— Bisognerebbe che di botto mi pagasse un'annata almeno.

— Ne parleremo... aggiusteremo di corto i vostri desiderii... e questo il padre Migali disse a voce alta, poi aggiunse languido: — nel miglior modo possibile; — ma al marchese Silla non arrivarono scolpite che le prime parole, ond'egli tempestando saliva la scale di tratto in tratto ripetendo:

— Non gliela vuol dare... oh! gliela darà... gliela darà.


Il marchese Silla entrato nello studio di donna Clelia ex abrupto come l'esordio della prima Catilinaria, la trovò co' libri dell'amministrazione davanti facendo conti; levati appena gli occhi ella lo vide, e senza salutarlo tornò a computare; ad ora ad ora postasi la penna fra le labbra la Marchesa contava, o riscontrava la puntualità del calcolo mettendosi uno dopo l'altro i diti sul naso. Il Marchese passeggia e gestisce come per mantenersi agitato il sangue, allo improvviso si ferma e dice:

— Clarissima donna Clelia nostra consorte, siamo stati informati come un degno ecclesiastico, che noi onoriamo della nostra estimazione, venne qui a proporvi certo partito accettevolissimo per accasare la nostra figliuola Tuda; voi, signora consorte, commetteste colpa assai grave, e oltraggio del tutto riprovevole alla nostra autorità, quando avocaste a voi simile negozio obliando, o sprezzando la nostra competenza. —

La Marchesa gli vibrò una occhiata di scancio, e non aperse bocca; il Marchese con un po' meno di abbrivo continuava:

— Nè qui si fermò la petulanza vostra, che presumeste farvi arbitra della bontà del partito, e su due piedi, senza consultare noi, pater familiae, e per giunta della figliuola per presunzione juris et de jure, senza considerazione, come senza cortesia, lo ributtaste, e ciò con iscapito grande, e sto per dire infamia del nostro credito. Ora se per natura di femmina è consueto, che dove si allenti un poco la briglia ella trasmodi, giudizio e decenza impongono all'uomo, richiamando le cose ai principii, tolga via gli umori viziati e ripigli la propria autorità. —

A questo punto la Marchesa tornò a guardare il marito, e parve volere prorompere, ma tentennato il capo, riprese la penna e il conteggiare interrotto. Il Marchese tramontando sempre aggiunge:

— Tutto qui a catafascio, manca il governo della casa, se ne oscura lo splendore, per miseria diventiamo contennendi; noi tenuti a stecchetto così che diventiamo favola della gente. Ora bisogna che per noi si rimandi il cercatore dei frati di San Giovanni di Dio, ora non possiamo sovvenire di pecunia il Camarlingo dei padri Agostiniani del riscatto; l'altro ieri vennero a sollecitarci invano di aiuto per la Confraternita di maritare donzelle; stamane il cuor nostro s'infranse di amarezza avendo a rifiutare pochi scudi, perchè una misera peccatrice, ritrattasi dalla via della perdizione, su quella della salute s'incamminasse...