Tali e molte più erano le parole del vaneggiante, di cui forse ne riferimmo anco troppe. I famigliari lo vigilarono attorno al letto, non sapendo però come sovvenirlo, o piuttosto lo aiutavano troppo, perchè ci era di quelli che lo credevano stregato, altri indemoniato, non mancava chi sostenesse, che voleva dire lo stesso, ma il Cappellano dell'Ambasciata ostava con tutte le forze, e gratificava in tondo dell'ignorante a tutto pasto; però non persuadeva, o persuadeva pochi, e parendo il caso grave, chi gli applicò sul capo la immagine della Madonna del Pilar, e chi quella di Monserrato; altri, riveriti come si doveva i rimedi spirituali, ammonivano sarebbe stato prudente ricorrere ai materiali, epperò il segretario lo copriva per farlo sudare, il cancelliere lo scopriva per amministrargli un cristeo; taluno avvisava cavargli sangue, tale altro applicargli le coppette a taglio; insomma, se il povero Conte non rinveniva gli spiriti, la quale cosa accadde verso la metà della notte, restava sepolto sotto la mole dei rimedi così temporali come spirituali.

Sul far del giorno la febbre efimera cessò, ma intronato dalla radice dei capelli fino alle ugne dei piedi, non ebbe balía di levarsi da letto: pauroso però, che della sua paura traspirasse novella, sotto pena di essere cacciati via come marrani, ordinava alle persone della famiglia tacessero il caso; se taluno veniva per esso, lo congedassero col pretesto, che avendo logora gran parte della notte a dettare dispacci, si era addormentato sul fare del giorno; lo avrebbe ricevuto il dì di poi; per ora lo lasciassero in riposo.

Così il Frascatino, soprannome del barbiere dell'Ambasciata (però che l'Ambasciata avesse il barbiere, e non l'ambasciatore), malgrado il suo molto arrovellarsi, non ottenne di vedere il Conte, nè riuscì a cavare una parola di bocca ai servitori; tornasse il giorno dopo, gli dissero quattro volte e sei, allora saprebbe se avesse a radere la barba al Magnifico, o no.

Frascatino se ne andava con sembianza compunta: giunto a piè della scala, gli venne voglia di tentare una seconda volta, e ne salì mezza; ma quivi stette, e considerato che quanto a cocciutaggine gli Spagnuoli escono tutti dall'Andalusia, madre patria dei migliori muli che vanti la Spagna, avvilito riscese.

Alla dimane si trovò in piedi al punto stesso che l'allodola spiegava l'ale per lasciare il nido; fattosi presso al palazzo e trovatolo chiuso, si mise a passeggiare su e giù col moto del pendolo, e appena aperto il portone s'intromise: per questa volta gli camminava amica la fortuna, imperciocchè, come tosto fu avvisato il Conte della sua presenza, comandò che entrasse.

Entrava il Frascatino a testa bassa, e dopo avergli baciato con profondo ossequio le mani, di un tratto gli ficcò gli occhi dentro al viso. Misericordia! Comecchè gli fosse sempre comparso colore di olio di noce vieto, adesso poi gli appariva tinto di verde rame stemperato nel tôrlo di ovo.

Ad un barbiere allora veniva mala pena concesso di augurare il buon giorno ai nobili clienti, però egli in silenzio ammannì gli arnesi, allacciò la striscia alla seggiola, gli strinse il bavaglio alla gola, della spuma del sapone sbattuto gl'intrise le gote, prima passò il rasoio sul cuoio, poi sul palmo delle mani, e con l'indice e il pollice tirata la pelle verso la tempia destra, prese a menare giù col rasoio. Da prima il dabbene barbiere s'industriò di attaccare il lucignolo col raderlo lieve così ch'era una delizia, e non venne a capo di nulla; allora mutato registro gli fece stridere il rasoio sopra le guancie, e il Conte apriva e chiudeva gli occhi strabuzzati come uomo preso dal male di santo Antonio, come credo io avesse a fare la Madonna di Rimini in tempi assai prossimi a questi. Qualche grossa lacrima sgorgatagli dalla congiuntiva scendeva giù a mescolarsi con la saponata, e nondimanco taceva; il Frascatino stava per darsi alla disperazione, quando a mezza barba, il Conte così facendo lo svogliato cominciò:

— Orsù, barbiere, che nuove in città?

— Magnifico signor Conte, e' si fa un gran dire della sua infermità....

— Malato io? Per la vita del re don Filippo io non mi sono mai sentito bene disposto della persona come adesso....