— Mi reggo da me... — balbutiva vacillando il fiero Marchese.

— No, che non si regge... casca.... Aiuto! Soccorso!....

Il Marchese di Ayerba pure tanto ebbe impero sopra di sè da fare cenno col dito a Diego, che tacesse, e poi giù di fascio gli si abbandonò fra le braccia tramortito. Con molta fatica, perocchè egli fosse della persona membruto molto e pingue, don Diego lo strascinava sopra un seggiolone dove lo adagiò col capo pendente giù su le spalle e le mani lungo i braccioli: avrebbe voluto chiamare pel medico o almanco pel barbiere che gli aprisse la vena, ma il Marchese aveva ordinato il silenzio, e succedesse quello che voleva succedere, suo primo dovere era obbedire; però confortavalo a sperare, che mal di gocciola non avesse ad essere, la bocca a modo e a verso, comecchè le labbra apparissero tinte in colore di vinaccia, e il volto bianco come panno lavato; lo spruzzò con l'acqua fresca, non gli sovvenendo lì per lì altro rimedio, e non istette guari che il Marchese con un grossissimo sospiro ebbe ripreso i sensi.

Allora Diego lo richiese da capo come si sentisse, e quegli non rispose; se dovesse chiamar gente, e il Marchese negò, il quale di un tratto ponendosi la mano alla fronte parve volesse ricondurci qualche pensiero sfuggito, e gli riuscì, da che balenando negli occhi esclamava:

— La lettera! Dov'è ita la lettera?

Diego vistala in terra mosse per raccoglierla, ma lo tenne il Marchese, il quale si provò a levarsi, senonchè mancandogli la lena, a malincuore ne lasciava la cura al cameriere; riavutala se la pose sotto il farsetto, e rimastosi alquanto sopra pensiero, al fine così favellò:

— Diego, torniamo in camera, dove mi spoglierete questi abiti e mi vestirete di nero.

— Come piace alla Eccellenza vostra.

Poichè tutto questo fu fatto senza che nè un motto nè un cenno si alternassero cotesti due, il Marchese ruppe il silenzio dicendo:

— Diego, mala nuova vi annunzio, la mia signora figliuola marchesa Violante è morta.