Se si fosse contentato di comparire uguale agli altri, od anco fra i primi, forse, chi sa! quali giorni gli avrebbe filato la Parca, ma verun luogo lo accomodava se non era il supremo; donde prima le gozzaie, poi la lite, e per ultimo la contesa, dove Paolo spiegando la naturale ferocia, postergato ogni costume di cavalleria, diè di mano al coltello, menando a destra e a mancina. Quanto grande ne corresse scalpore, è più agevole immaginare che dire, nè solo per la parte degli offesi e dei parenti, bensì di tutta la nobilea romana, la quale allora mise in campo ciò che da molto tempo sapeva ed aveva lasciato correre, vale a dire, gli oscuri natali della madre di Paolo; ed ecco di un tratto stringersi in lega, e accomunare ingegno e possa per fare ogni sforzo a stramazzarlo nel fango, sempre dissimulando la causa vera della odiata superiorità di Paolo, e sempre rinfacciandogli il sangue transteverino dei congiunti materni, ed egli se lo credette, spinto dalla naturale inclinazione dell'uomo di attribuire a tutto, tranne a sè, la causa dei proprii malanni. Per questo crebbe nel cuore a Paolo un mal seme, che gli guastò la passione procellosa, e nondimeno intensissima, che portava alla madre sua; a mano a mano, da amarla meno passò pei gradi della sazietà, del fastidio e del tedio fino allo aborrimento, molto più, che della pecunia oggimai trovavasi in fondo, nè gli usurai così cristiani come giudei intendevano dargliene più oltre in prestanza; essendo egli per natura cupissimo, dissimulava, ma agli occhi della donna, madre sia od amante, il diminuito affetto non si cela, e poi una notte, tornato a casa torbido più del consueto, sua madre recatasi a canto il letto di lui in punta di piedi a vigilarlo dormente, lo udì nel sonno inquieto maledire il giorno e l'ora nei quali suo padre aveva condotto a moglie una donna plebea.

Cotesto fu morso pari alla puntura dell'ape, che lascia dentro l'ago, e corrompe la carne; romana era la madre di Paolo, nata di popolo, in Trastevere; vero sangue latino, però non disse motto, ma desolandosi alimentò segretamente la ferita a modo di Porcia figliuola di Catone e moglie di Bruto, sicchè presto si ridusse al termine del vivere suo, e ferma ormai nel suo proposito non la distolsero dal morire le smanie di Paolo, il furibondo dolore, le cure e le veglie con affetto ineffabile prodigatele da lui: solo pochi istanti innanzi di esalare lo spirito, mentre gli stampava su la guancia l'ultimo bacio, ella trascorrendo co' labbri si posò su l'orecchio, dove bisbigliava sommesso:

— Paolo! non mi aborrire per averti dato la vita. —

Paolo rimescolato dal profondo delle viscere, volle genuflesso smentire con giuramento la calunnia atroce, consolare anco a prezzo di sangue cotesto cuore desolato... indarno, lo spirito aveva già derelitto la salma mortale della madre sua; se per vita migliore è incerto, sicurissimo poi per condizione meno trista dell'assegnata ad ogni creatura umana quaggiù.

Non fu da uomo (mettiamo da parte il cristiano) la maniera con la quale Paolo palesò il dolor suo, bensì ferino, o almeno di quei primi tempi nei quali il viver nostro poco si allontana da quello delle bestie: stracciò le sue carni, e i capelli, empì di ruggiti la casa, maledisse con orribili imprecazioni la natura e Dio, contese sepellissero la salma materna, la tenne stretta, la coperse di baci frenetici, finchè i vermi gli formicolarono sotto le labbra: tutto un dì, poichè gli fu tolta davanti, si rotolò nella polvere, e, come corre la favola, che i figliuoli della terra sternendosi acquistavano vigore, così egli dal pavimento ricavò potenza di odio contro tutto il genere umano; però che, quasi per mentire a sè la parte massima della colpa, ch'egli aveva nella morte della madre, fece cotesto immane odio religioso, col fingere che gli altri gliel'avessero uccisa.

Con subita vicenda di un tratto comparve tranquillo, licenziò i servi, diè voce volersi condurre a Livorno, e quinci a Barcellona, donde avrebbe sferrato in America, in altre terre più remote, dove lo avesse spinto la sua ventura: ed un bel dì relitta la casa agli usurai, quasi cadavere ai corvi, si partiva sul fare della notte.

Però il suo cammino non tendeva ad Ostia per imbarcarsi, e nè meno verso l'Umbria se disegnava arrivare per terra in Toscana; la sua via era dalla parte opposta per dove si va ai monti, perpetuo nido di aquile e di banditi. Mano a mano che si faceva più alta la notte le cose circostanti tacevano, e comecchè da prima ei non ci ponesse mente, alla fine si accorse, che qualcheduno lo seguitava; balzò di sella, nel braccio manco avvolse il mantello, con la destra strinse il pugnale sbarrando la strada: poi con gran voce gridò:

— Addietro, o ti ammazzo....

— E perchè devo tornarmene addietro? E perchè mi volete ammazzare?

— Ciriaco! Tu qui?