Per molti andirivieni lo condussero al prete Guercino, il quale stavasene di pessima voglia con la sua compagnia, e la sua donna Lucrezia, perchè poco fornito di vittovaglia e di pecunia peggio; nè aveva avuto anco occasione di accontarsi con alcuno dei capi-banda tornati sul contado di Roma; più di tutto poi impensierito per trovarsi scarsissimo di cavalli, onde gli era tolto di avventurarsi in imprese di momento. Il Romeo, appena vide il prete Guercino, gli andò incontro a braccia aperte chiamandolo con gran voce; ma l'altro sospettoso non si mosse; all'opposto imbracciò il moschetto, e con brusca cera gli disse:

— Chi sei, e qual diavolo ti scaraventa quaggiù?

Il Romeo invece di rispondere prese a buttar via prima il cappello, poi la barba, la parrucca, per ultimo la schiavina; il Prete sbirciava più intenso a mano a mano che costui si svestiva, a mo' dello antiquario che, speculando sottilmente le traccie delle lettere sopra il marmo antico, coglie di un tratto il senso della iscrizione intera; così il Prete, riconosciuto di subito il pellegrino, si fece bianco come panno lavato, e senza pensarci si segnò due volte:

— Domine aiutaci! Vattene pei fatti tuoi anima, che così per dire, dirò benedetta...

— O compare, per caso avresti mandato a rimpedulare il cervello?...

— Se un po' di suffragio fosse il tuo caso, io ti prometto, appena rientrato in quattrini, di regalarti di una dozzina di messe dette da frate Ieronimo, ch'è un'anima santa, e intanto valga per quello che può valere, qualcheduna te ne celebrerò io.

— Orsù smetti le baie, io sono Tombesi...

— Ma non sei morto? Non ti hanno impiccato e squartato? La tua testa non istà fitta sul palo in capo al ponte Sant'Angiolo?

— Io non mi sono accorto di tutto questo...

— Ma come qui? Per qual miracolo?...