come vanno le cose della patria?»

«Il mal la preme e la spaventa il peggio...»

«Ostinati che siete! ma e perchè non accordaste con Cesare quando ve lo consigliai a Barcellona? Perchè non aderiste ai miei conforti a Genova? — Avreste allora conservata, parte della libertà, la quale adesso avrete a piangere interamente perduta...»

«Prima, perchè, se le cose vanno male, non sono mica disperate per questo; — nè abbiamo deposto tutta speranza di vincere. Un'altra volta un imperatore vide le mura di Fiorenza; le vide, ma non l'espugnò...»