— Io vado pel Marchesino nostro figliuolo: attendetemi un istante; in quattro salti ritorno; e se vi piace, e vi piacerà di certo, v'introdurrò in sala perchè siate presente alla concessione di Tuda per legittima sposa al vostro Beniamino cavaliere Pelliccioni.
E sì partì; il Gesuita gli sputò dietro, a modino però, ond'ei non se ne accorgesse, e poi chinata la faccia disse:
— Signore! Questi dunque i successori degli antichi Romani? Valeva il pregio di salire tanto alto per avere poi a tracollare sì basso. —
Il marchese Silla si trattenne più che non avrebbe voluto, perchè ebbe a far lavare le mani e il viso al figliuolo intento a lavorare mortaletti e razzi sua delizia: entrò dondolando il capo come una zucca mossa dal vento; la imbecillità mettendogli le sue mani in capo per battezzarlo marchese gli aveva schiacciato la fronte, e fatti schizzare fuori gli occhi, la quale cosa riunita alla obesità precoce, e alla giogaia, gli davano proprio la fisonomia del bue. Baciò la mano alla Marchesa, che non giunse a fargli capire, che doveva innanzi baciarla al Cardinale; a questo poichè l'ebbe agguardato un pezzo volse un saluto melenso, per ultimo incatricchiate[11] le dita delle mani, tranne i pollici che girava uno intorno all'altro si buttò là come cosa balorda: se non che la madre con mal piglio lo guardò, e acerbamente chiamatolo gli espose con parlare succinto quanto era avvenuto, interrogandolo del suo consenso. Il giovane che teneva lo spirito distratto altrove, forse al volo delle mosche copioso là dentro, quando la madre ebbe finito rispose:
La povera signora sudava acqua e sangue: temendo peggio, chiesta ed ottenuta licenza lo trasse da parte, e agguantatolo pel petto non senza squassarlo di tratto in tratto per farlo stare attento, lo rese capace di che si trattasse. La madre giungeva a mettere una notizia dentro cotesto nobile cervello a un dipresso come i nostri giandarmi mettono in prigione un borsaiolo. Quando le parve ammaestrato lo lasciò ire, ed egli allora con le braccia tese lungo le coscie, a mo' degl'idoli egiziani, tutto di un fiato disse:
— La signora Marchesa mia madre, ch'è qui, mi ha detto, che devo dire liberamente di sì... e tacque.
— Sul matrimonio proposto di mia sorella Tuda col cavaliere Paolo Pelliccioni — suggeriva donna Clelia.
— Sul matrimonio proposto di mia sorella Tuda col cavaliere Paolo Pelliccioni — ripetè il Marchesino. —
Per poco la gravità cardinalizia non iscappava di mano al cardinale Alessandro, ma il Gesuita maligno, aggiungendo alla carezza della mano la carezza della voce, diceva: