Superbi, formidabili, feroci
Gli ultimi moti fur, le ultime voci.
Argante, pagano fu, e andò all'inferno, e voi altri cristiani, e dovete volare tutti in paradiso se prima non sarete obbligati a fare una fermatina al limbo per riverire il vostro amico Messer Pietro[2].
Acconciate pertanto le cose dell'anima confessate le peccata vostre a modo, e a verso, proponete di non peccare mai più e poichè siete in fondo non vi tornerà difficile mantenere la promessa, e Dio misericordioso, che ha le braccia tanto lunghe potrà pigliare anche voi.
Eccovi dunque chiariti del perchè io mi sia recato a Genova, e intenda andarmene fino a Torino, siatemi cortesi di ospitalità come a quello, che più degli altri sono fermo a formare con voi una casa, e mettere in combutta ogni cosa; e poi perchè io per natura inchino al cortese, e agli amici apersi in ogni tempo la casa e il cuore, sicchè se voi verrete a San Cresci di Maciuoli fate ricerca di me e in casa, o nella sepoltura mi ci troverete di certo dove vi renderò due cotanti più festose e liete accoglienze. I calunniatori al solito vi avranno detto, che io benedico i miei ospiti coll'olio: non date retta alle lingue bugiarde, questo feci una volta sola a certi tristi, che mi chiusero fuori di casa e mangiatomi il desinare ebbero il cuore di lasciarmi digiuno; allora io per barattare lo scudo di loro con sette lire di mio, quando vennero in chiesa li benedissi coll'olio. Io, da questa tattera in fuori, vissi sempre da galantuomo, e voi lo potete credere perchè ve lo affermo proprio io. Vivete buoni se desiderate vivere felici.
Arlotto Mainardi
Piovano di San Cresci di Maciuoli
nella Diocesi di Fiesole
IDOLATRIA DEL PIOVANO ARLOTTO
PER
F. D. GUERRAZZI
In certa bella città di questa Italia bellissima havvi un Diario il nome del quale è vietato rammentare per la stessa ragione per cui Monsignor della Casa proibisce, che tra le urbane brigate ricordinsi le cose oscene; vero è però, che il costume ha introdotto certe clausole preservative, come sarebbe quella, con rispetto parlando, mercè le quali, forse le si potrebbono dire, ma io penso, che quanto può essere tollerato in un secolare disdica a un prete; però io me ne astengo addirittura, conoscendo come per quanto ci si usi cautela da colui, che parla di oscenità, egli non può impedire, che lo abbiano per isboccato. — E poi se io l'ho da confessare mi trattiene una mia devozione, che in altrui potrebbe parere soverchia, ma in un prete pari mio non si ha da estimare mai troppa, e questa è la croce. Sì, dilettissimi miei (scusate, che mi pareva di essere in pulpito), cotesto diario va coperto da una croce. Lo so, lo so, che voi mi risponderete, che come sul Calvario di Gerusalemme delle tre croci due spettavano a ladri, ed una a Cristo, così in ogni altra parte di mondo si è continuato e sbraciare croci alla medesima stregua; lo so, che voi potrete eziandio avvertirmi come Gesù quando ammonì: Non date il santo ai cani, forse profetando aveva in mente questi acquazzoni di croci; ma siccome così su due piedi non si può distinguere se la croce sia proprio del ladrone, ovvero di Cristo; e poichè cotesta indagine ad ogni modo sconviene a sacerdote io mi taccio. Quando incontro un cantone con la croce dipintavi su, sebbene io veda chiaro che la croce non valga a salvarlo da tutto quello che si fa dietro ai cantoni, pure dico fra me: — Colui (Dio lo perdoni) che mise la croce su quel canto certo avrà avuto i suoi bravi motivi per farlo, e tanto a me per indole, ed instituto discreto ha da bastare per non pisciarvi su.
Però se honestatis causa non nomino cotesto diario, bisogna che mi difenda da un accusa, ch'ei mi ha messo addosso d'idolatria. Se fossi un uomo come un altro me la passerei con una scrollatina di spalle secondochè le più volte costumo, esclamando: Grullerie! ma come prete io non vo' impacci con Monsignore Arcivescovo, nè correre il rischio di essere mandato a fare per tre mesi gli esercizi all'Alvergna; gli è vero che potrei ricorrere a Sua Eccellenza il ministro dei culti, ma mi par meglio non ci ricorrere, se non fosse altro per non dare disturbi a quel buon signore, che ama tanto la calma pensosa, ed ha ragione. Come prete cattolico apostolico romano (veramente sono fiorentino, ma non importa, lascio stare il romano per usanza) professo tre adorazioni: la Dulia, l'Iperdulia, e la Latrîa, o per dirla in termini, che i cristiani intendano, e non abbaino i cani, adorazione di Dio, della Madonna, e dei Santi; quanto agli uomini, io piovano Arlotto, non ho provato, nè provo idolatria, bensì reverenza ed affetto per coloro che con opere d'ingegno crebbero il retaggio del sapere umano, o innamorano le menti rudi del bello, le persuasero allo aborrimento del brutto; avvertendo che per me Piovano il bello e il buono formano tutta una cosa, come del pari tutta una cosa sono per me il brutto ed il cattivo. Due cotanti più degl'ingegnosi poi piaccionmi i generosi; vero è però che per favore insigne della Provvidenza di rado l'ingegno si scompagna dalla generosità: ad ogni modo, per me Piovano, la mia mente s'inchina in Santa Croce dove stanno sepolti Galileo, Michelangiolo, il Machiavello, l'Alfieri, e.... il Marchese di Laiatico, ma il mio cuore vola sotto le grondaie della chiesa di Cavinana dove rasente al muro giacciono le ossa di Francesco Ferruccio.