PAOLO PELLICCIONI.


CAPITOLO X.
Il re Guercino.

Paolo non si poteva volgere, e rivolgere fra tante rose, senza che da qualche pruno rimanesse punto; e sopratutto gli accese dentro (dove non so) un cotal senso di bruciore certa singolarissima fanciulla. Forse contribuì a mettergliela in grazia l'aspetto non pure diverso, ma contrario a quello di Violante: imperciocchè l'occhio nostro vagheggi alternare dal bianco al nero, donde avviene, che lo spirito tenendogli dietro si offra come lavorato a scacchi; e dacchè la Violante ornavano le chiome nere, ora piacquero a Paolo i capelli biondi di Tuda; pallida quella, questa candidissima e tinta in lieve vermiglio come pesca colorata appena dal sole; la spagnuola grave, la italiana leggera; l'una teneva gli occhi velati sotto le lunghe palpebre, l'altra dagli occhi tagliati a mandorla, e posti così in linea obliqua a mo' delle caprette, avventava facelle, anzi ad ora ad ora stringeva i nepitelli quasi per raccogliere quanto più potesse la virtù del fuoco, che di un tratto sbalestrava in giro su quanti le facevano intorno corona. Io non dirò, che passeggiando su pei prati ella non avrebbe curvato neanco i fiori, no certo, imperciocchè io creda che non piegato, ma tronco ella avrebbe i fiori e le piante se mai avveniva che ci caminasse sopra, pure moveva quei suoi brevi piedi presto presto, sicchè sembrava li tenesse sempre fermi, e i lembi delle vesti senza requie ventilati dietro scoppiettavano proprio nel modo, che i poeti antichi finsero dell'Iride quando si affrettava pei cieli a portare il messaggio degli Dei. — Ma della cara creatura divino sopra modo il sorriso; io dirò troppo e male, ma dai suoi labbri scappava fuora un perpetuo nembo di amorini, come dai fiori prorompe l'effluvio odoroso. — Farfalla tra le rose, e i giovani intorno a gara smanianti di agguantarla; ella poi, arte fosse o natura, nel fuggire non batteva lontano le ale, che così avrebbe tolto la speranza, bensì con vago errore, come appunto costuma la farfalla, da un cespo volava sopra un altro cespo, e lì posata pareva sfidasse i suoi persecutori.

Più veemente degli altri Paolo non le dava posa, e lui, come accade, più che gli altri fuggiva; forse era istinto; fatto sta, che quantunque gli oggetti e le sensazioni, così copiosamente mutabili, s'incalzassero nell'animo di lei, da parere più che altro un perpetuo caleidoscopio, — quantunque tutto passasse per la sua mente serena come sommolo di brezza mattutina sul lago, che non turba, ma increspa le acque tanto, che brillantate dal sole, pare che esse rabbrividiscano di piacere, ella nondimanco ogni cosa avvertiva, di tutto pigliava nota, e al bisogno l'agile memoria glielo riponeva davanti lo spirito.

E più che degli altri ella si talentava farne strazio co' bottoni senza occhielli; un dì che ei le comparve dinanzi più azzimato del consueto con le calze di raso bianco squartate di velluto nero, e mantelletto pur nero foderato di seta bianca, ella ridendo gli disse, che le pareva il babbo del Miserere; il giorno dopo ei si vestì di velluto e seta colore di fuoco, nè gli toccò miglior ventura, perchè ella pronta lo proverbiava così: Cavaliere, voi mi parete l'emblema di Francesco I re di Francia, che faceva la Salamandra tra le fiamme col motto: — ella arde sempre, e non abbrucia mai. — L'uomo aitante che regge il feroce cavallo ha virtù da conquidere il cuore delle fanciulle, e nè anco questo valse a Paolo, però che Tuda consideratolo un pezzo mentre maneggiava un bucefalo romano[1] ruppe in questa puntura: — non vi par nato proprio re dei butteri? — Quando abbigliato da capitano le si mostrò improvviso per armi, e per oro smagliante, ella ridendo come pazza lo prese pel braccio, e: — oh! bene, oh! stupendo, ella esclamò, se mai un dì mi sortiranno i cieli all'onore di esservi moglie, noi gireremo il mondo per farci vedere, e voi sarete il capitan Cardone, io Isabella: — se lo sapeste potremmo provare il famoso duetto:

»De quien son estas tetiglias?

»Del capitan Cardon:

»Y la vida, y el corazon?