Oltre queste, bene altre diavolerie contiene il documento, come, a mo' di esempio, che l'imperatore Costantino si conduce a cotesto atto per consiglio dei suoi satrapi; ch'egli ha riposto dentro due cassoni di ambra i corpi dei Santi Pietro e Paolo, e dopo avere costruito in onoranza di loro basiliche eccelse assegna alle medesime poderi grossissimi in Giudea, in Grecia, e in Tracia per mantenervi dentro la luminaria, e tutto questo nè manco in dono, ma per salario di averlo Papa Silvestro guarito dalla lebbra, e battezzato.
Di siffatta donazione ce ne ha parecchi esemplari; a tutto oggi arrivano a 12, uno secondo il solito diverso dall'altro, ma ciò non toglie che come genuini li venerassero tutti e dal Graziano per genuino si ponesse nella sua collezione quello, che primo gli capitò davanti.
La critica storica ha dimostrato come Costantino nella epoca della mentita donazione non si trovasse già in Roma, ma sì in Tessalonica ed a quei giorni non reggesse prefetto a Roma, secondochè l'atto di donazione asserisce, Calpurnio, bensì Lucrio Verino.
Menzogna il battesimo di Costantino a Roma per mano di Papa Silvestro, mentre il battesimo l'ebbe in punto di morte in Nicomedia da Eusebio da Cesarea vescovo di cotesta città.
È menzogna altresì che le provincie italiche fossero donate e sottoposte al Pontefice; al contrario. Costantino le governò sempre come sue mandando a reggerle prefetti uomini consolari correttori e presidi.
Ciò nonostante, finchè poterono i preti difesero l'autenticità di cotesta donazione con le ugna, e col becco, o se non buttarono sul fuoco (come taluno afferma) Lorenzo Valla, che ardì impugnarla con parole acerbe verso la metà del secolo decimoquinto, ci corse poco; sessanta e pochi più anni dopo si pigliavano spasso di cotesto documento Prelati solenni e Cardinali, ne sorrideva il Papa stesso, e l'Ariosto senza una paura al mondo la metteva nel mondo della luna:
«Di varii fiori ad un gran monte passo,
«Ch'ebbe già buono odore, or pute forte,
«Questo era il dono (se però dir lece)
«Che Costantino al buon Salvestro fece.»
Potremmo dirne delle altre; al nostro assunto basti tanto, e poniamo in sodo prima di ogni altra cosa come fondamento precipuo della potestà temporale del Papa sieno la fraude e la menzogna.
Il Papa prese da Costantino, ma rimase anco preso; per questa volta invece di pescare ei fu pescato; a mo' del pesce fu vinto nella gola: importa ora conoscere le cause, onde Costantino così di un tratto si mostrò sviscerato pel Papa: io ragionando pongo da parte ogni intervento soprannaturale, molto più che mi occorre narrato in diverse maniere. Di fatti, Cecilio riferisce come la notte precedente alla battaglia del ponte Milvio, dove la fortuna di Costantino prevalse su quella di Massenzio, una visione lo ammonisse a mettere sopra gli scudi dei soldati il celeste segno di Dio se voleva vincere. Eusebio nella vita di cotesto imperatore dice, come camminando egli a capo dello esercito tutto pensoso intorno alla religione da seguitarsi levate le ciglia vide una croce luminosa sopra il sole col motto traverso: «con questo segno vincerai;» di che rimase smosso; pure non essendo bastante a fargli dare la balta nella notte successiva gli comparve davanti (in sogno s'intende) nientemeno, che Cristo in persona, il quale lo accertò, che se gl'importava debellare Massenzio non doveva fare altro, che pigliare cotesto segno per bandiera, la quale cosa Costantino non si fece dire due volte, e ne compose subito il famoso Labaro, ch'ebbe virtù di dare a lui ed ai successori di lui sempre vittoria sopra i nemici meno quando ne toccarono. Questo i Cristiani, ma i Pagani non mondarono nespole, che Nazario nel Panegirico di Costantino attesta come di cosa veduta da tutta la nazione dei Galli, che un'esercito di angioli era sceso giù dal cielo volando a sovvenire a Costantino, e ne descrive la faccia luminosa, il portamento altero, la garbatezza mescolata con la gagliardia, con le altre virtù, le quali se non possedessero gli angioli non si sa chi mai le avrebbe a possedere.
E' pare che siffatta frequenza di miracoli piuttosto che persuadere le menti le debba irritare; e sembra altresì che questi miracoli quando non furono fraude per gli occhi, sieno oltraggio allo intelletto; ma vi hanno stagioni in cui agli occhi del pari che allo intelletto piace rimanere delusi; onde potrebbe anco darsi che o sogno, o visione, od altra cosa simile movesse l'anima di Costantino.