«Oh! allora non adoperavano come ora le artiglierie, che a tempo fisso disfanno le più solide torri, ed ogni più arduo impedimento rendono piano agli arditi assalitori...»
«Sì; ma ora, come allora, dietro le mura diroccate stanno altri muri — più gagliardi, — i petti dei cittadini...»
«Dio vi protegga, messere Luigi; così vi conceda le sorti favorevoli com'io ve le temo contrarie.»
«Ad ogni modo, i padri hanno creduto migliore partito essere tirannide intera che non mezza servitù: imperciocchè a questa a mano a mano si adattino le anime degli uomini; ed essendo della nostra natura abituarci a tutto quanto non riesce insopportabile, la mezza libertà converte in libertà intera, la vera libertà in desiderio, poi in languida speranza, finalmente, ogni vigore spento, la patria si addormenta al suono delle catene; nella tirannide per lo contrario intera v'ha fremito implacabile, guerra a morte tra l'oppressore e l'oppresso, — tra il tiranno e lo schiavo patto unico la morte; il tradimento, virtù; studio, la strage; il popolo incatenato può con le lacrime dell'ira, con i ruggiti della rabbia consumare le catene, — comunque di ferro; — il popolo assennato non romperà i suoi ceppi mai, — comunque di seta si fossero...»
«La tirannide, Luigi, può far piangere ai popoli un tal pianto che gli anni non valgano ad asciugarlo; può di tal piaga ferirli che gli anni si consumino invano a sanarla. La tirannide semina il deserto e la morte. Sentiste voi mai muovere rumore nei campi santi?»
«Sì, io ho udito fremere l'ossa negli avelli; — e i Greci a Maratona...»
«Voi siete poeta, voi; io poi, educato nella esperienza delle armi e dei governi, conosco a prova gli stati non reggersi con siffatti entusiasmi; — alle armi conviene opporre le armi; le parole, quando inferociscono i soldati, buone; senza i soldati, siccome sempre infelici, le più volte ancora contennende. Io quando dal ponte della mia galera, il guardo teso sul mare, scorgo da lontano le vele nemiche, già non conforto i miei compagni rammentando la virtù latina, le glorie liguri: e' non m'intenderebbero; addito loro le galere e dico: — Prodi uomini, voi lo vedete, il nemico ci stringe; il vento ha in filo di rota, e a noi riesce impossibile la fuga; nè voi d'altronde avete fuggito fin qui. L'armata avversa supera di un terzo la nostra, ma la nostra è munita senza pari, governata da voi, capitanata da me Andrea Doria soprannominato Buona fortuna. Su via, apparecchiate le armi: — vincendo, nostre diventeranno le ricche spoglie, nostri i riscatti dei prigioni, la gloria nostra; perdendo, diventeremo poveri e infami per aggiunta. — Ella è più agevole cosa rizzarsi in piedi all'uomo che se ne sta a sedere che non all'altro il quale giace lungo e disteso sulla terra. Male fece la vostra città ad avventurare così grossa posta; io per me penso che ne vada della morte o della vita...»
«Ormai, messere Andrea, cosa fatta capo ha, come disse Mosca Lamberti: e voi in ogni modo potreste provvedere...»
«E come, Luigi, come?»
«Francia è vuota di sangue e di danari. L'imperatore stringono la Riforma e il Turco. Il papa si assomiglia agli antichi cadaveri conservati nei sotterranei, i quali si sciolgono in polvere tostochè gli abbia tocchi la luce. — Italia! Italia! La regina dei popoli, — la donna coronata un giorno di torri, ora di spine... deh! non vi dolga che anco una volta io dica: — Ardisci... ti stanno presso i due seggi vuoti; — un passo e basta.»