— No, è morta...

— Ed io vi dico ch'è viva...

— Ma sì... ma sì ch'è morta... o non istà ella riposta qui dentro?

— Qui dentro non ci è nulla...

E così dicendo il Medico dava una solenne spinta al catafalco mandando candelieri, torce, crocifisso, ghirlande, ogni cosa sossopra; rotolò la cassa per terra, e staccandosene il coperchio fece manifesto come fosse vuota. Al tempo stesso si udì fragorosamente aprire la porta di faccia, e fuori di quella prorompere donna Violante co' panni onde apparve vestita l'ultima volta, che si trovò con suo padre, e con passi concitati, le braccia supplichevoli, la voce piangolosa precipitarsi alle ginocchia del Marchese urlando disperatamente:

— Perdono! Perdono!

Il Marchese d'Ayerba già si era ritto e tremava da capo alle piante; i denti batteva e gli occhi, e ansava come persona a cui venga mozzo il respiro, salvatico, e trasognato agitava le mani per grancire qualche cosa; al nuovo strepito, all'urlo, alla vista improvvisa, a mo' di stecchi gli si drizzarono sopra la fronte i capelli, e dopo avere in orribile guisa dilatate le palpebre, gli s'irrigidirono le membra, e cascò giù come corpo morto.

E per morto lo tenne anche Orazio, il quale smaniava quasi rampognando sè stesso:

— Il troppo amen mi ha guasto la messa... e te lo diceva l'arte, che la corda non era da tirarsi con mano atroce... su, don Diego, vediamo di adagiarlo sul tappeto... mettetegli sotto il capo il guanciale. Voi altri andate per le fasce e la catinella....

E siccome la Violante, a posta sua più morta che viva, andava domandando: