Qui lo interrompe un alto riso della fanciulla: — egli allora, tra stupido e soddisfatto aggiunge:

«Sol che vi piaccia mantenere l'animo lieto e tranquillo.»

«Vuoi rendermi la casa! Oh! rendimela via, e con essa la mia cameretta linda, polita, col soffitto tinto d'azzurro, e il letticciolo con le coperte di rascia rossa e il bel capoletto di Sicilia: — rendimi la immagine della Madonna dell'Impruneta di Luca della Robbia e la lampada e il vaso dove ogni giorno mutava fiori freschi di mia mano côlti nel giardino... Ma come farai a rendermela, se quando ne uscii, il pavimento, le pareti, il soffitto tutta andava in fiamme?... Mi vuoi gettare tra il fuoco? In che peccai? Cotesta è la stanza dei dannati, ed io non ho fatto male a persona nel mondo. — Io sono innocente, io! — Tu mi hai parlato di madre: menami a vederla, e ti dirò fratello, perocchè io sappia ogni creatura nascere da una madre ed essere amata da lei sopra ogni cosa: ma io, sai? non ho conosciuta la mia... nessuno ha risposto allorchè domandai: siete mia madre voi? — ed io fin qui ho dubitato di essere venuta al mondo senza. Ben ho padre e amatissimo. — Almeno lo aveva un'ora fa; — ora poi non so più s'io lo abbia. — Deh! se lo sapete, insegnatemelo, siatemi pietosi, rendetemelo. Non conosco altro che lui nel mondo: — che cosa dovrei fare sola, orfana, abbandonata a me stessa? — Adesso poi che madonna Lucrezia è morta. — Oh! le sventure vengono sempre e troppo accompagnate. — Non credete forse che madonna Lucrezia sia morta?... Io stessa l'ho veduta, invocato il nome santo di Dio, precipitarsi a capo rivolto nell'Arno. Oh quanto era gran dolore non poterla soccorrere! e, potendo, non avrebbe mica voluto, perchè ella si uccideva per fuggire vergogna. — Io stesso per lungo tempo l'ho cercata lungo le sponde invano; e dopo trovai mio padre che sedeva sui tegoli inceneriti di casa... e corsi e corsi veloce, cosicchè le stelle del firmamento mi parevano un nastro lungo lungo di luce; — e ora l'ho perduto da capo... Signori, abbiate pietà dell'orfana; riconducetemi da mio padre... O padre mio...»

In questa le guardie della milizia fiorentina tornarono; e chi sorridendo, quale imprecando, depositano le armi: se non che, vista la desolazione della fanciulla, si acquetarono tutti, ed uno di loro soltanto raccontò: causa del trambusto una squadra di cavalleggeri uscita a foraggiare, che tornando carica di preda aveva trovato la porta ingombra di gente del contado, di carra, di somieri e di masserizie, con le quali fuggendo riparavano alla città; che, non essendo riuscita, ad ottenere per amore si slargassero per lasciarla passare, si era cacciata di forza tra quel cumulo di uomini, di bestie e di cose, sicchè sbarattandolo e rovesciandolo era passata di galoppo tra mezzo. Poco il guasto o nessuno; qualche mulo o cavallo aombrato correre alla ventura per la città, ma presto lo avrebbero ritrovato; la fanciulla di certo caduta per urto di cima a qualche carro dove si stava addormentata: trattenerla nel corpo di guardia pareva il consiglio migliore, perchè non istarebbe guari la sua gente a venire per lei.

La fanciulla porgeva attentissimo l'orecchio, fissava arguto il suo sguardo nel volto del parlante, sospettosa non la dileggiassero; e quando le parve sincero, alquanto si assicurò: allora con ambe le mani traendosi dietro il capo i molti capelli caduti sulla fronte, disse:

«Faccia Dio che presto ritorni! — Ma dove mi hanno condotta? Dove mi trovo adesso?» E vedendosi circondata da tanti uomini i quali curiosamente la guardavano, arrossì vereconda e declinò le palpebre.

«Figliuola mia», le rispose Lupo, «già non voglio dire che non potresti stare con miglior gente, perchè la sarebbe soverchia presunzione cotesta; pure così come ti trovi, sei sicura quanto nel monastero delle Murate. — Tu stai in Fiorenza presso la porta San Nicolò, tra giovani costumatissimi e ascritti alle bande della milizia cittadina. — Io poi mi chiamo Lupo e sono bombardiere preposto alla colubrina piantata in cima alla torre della porta.»

«Signor Lupo», soggiunse con umil voce la donzella, «io mi abbandono nelle vostre braccia; — fatemi da padre finchè non abbia ritrovato il mio vero. — Di ciò vi avremo obbligo infinito tanto mio padre che io; e pregherò per voi la madre mia ch'è nei cieli.»

«Sta' pure di buon animo, figliuola mia; tu sei in mezzo a' tuoi. Anzi, ora che penso, onde diminuire le ansietà di questa povera fanciulla, e' sarebbe bene alcuno di voi, con buona licenza di messere Vico, si movesse in traccia di suo padre per le prossime vie.»

«Dio ve ne renda merito», disse la fanciulla; — e poi volgendosi a Vico e per la prima volta consapevole riguardandolo, volle parlargli, e si confuse anch'ella; onde si rimase in silenzio.