Finalmente venne presto il giorno in cui la utopia si muta in fatto reale, e la Consulta nella quale veruno temerario aveva a scorgere il germe d'instituto incompatibile col pontificato si ebbe a convertire in Costituzione; ma ciò accadendo innanzi i moti viennesi, milanesi, e veneziani la voce del popolo non aveva per anco preso la intonatura della Provvidenza, ella durava sempre urlo di ribellione, epperò gli esce stitica dal cervello conciossiachè tale si palesasse il concetto dello Statuto pontificio: sia il Collegio dei Cardinali il Senato supremo, dopo lui un'altro Consiglio alto di Senatori a vita eletti dal Pontefice, per ultimo la Camera dei deputati uno per 30,000 abitanti. Il Consiglio di Stato ammannisca le leggi le quali avranno forza dopo approvate dai corpi deliberanti e dal Papa in concistoro segreto: le materie spirituali riservate; le miste non si tocchino.

Ora tu che leggi pensa come si potesse distrigare questa matassa massime in istato pretesco col Papa re, e Cardinali, senatori, i quali Cardinali deliberavano in segreto; ed in aggiunta con la censura mantenuta, e i minimi offici esercitati da cattolici, apostolici, romani.

Gli amici di Pio ci fanno sapere come egli l'll febbraio convocasse al Quirinale i quattordici capi di battaglione delle Guardie Civiche interrogandoli se potesse fare capitale di loro, e dei militi in caso, che gli frullasse pel capo di contrastare al popolo la Costituzione; ed avutane risposta negativa col pianto negli occhi dichiarò avrebbe ordinato la compilassero sopra certe norme oltre le quali veruno potrebbe strascinarlo mai, e si tenessero per avvisati, e poi conchiuse: «già la Costituzione non è nome nuovo nel nostro paese; la copiarono da noi gli stati che la possiedono; noi avevamo la Camera dei Deputati nel Collegio degli Avvocati Concistoriali, e la Camera dei Pari nel sacro Collegio dei Cardinali ai tempi di Sisto V; e andate in pace.»

Havvi chi considera da ciò la suprema ignoranza di Pio intorno agli ordini costituzionali di Europa; a me sembra scorgere in cotesto discorso la callidità fraudolenta, che mai si scompagna dal prete; di vero o come adesso insuperbisce quasi della Costituzione già conosciuta in Roma, mentre quando instaurò la Consulta di Stato ammoniva non fosse alcuno così temerario di ravvisarci il germe d'instituto incompatibile al Pontificato? E' vuolsi credere piuttosto, ch'egli a quel modo favellasse per foggiare la Costituzione nella guisa, che gli garbasse meglio: infatti i suoi panegiristi discorrendo per lo appunto dello Statuto lo scusano ragionando così: non egli diresse i moti della Europa, ma ci resistè più che per lui fu potuto, e quando la prepotenza dei casi lo scaraventò fuori di carreggiata egli li dominò con mirabile coraggio; in tutte le concessioni che gli furono estorte egli protestò in favore delle verità sociali che la rivoluzione aborrì, e quantunque minacciato più degli altri, meglio degli altri stette fermo a cagione delle qualità di Principe, e di Pontefice raccolte nella sua persona; e poi spiegando a parte a parte il papesco Statuto esclamano: «quale sovrano avrebbe ardito tanto a quei tempi?»

Nel 1848 i Principi, eccetto Carlo Alberto, e del popolo i moderati, o come allora si chiamavano i dottrinari, trasecolavano degli spiriti guerreschi desti a un tratto in Italia, e dello smanioso chiedere armi, e battaglie; e pure doveva essere agevole prevedere che il popolo irrompe colà dove la passione lo tira: ora suprema passione del popolo l'affrancazione della sua terra da qualsivoglia servitù straniera, e gittar via da sè la turpe fama di codardo, la quale gravissima per tutti per gl'Italiani poi suona incomportabile, come quelli che abitando la terra degli antichi Romani se ne estimano eredi: quindi tu pensa se gli abitatori di Roma, e dello agro romano bollissero.

Il Gavazzi allora frate barnabita uomo potente di voce, di aspetto, e di parole aggiungeva legna al fuoco (e non ce n'era bisogno) con questa orazione da lui pronunziata nel mezzo al Colosseo del tutto degna che la storia ricordi: «tempo già fu quando i popoli di occidente vollero riscattare il sepolcro di Lui che della Croce fece fondamento alla libertà, moltitudini di uomini furono visti segnarsi della Croce il petto, e drappellato il gonfalone di Cristo avventarsi contro l'oriente! Cotesta era causa giusta! Cotesta era causa santa! Più giusta, più santa è la nostra! All'armi!

«Romani! l'Austriaco cento volte più barbaro del monsulmano picchia alle nostre porte…. che indugiate voi più? Come i Crociati poniamo sopra i nostri petti la croce, e su, addosso ai nemici, perchè Dio lo vuole! Non degno di chiamarsi romano chi per affetto o per comodo rimanesse codardamente ora alle sue case: non degna stirpe dei signori del mondo, non degno erede dei trionfatori sul Campidoglio colui che rifiutasse di presente vincere o morire per la libertà d'Italia. Indegna del nome di Romana, e di diventare madre colei, che adesso trattiene nelle sue braccia il fidanzato! Indegna dell'onore della maternità, e di seno fecondo colei, che piange per la partenza dei figliuoli! Indegna figlia delle matrone romane la donna che dissuade il suo sposo dai gaudi delle battaglie! Romani! i vostri padri vinsero tutto il mondo, patirete voi durare schiavi di tutto il mondo? Su via parlate!» Ed ottenuta risposta conforme all'accesa favella suggiungeva: «davanti questa croce simbolo di libertà, sopra questa terra santificata dal sangue dei martiri giuriamo di non fare ritorno a Roma se prima non abbiamo disperso fino all'ultimo i barbari, che straziarono la nostra terra!»

Taluno riprende coteste parole, e insinua pietoso come quei barbari cristiani fossero e nostri nella fede fratelli. Chi è costui? Un prete, che non rammenta come siffatti fratelli nostri le italiane donno sventrassero, e il frutto dei santi connubi portassero in trofeo infilato nelle baionette; e nè manco rammenta le creature cosperse di acqua di ragia ed arse fra il baccano e le scede a mo' di sorcio di fogna.

In veruno atto come in questo si palesa la pretesca fraudolenza. Pio IX mostrava repugnanza alla guerra però che si senta padre di tutti i fedeli, nondimanco lasciò, che diciassette mila uomini capitanati dal generale Durando andassero in Lombardia. Gli apologisti di lui lo scusano come quello che fu costretto, ed è scusa inane: perchè non abbandonava egli un potere che ormai non governava più? Se più tardi lo fece o perchè rimase adesso? L'uso delle armi, e la pecunia dello stato adoperata nel mantenerle, inviarle, o patire che movano contro cui chiami amico e figlio certo vuolsi giudicare suprema usurpazione di autorità; fuggì per meno il mal prete nel novembre di poi. Ma egli, aggiungono i difensori suoi, non benedisse la bandiera tricolore; certo gliela posero davanti gli occhi ma in compagnia della bandiera pontificia, ond'egli in ispirito, levate le mani, auspicò a questa, non già all'altra; siffatte sono grullerie gesuitiche, nè meritano confutazione. E poi i suoi difensori affermano, Pio IX inviava la gente con ordino espresso non valicasse il Po; sopra la ripa attendesse lo assalto, e veramente questo egli confessò eziandio nella enciclica del 29 aprile; e tutto questo era stolto, e fraudolento, perchè se lo Austriaco si reputava amico, e allora non bisognava spedirgli contro armati, ovvero era nemico e doveva reputarsi privo di senno il comando di aspettarlo a casa dandogli comodità di assaltarti a suo agio; combattere insomma con sicurezza di perdere: tu hai da fare la guerra con quello, che secondo la tua prudenza presagisci nemico quando torna a te, e non già quando piaccia a lui: inoltre diciassette mila uomini non possono giudicarsi sufficienti a guardare le frontiere degli stati papali; nè Pio IX credeva, che costretto (come disse) a mandare l'esercito fuori di Roma dove gli stava sotto gli occhi, e dove poteva esercitarvi immediata autorità fosse per obbedire ad ordine tanto insensato quando si troverebbe lontano da lui. Causa vera del consenso alla partenza dello esercito questa, che egli sperò votare in quel modo la città dei rompicolli; allontanati i cani egli fidava rimanessero a casa i montoni; garba cotanto ai preti chiamare, e provare i popoli greggi! Così vero questo, che anco dopo la partenza dello esercito continuando l'agitazione Pio IX ebbe ad esclamare ingenuo: «o non mi avevano detto, ch'erano partiti tutti!» Pertanto il prete così argomentava toccandosi le dita: o muoiono tutti per febbre, o per ferro nemico, ed è tanto di guadagnato, ovvero vincono, ed io mi avvantaggerò per avere trovato un ripiego, comecchè padre di tutti, per avere contribuito alle guerre patrie con i miei sudditi, e con la mia pecunia: breve: muoiono; e il prete pagato ne suffragherà l'anima: tornano disfatti; e il prete si rifarà delle passate amarezze tribolandoli come ribelli: se vittoriosi il prete li condurrà in Chiesa a cantare il Te deum, e li ciurmerà campioni elettissimi della Santa madre Chiesa Cattolica.

Per meglio comprendere la doppiezza di Pio IX vuolsi sapere, che il Generale Durando arrivato sul Po con gli ordini di non traghettarlo sentendosi vinto così dall'ardore dei suoi soldati la più parte volontari, come dalla forza dei successi domandò ordini precisi di quello si avesse a fare, e gli venne risposto: «faccia quanto reputerà necessario alla tranquillità, ed alla quiete dello stato.» Ora se cotesto comento importa deroga agli ordini, che si volevano mantenuti non doveva trasmettersi; se non importa deroga bisognava spiegarsi più aperto. La enciclica del 29 aprile gli intendenti giudicarono peggio che slealtà, goffaggine pretta; per essa si conobbe la verità del proverbio, che chi troppo l'assottiglia lo scavezza, però che l'Austria non sia pesce da pigliarsi da cotesti bertovelli, e ricordò la protesta della Corte Romana al Congresso di Vienna quando le tolse il Polesine di Rovigo, nè lo dimentica adesso, che non alzerebbe un dito per sovvenire al papato: il popolo dall'altra parte ne venne in furore; il Papa da prima pretese mostrarsi impermalito, ma conosciuto poi, che questa volta la corda stava per istrapparsi si affrettò a dichiarare, che se egli non ispingeva a combattere l'Austria non parava persona ad andarci; per meglio blandire gli animi infelloniti mutava subito il ministero eleggendo uomini in buona vista del popolo. Pellegrino Rossi, che per sua sciagura, indi a poco entrò nei Consigli del Papa scrivendo in Francia così ragionava della sua condotta: «gli avanzavano due partiti da prendere, o l'intervento pacifico o la guerra; si addiceva il primo al Pontefice, la seconda al Principe italiano; egli non seppe fare l'una nè l'altra cosa, nè dichiarare la guerra, nè impedirla.»