Di tratto in tratto veniva fuori qualche Pontefice, il quale, o come tenero dell'autorità sua, o preso da giustissima ira, dava opera a far sì che la infamia cessasse, onde all'improvviso nasceva un grande arruffa arraffa di malviventi, ed uno scatenio di chiavistelli, e un gran menare di penne di giudici su pei fogli, e un grande stirare di corda dei carnefici giù dalle forche; ma gli erano proprio i trotti dell'asino, conciossiachè i Papi, per ordinario vecchi e cagionevoli, indi a poco si straccassero, o se tuttavia verdi di età, sprofondandosi nelle delizie, od in vizii altri più rei, rimettevano il primitivo ardore; e poi le femmine aggiravano, le bardasse abbindolavano, i nipoti barattavano, tutti arcavano, sicchè in mezzo a cotesto diluvio di fraudi e di corruzioni, non ci era arca di Noè che conducesse a salvamento.

Arrogi a questo, che per ordinario gli avversari del Papa defunto eleggevano il nuovo, e poichè costume della parte che prevale, fu e sarà sempre dare in testa a quanto l'altra parte volle ed operò, così il Papa novello si faceva coscienza di buttare all'aria di pianta il governo del suo antecessore.

Un altro impedimento per governare meno alla trista veniva allora, e viene anco adesso, dagl'intrighi degli oratori, i quali tentando sempre di tirare il Papa dalla parte loro, da prima andavano con le buone, e non riuscendo, per ultimo si mettevano su le cattive seminando triboli sotto i passi di lui, la quale cosa a cotesti tempi riusciva meglio di adesso per avere stanza in Italia Spagnuoli e Francesi, nè si ristavano i minori potentati, e siccome la guerra palese non si poteva fare, come quella che era pericolosa, tanto più si raddoppiava la occulta con lo scatenare nugoli di banditi su le terre della Chiesa, che le nabissavano con i latrocini, gli omicidi, gl'incendi, e con ogni altro modo ruine.

Però il subito arrovellarsi contro i banditi non partoriva frutto, dacchè medicata la piaga, durando il vizio, presto tornasse a inciprignirsi, ed il consorzio umano da coteste sfuriate non venendo a sentirne un bene al mondo le considerava vane beccherie e feroci.

Papa Sisto pubblicando la dichiarazione degl'inquisitori contro i banditi, e provvedendo, che la fosse diligentemente osservata, in breve ebbe sgombre le terre di Roma dalla infamia dei banditi, ma e' non fu per molto, che egli prevalse su prete Guercino, il quale si faceva chiamare «re della campagna,» imperciocchè su gli ultimi mesi di sua vita venuto in iscrezio con Milano e con Napoli rivide scorrazzare per la Maremma il Sacripante, il Piccolomini nelle Romagne, Battistella nella campagna di Roma; e gli furono trafitte nel cuore, dacchè toccasse con mano come costoro, piuttosto che a rubare, venissero a sparnazzare danaro; le monete portavano per insegna i lioni, e le torri; la più parte doppioni di Spagna: osservavano le ordinanze, drappellavano bandiere, avevano il suono, battevano il tamburo, fino su le porte di Roma trascorrevano; le milizie conoscendo che ai banditi facevano spalle potentati troppo più gagliardi che il Papa non fosse, come sicuri di uscire a capo rotto, andavano di male gambe a combatterli.

Ma per ora la bisogna camminava altrimenti; tutto piegava dinanzi alla volontà del Papa, il quale procedeva acceso a conseguire il nome di trionfatore dei banditi, quanto potrieno esserlo stati Scipione dei Cartaginesi, o Cesare dei Galli.

Adesso diremo chi fosse Paolo Pelliccioni, e della indole, e dei costumi di lui, ch'è principale personaggio del nostro racconto. E' visse un tempo in Roma un Anacleto Pelliccioni: egli affermavasi, ed altri consentiva ch'ei si affermasse, nobile stirpe, ed era; però d'ingegno salvatico, ed invincibilmente rozzo, sicchè suo padre un giorno gli disse, come si soleva ai figliuoli, che se fossero nati legni si sarieno buttati sul fuoco: «o frate o soldato;» ed egli fu soldato non per altra ragione, che per essere stata questa l'ultima parola la quale gli percosse l'orecchio; se accadeva alla rovescia ei si vestiva cappuccino. Combattè in Ungheria per lo Imperatore, e nelle Fiandre per la Spagna, ma nella medesima maniera si sarebbe messo al cimento per Fiamminghi e per Turchi, chè delle cause della guerra egli non cercò mai, nè, cercate, avrebbe per avventura compreso, modello vero del perfetto soldato; ferì, rimase ferito, ammazzò in battaglia, e più fuori di battaglia; rubò, bevve, e bestemmiò sempre; per ultimo si ridusse a casa in parecchie parti della persona rotto, dai reumi attratto, col viso colore di pomodoro, e i capelli grigi; di pecunia stremo, ma per contrapposto pieno zeppo di medaglie e di diplomi, dove gli si profondevano a tutto pasto i titoli di strenuissimo, e valorosissimo campione della fede, con facoltà sterminata in ogni occorrenza di recarsi al Re in Madrid e allo Imperatore in Vienna, bene inteso però con i suoi danari; e si racconta eziandio che la sua camicia non vestisse lui solo, sibbene altri animali, che, al dire del maresciallo Bassompierre, si acquistano quasi sempre nel servizio del re[7], ed io aggiungo, sempre in quello del popolo, però, che la ingratitudine sia quasi l'effeta, che dà anima all'anima dell'uomo, e se tutti la maledicono, sì il fanno per isviarne altrui, e praticarla in benefizio esclusivo di loro, al modo stesso di quel tale, che sputava sopra la vivanda per ischifarne i commensali e potersela poi mangiare intera.

A Roma egli cessò il rubare, lo ammazzare e gli altri gustarelli di questa umana famiglia, non per ossequio dei precetti di Dio, bensì della corda di mastro Gigolo; ed essendo nella nobile arte di bestemmiare Dio penetrato assai addentro, sicchè sapesse farlo in quattro, o cinque lingue, capì, che bisognava smettere la italiana, e risoluto a questo sacrifizio continuò nelle bestemmie spagnuole, tedesche, fiamminghe e maomettane senza pericolo, o sia che gli sbirri non capissero, o potendolo fare con reputazione lasciassero ire tre pani per coppia: quanto a bere possedendo l'uomo ragionevole facoltà d'imbestiarsi a suo beneplacito così a Roma come altrove, senza inciampare dentro veruno articolo del Codice penale, costui si tramutò proprio in un otre perpetuamente pieno di vino. Nello intervallo di una ubbriachezza all'altra gli accadde di buttare gli occhi su di una giovane popolesca, bella certo, e, se volete, anco buona per quello che fa il mercato; costei non difettava di dami; taluno anzi ne amava un pocolino anch'ella, e certo conducendo nozze da pari suo sarebbe stata felice per quanto è concesso quaggiù, ma il Pelliccioni, il quale le aveva grugnito qualche cosa, come sarebbe a dire una confessione di amore, era cavaliere, si predicava ricco sfondato, aveva messo in pezzi tante dozzine di turchi e di eretici, che nè manco egli lo sapeva, figuratevi se altri! Ora, non vale negarlo, nobiltà e ricchezza hanno virtù di dare la volta ai cervelli popolani; certo nei tempi passati troppo più di ora, ma anco adesso troppo più, che non si vorrebbe, e ciò perchè l'amore nel cuore umano cresce e tramonta, l'avarizia cresce sempre; la vanità non cresce, e non diminuisce mai, gigante nacque e gigante muore.

La popolana fu salutata moglie del cavaliere, e perdute le amiche vecchie, non la consolarono le nuove; visse sola nell'asciugaggine del tedio; invocati dalla Madonna, e da quanti santi mettono i preti in paradiso, figliuoli non vollero venire; la ubbriachezza di Anacleto dopo avere fatto un po' di sosta nel sacramento del matrimonio, si mise a correre dove prima camminava, onde una notte riportato a casa sopra una scala, giacque due dì nel letto dando appena segno di vita; su l'alba del terzo risensò, e chiese acqua, la quale appressatasi ai labbri non potè bere, ma ricascato supino con un gran soffio spirò l'anima.

Spirò l'anima, ma come ultima bestemmia contro Dio, o maledizione contro gli uomini; nel mese stesso della sua morte aveva balestrato una creatura nel ventre alla mogliera; questa creatura fu Paolo Pelliccioni: nacque forte, e sopra ogni altro fanciullo bellissimo, di capello biondo di oro, ed occhi neri; meraviglia a vedersi. Quello, che in altri vale alla ottima educazione, per lui fu causa di ruina, la tenerezza materna, la formosità sua, e la prosapia onde nacque; la madre fino dai giorni primi lo adorò, nè mai volle attraversarlo nelle bizze, nelle ire e nelle ferocie; la tanta bellezza del figlio la sforzava a mettersegli genuflessa davanti quasi a cosa divina, nè ella sola, bensì anco le comari, oggi per essere vedova, ridivenute amiche; le sostanze mediocri non avrebbero consentito allevare il fanciullo alla grande, pure se il tutore avesse preso buona cura di lui non sarebbero mancati maestri, i quali con lo studio delle discipline gentili avessero, se non vinto, attutito almeno quel suo naturale talento, che lo portava alle opere di fraude e di sangue. Crebbe come una pianta velenosa, non amò veruno, eccetto la madre, se pure poteva chiamarsi amore un perpetuo impeto di straziarla e di accarezzarla; dopo la madre amò o piuttosto furiò per un giovane di anni pari ai suoi, e n'ebbe ricambio, nè si creda che tale passione nascesse da mutue benevolenze; tutto altro; derivò dalla contesa e dalle percosse; si picchiavano, e rifiniti, separavansi per tornare a cercarsi, e ripicchiarsi da capo, finchè Ciriaco, che tale si appellava il giovanetto, si diè per vinto, e gli diventò sviscerato come mastino ammansito, il quale lambisce il padrone, e contro gli altri si avventa: però se Paolo non aveva patito uguale Ciriaco, intendeva che egli, meno lui, superasse tutti, onde se gli vedeva attaccare baruffa, e bastarci solo, lo lasciava fare, ma un zinzino che balenasse, eccolo correre alla riscossa, e in men che non balena spazzare via ogni resistenza. Suprema agonia della sua puerizia fu il possesso di un coltello, il quale avuto, si ripose in seno, e ce lo tenne con più divozione del crocifisso di oro, che la madre gli aveva appeso al collo. Più tardi, uscito dall'adolescenza, quando ambì il consorzio dei nobili giovani, questi lo ributtarono dandogli taccia di rude e di villano; allora attese a levigarsi, e ci riuscì quanto ai modi esterni, che circa allo ingegno ormai aveva messo il tetto, e poichè la causa della repulsa era mendace, mentre la vera stava nella mancanza di arredi per la quale non poteva comparire orrevole a pari degli altri; tra la madre e lui si misero a gara a sperperare danari in vesti, gioielli, armi e cavalli; anzi, la madre, invano contrastante il figliuolo, strusse perfino quel po' d'oro che possedeva da ragazza per ornarne il suo Paolo, la pupilla degli occhi suoi; ond'ei di colta potè mescolarsi nelle cavalcate dei nobili garzoni e delle gentili donzelle, agli spassi ed ai giuochi loro, che prima lo avevano fatto spasimare di desiderio.