La Marchesa non potè più stare ferma alle mosse, si levò silenziosa, ed appressatasi a certo stipo, l'aperse, ne cavò fuori qualche oggetto, che chiuse nella mano; ciò fatto volse il passo verso il marchese Silla (che omai si pentiva di essersi messo a quel cimento), e mostratagli una collana, la quale usavano in cotesti tempi portare i gentiluomini intorno al collo, gli favellò:
— Per levare la donna dal peccato dategli questa vostra collana che per sottrarvi alla infamia ho riscattato stamani dalla cortigiana.
— Clelia!... Marchesa!...
— Se maritiamo Tuda noi restiamo quasi privi di sostentamento in casa.
— A questo non aveva pensato...
— Il Cavaliere per ora non possiede fondi, nè acquistò tanta autorità da poterci sovvenire con danari, o col credito in Corte. — Se vestite lui rimanete spogliato voi.
— La è chiara come l'acqua.
— Promesse ve ne farà a cantara, ma poi come le soda? = Chi del suo si spodesta dagli un maglio su la testa! =
— Dagliene due. Mia cara, mia degna Clelia, voi siete la provvidenza di questa casa, voi misericordiosa, voi divina...
— Che cosa diavolo fate?