— Prima cura di nobil gente è quella di avvisare con diligenza che l'inclito sangue non traligni, noi sappiamo che voi in questo procedete rigidi, e noi in fede di gentiluomo vi approviamo; potremo però dirvi, che ci hanno nel mondo contatti che nobilitano come ce ne ha altri i quali santificano; così l'uomo chiamato dal Papa in cappella, o fatto sedere alla propria mensa, o tenuto al sacro fonte, di sua natura diventa nobile; ma comprendiamo come questo potrebbe non bastarvi, e quindi noi ci proponiamo procurarci le prove della nobiltà del cavaliere Pelliccioni, che noi insieme esamineremo a bello agio. —

E la mano non diceva niente.

— Rispetto a sostanze, noi considerando il magnifico palazzo quasi rifabbricato di pianta, la copia delle preziose masserizie radunatevi dentro, la famiglia, le livree, e i cavalli, non meno che il traino di vita superiore al consueto dei gentiluomini, e quasi principesco, dobbiamo giudicare che molte abbiano ad essere le ricchezze del cavaliere Pelliccioni; certo in Italia, per quanto conosciamo noi, non possiede feudi, ma egli dice, che non bisogna precipitare la vendita delle sue terre in America, e ci sembra non senza ragione...

E la mano era fredda.

— Però, messa da banda ogni altra aspettativa, l'ufficio che sta per conferirgli il Pontefice, unito alla dote... Che vi sentite Marchesa? M'inganno, o tremate?

— Degnatevi continuare, illustrissimo; io patisco di brividi, ma passano subito.

— Comprendiamo, Marchesa, comprendiamo; la dote pagata, casa vostra va a trovarsi in angustie... Però, madonna, parvi dovere essere noi così poco studiosi della nobiltà da pretendere che lignaggi illustri come il vostro decadano? Siamo usi a rispettare la nostra nobiltà nell'altrui. Voi avete una lite in piedi? —

La mano della Marchesa proruppe un groppo di faville elettriche, e la ritrasse a sè con veemenza per adoperarla nei gesti.

— Pur troppo! Ella esclamava, e da quanti anni! Una voragine, uno abisso dei beni di casa Savella! Non bastando a sopperire alla spesa di sportule ai giudici, di onorarii agli avvocati, di mancie ai sollecitatori, famigli, cancellieri, cursori, apparitori, insomma un nuvolo di cavallette, ho alienato i miei beni parafernali, e manomesso la dote... il marchese Silla nabissa dall'altra parte... io mi affatico a rimontare il fiume, ma la corrente mi sopraffà, e ormai mi cascano le braccia... voi...

— Noi abbiamo pensato a questo. Ordineremo vi spediscano la causa; i feudi che verrete a ricuperare buttano un quattordicimila scudi di entrata; amministrando voi con la ordinaria prestanza vostra, di leggeri ne ricaverete diciotto e venti; la dote di donna Geltruda tra beni stabili e contanti va a diecimila e cinquecento scudi di rendita calcolato il decennio, dunque voi guadagnate un sette, o un dieci di mila scudi oltre la grazia di Sua Santità. —