Ella allora indicò la casa di certa femmina, che aveva usanza nel palazzo paterno, dove quasi ogni dì recava agrumi e frutti dalla prossima campagna, e l'era parso che le avesse posto un gran bene. Colà Paolo la condusse senza indugio, e quivi confortatala a nudrirsi, ella ricusò, scusandosi col dire: che non lo poteva fare; solo pregava quiete, e accommiatando Paolo gli raccomandava procurasse con tutti i nervi operare sì che, ottenute le necessarie dispense, potessero sollecitamente congiungersi in santo matrimonio; imperciocchè ella non avrebbe mai ardito presentarsi al marchese d'Ayerba suo signor padre per implorare perdono, se non fregiata dei titoli di sposa e di duchessa. Paolo rispose non dubitasse; premergli questa cura, quanto a lei; e se possibile fosse, anco di più, e diceva il vero.
I servi del Marchese desti dallo strepito delle voci e delle armi erano accorsi alla porta del palazzo, quivi aspettando il padrone, che ordinasse quanto si avessero a fare; ma il Marchese, sia che non giudicasse il caso di grande momento, o sia, che perdesse tempo ad azzimarsi per non comparire scomposto dinanzi alla famiglia, non veniva, onde il maggiordomo tolto il carico sopra di sè schiuse le imposte, e insieme con gli altri si dette a rivilicare pel giardino: splendea la luna in pieno: recavano i servi in copia torce e doppieri, con infinita diligenza ogni luogo cercarono, ogni cosa rimuginarono, ma non morti rinvennero nè feriti, anzi neppure traccia di sangue; il cancello del giardino chiuso, fuori per la via non pesto il terreno; non sapevano darsi pace, nè argomentando apporsi a cosa che sembrasse vera; taluno disse, che qualche sguaiato aveva forse mosso cotesto rumore per rompere il sonno dei vicini, e parve che la imbroccasse; però mandando la malora e il malanno a quei tristi tornarono a casa, dove trovarono a mezze scale il Marchese d'Ayerba in corsaletto con la spada ignuda nelle mani, a destra e a sinistra magnificamente illuminato da due famigli che reggevano torcie di cera bianca. Egli stette; udì il rapporto del maggiordomo con gravità pari, o poco diversa da quella con la quale Filippo II deve avere inteso la relazione della battaglia di San Quintino; poi pensato alquanto, con voce e modi imperatorii disse:
— Buena noche, hijos, volvemos a la cama[15].
Però egli non tornò a giacersi, se prima, messa in un canto la spada, non salì alle stanze della sua signora figliuola; ed avendone trovati chiusi gli usciali raschiò lieve lieve lo sportello per tentare se la Violante dormisse, dacchè veruno gli rispondeva, come se tanto non gli bastasse prese con sottile voce a chiamarla traverso il foro della toppa; non udendo persona gli parve potersene stare sicuro, onde partendo di là esclamava:
— Gioventù e innocenza legano l'asino a buona caviglia...
Con l'oro si aprono anco le porte del paradiso, così almeno scriveva nelle sue memorie Cristofano Colombo, cattolico, apostolico, romano a prova di bombarda; pensate se a Napoli, ed a cotesti tempi si vincessero le coscienze dei preti, epperò non badando a danaro Paolo ottenne in un baleno la dispensa delle tre denunzie in chiesa, mercè testimonianza dello stato libero degli sposi fatta da quei due fiori di galantuomo Ciriaco e Renzo, non meno che la facoltà di congiungerli nel santo matrimonio delegata al parroco della Chiesa di Santo Antonio prossima alla casa dove aveva preso asilo la Violante.
Però, quantunque Paolo ci si sbracciasse dintorno, non potè mettere in assetto tutte le faccende prima del vespero; ito verso sera alla stanza di Violante la rinvenne fuor di misura trista, ma all'ansio domandare se le difficoltà degli sponsali fossero state spianate, sentendosi rispondere affermativamente, parve serenarsi alcun poco; nè per nulla volle cedere alle istanze, che affettuose le moveva Paolo, di differire la celebrazione degli sponsali il giorno successivo, punto trattenendola il pensiero, che per quella sera bisognava passarsi della messa del congiunto. Il parroco colto a soqquadro non sapeva che pesci pigliare, ma dagli accenti, dai modi, e più dalla insolenza reputandole persone qualificate, e dall'altra parte lette e rilette le carte, avendole rinvenute a modo e a verso, co' suoi bravi sigilli arcivescovili in regola si strinse nelle spalle, e giudicò, che gatta ci covava, onde si profferse parato. — La cerimonia si compì senza accidenti; solo notarono, ch'entrati in chiesa gli sposi, un raggio rosso di fuoco passando orizzontale alla porta maggiore tinse per alcuni minuti in sangue il Cristo, il sacerdote e i capi dei coniugi, e quando sparve il lume delle lampade appese attorno l'altare, il vermiglio sanguigno mutò ad un tratto in pallore di morto; anco tra una parola e l'altra bisbigliata dal prete si udiva l'onda del prossimo torrente, che, rotta dai sassi, parea che piangesse; prima che i devoti raccolti in chiesa rispondessero amen all'ultimo oremus del parroco, una civetta traversando per le finestre mandò fuori tre volte l'odiato grido, quasi urlando: sventura! sventura! Violante uscì barellando, col cuore chiuso, la testa intronata, e le fu forza per temperarne l'arsura appoggiare la fronte alla soglia della Chiesa; tolto alcun refrigerio dal fresco della pietra, se ne staccò mormorando:
— Santissima vergine, abbiate misericordia di me!
E non ben ferma in piè subito dopo inciampando in uno dei cipressi, i quali piantati attorno alla Chiesa più che altro le davano sembianza di Camposanto, ebbe a traboccare: la sostenne sollecito Paolo, ed ella lo guardò fiso in volto, e poi con tutte le sue potenze dell'anima e del corpo, contrastando invano, ella a forza proruppe in iscoppio di pianto. Povera donna! La penitenza già superava il peccato.[16]