CAPITOLO VII.
È morta.

Il cameriere del marchese Valente d'Ayerba sta da parecchio tempo col capo in su, e gli occhi intenti al campanello, che gli annunzia la chiamata del suo signore; — forse con pari anelito l'astronomo specola la costellazione subietto dei pertinaci suoi studi; ma il sonno del Marchese, scompigliato dal caso della notte, si prolunga al di là del consueto. Al fine lo squillo argentino ruppe i silenzi del palazzo, e il cameriere accorse in fretta, seco recando le solite cose, una guantiera stragrande ed un lume velato.

Appena aperto l'uscio della camera del marchese, don Diego, cameriere e maggiordomo, gli augurò il buon giorno con l'accompagnatura dei titoli dovuti al suo signore e padrone, e non gli fu risposto: gli domandò eziandio come avesse riposato, e come si sentisse dopo il disturbo avuto, ed anco a cotesto il Marchese si tacque: d'altronde il fante sembrava avvezzo a quei modi cortesi, imperciocchè senza punto scomporsi egli spiegò un tovagliolino damascato, e sopra vi mise la guantiera, e un ciotolone, ambi di argento; la ciotola piena di cioccolatte, delizia degli Spagnuoli ed anco degl'Italiani a cotesti tempi, nei quali se ne abusò in modo da generare corruzione del sangue, ed anco demenza, infermità, che affrettarono la morte di Carlo V, e del suo figliuolo Filippo II. Il Marchese non sorbì, ma bevve avidissimamente, e riposto il ciotolone sopra la guantiera si ributtò giù sbadigliando; il cameriere rimboccava il lenzuolo, rincalzava il letto, ed augurato il buon riposo se ne usciva in punta di piedi.

Passata un'altra ora, il campanello tornò a squillare, e il cameriere di botto cascato a canto al letto aiutò il Marchese a levarsi, a condurre a fine le mondizie squisitissime della persona, e ad acconciarsi delle vesti sfoggiate, che i gentiluomini, massime spagnuoli, usavano per grandigia a quei tempi: ciò fatto scese giù nel tinello dove chiese se la sua signora figliuola fosse anco comparsa, ed essendogli risposto negativamente, prese a favellare svogliato del caso della notte scorsa logorando molta ora in discorsi che di palo andavano in frasca, proprio per ammazzare la tetra noia. — Facendosi tardi è dubbio se il suo cuore voglioso di vedere la figlia gli rammentasse l'asciolvere ritardato, o piuttosto lo stomaco per tanto tempo negletto gli richiamasse alla mente la figliuola, il certo è che adesso un cotal poco impazientito interrogava i famigli:

— Che faccende ha tra mano la marchesa nostra figliuola, che stamattina non si vede ancora?

— Eccellenza, il cameriere replicava, a noi non è concesso salire alle stanze della signora Marchesa senza chiamata di lei, od ordine di vostra Eccellenza....

— Andate, Diego, ed avvisate la marchesa nostra figliuola, che aspettiamo i suoi comandi per mettere in tavola....

Dopo avere chinato il dorso ad arco, Diego lo raddrizzò per andare, senonchè in quel punto si scontrava in altro servo entrato con impeto nella stanza cozzando molto aspramente insieme, ed è verosimile, che si sarebbero per lo meno barattati un diluvio di vituperi, perchè se Diego era molto addentro la grazia del Marchese padre, Ciccillo credeva la Marchesa figliuola lo tenesse caro se non più, almeno quanto il pappagallo che le aveva mandato da Cuba il conte suo zio: ubbie di servi! Ciccillo portava una lettera in mano, e dopo avere riferito, che il messaggero insisteva si consegnasse subito come d'importanza suprema, e subito le si rispondesse, si ostinava a volerla egli medesimo porre nella destra del Marchese; ma l'altro si mise a contrastare, essendo questo ufficio suo, nè potersi a patto alcuno sofferire che dalle mani ignude di un servo trapassassero lettera o roba altra qualunque in quelle di un idalgo spagnuolo; Ciccillo stava in procinto di rispondere per le rime, quando il Marchese troncò la lite ordinando a costui porgesse la lettera a Diego, e se ne andasse. Diego rimasto vittorioso, tolto un bacile di argento vi depose sopra la lettera e la presentò trionfante al Marchese. Questi con gravità la prese, la spiegò adagio, e si accinse a leggerla tenendola con ambe le mani levata davanti agli occhi.

— Beata Vergine dei sette dolori, signor Marchese, si sente male? Casca per Dio! vuol ella che io la sorregga?