E calcatosi il cappello sul capo uscì: menò seco Minuto Grosso ed Ambrogio; il cane Nasone non invitato precorse. Anche il signor Giacomo, che confuso per le tante vicende accadutegli nel giro di ventiquattro ore, e dalle cose che aveva udito si sentiva il cervello proprio in istato di caldaia bollente, si era posto alla finestra per mettere un po' di sesto a quella matassa arruffata dei suoi pensieri, appena ebbe scorto, che il generale invece di dormire se ne andava attorno, scese e si pose a seguitarlo come Simon Pietro quando menavano Gesù Cristo al Pretorio. Non ci ha dubbio, la curiosità lo spingeva, nè cotesto suo contegno poteva reputarsi discreto, ed ei lo sentiva; ma appunto perchè lo sentiva, lo spirito di contraddizione che dentro noi regna e governa aveva in un subito accumulato tante ragioni per farlo discredere, che un avvocato con metà meno avrebbe vinto in una causa più spallata di quella.

Il Paoli con la sua comitiva arrivato sotto la forca prese a speculare sottilmente il terreno e ci vide là orme di piedi scalzi, ma poche: invece moltissime di piedi calzati brevi così che appena si addirebbero a fanciullo; le quali accanto lo stile della forca si moltiplicavano in più versi e con diverse profondità. In questa sopraggiungevano una dopo le altre le guardie mandate alla scoperta, che interrogate in proposito rispondevano tutte nella medesima maniera: niente. Il Paoli allora levata la faccia scorse un pannolino rimasto appeso alla traversa, e sicuro di avere in mano il bandolo ordinò salissero e glie lo portassero: recata una scala eseguirono il comando. Cotesta era la salvietta dentro la quale Lella aveva avvolto il trinciante, adesso per inavvertenza rimasta lassù. Appena il Paoli l'ebbe in mano, la spiegò esaminandola su i quattro canti, certo di trovarci marcate le iniziali del nome del proprietario, ma gli fece fallo il presagio; la salvietta era senza marca.

— Qui bisogna venirne a capo. Nasone! gridò guardandosi attorno, e non lo vide perchè gli stava accanto — Nasone! quà — e gli mise sotto il naso per parecchie volte la salvietta; — poi gli disse: — cerca. Il cane col muso in terra cominciò a fiutare ora declinando a manca ora a destra, pure proseguendo sempre dietro una traccia; e tanto fece, che si condusse dopo breve ora per lo appunto alla porta della casa di Orso Campana.

Stando la porta chiusa, e disegnando il generale penetrare nella casa inaspettato, disse sotto voce qualche parola a Minuto Grosso, che rispose affermativamente accennando col capo; subito dopo guidati da lui si avviarono dietro la casa dove giaceva il giardino circondato da un muro a secco, che fu agevole cosa scavalcare; ed avendo, come speravano, rinvenuta socchiusa la porta, che dalla casa menava al giardino, all'improvviso comparvero in mezzo della stanza del morto.

Se fosse stato il luogo aperto, le donne al comparire di costoro sarebbero fuggite via porgendo materia alla similitudine di colombe spaventate, ma chiuse così rannicchiaronsi in un canto e fecero grappolo a guisa di api, che cacciate dal bugno si rifugiano a fretta su di un ramo di albero.

— Qual è che ha rapito dalle forche l'impiccato? domandò severo il Paoli. — Io, rispose a occhi bassi, e con voce velata Lella. — Perchè lo avete tolto? — Vivo me lo toglieste voi, ed io me lo ripigliai morto per dargli sepoltura. — Questo toccava al padre, forse, e non a voi. — Ed io andai a persuaderlo al padre, ma chiuso in Dio, egli non pensa più ad affetti terreni. — E voi chi siete per togliervi questo carico? — Io sono... vo' dire doveva essere la moglie di Giovanbrando.

— Avete compagni? riprese il Paoli con un suono più mite.

— No; gli avessi, non ve li direi, e a voi non istà bene domandarmelo. — Perchè no? Quando il popolo intero fa la legge corre a tutti il dovere obbedirla; e il pregiudizio che sia infamia a rivelare i malfattori ha da perire: chi era il vostro compagno dai piedi scalzi? — Sono io sua nudrice una volta, adesso compagna per servirla. — Fu un giudizio di quanti la udirono che la nutrice di Lella in tutto il tempo della sua vita trascorsa non si era arrisicata mai a discorso tanto lungo, e dicono ancora, che, in quella ch'ebbe a vivere poi, non ci si attentò più. — Voi per certo ignoravate il bando, che sotto severissima pena vietava si toccasse il cadavere del giustiziato — riprese a dire il Paoli volgendosi a Lella con manifesta intenzione di porgerle il filo alla scusa, ma la fanciulla pronta: — Anzi lo sapeva, — Dunque sapete che tocca morire anche a voi? — Sarete pietoso a riunire la sposa col suo sposo come foste spietato a separarli. — Non io, fanciulla, non io vi separai, ma la legge del popolo, e il suo delitto. — E questa corda — aggiunse Lella scingendosi il capestro dalla vita. — Forse credete che io senta gusto a condannare a morte i miei simili? Potete rimproverarmi di parzialità? Il primo che mettessero a morte per omicidio non era mio parente? — Oh! nessuno vi contrasta la fama di spietato. — Sta bene, spietato; ma la mia severità ridusse nè manco a dieci gli ammazzamenti che una volta sommavano in ogni anno a mille; ora fate conto se costa più lacrime la mia asprezza o l'altrui clemenza. La pena bandita contro il rapitore del giustiziato non pose la legge; che in questo caso potrei compiangervi non già salvarvi; bensì il governo, e posso rimetterla, e la rimetto. Povera tinta! io vi perdono: onorate il morto col costume patrio... capisco... rispetto a voi, egli periva in virtù del grande amore che vi portava; solo fate che venga sepolto prima di giorno nel camposanto della parrocchia.

Così ordinando il Paoli era mosso dal pensiero, che la pietà del caso della fanciulla poteva per avventura scemare lo abborrimento al delitto, ed il terrore alla pena; sicchè erano da evitarsi le peregrinazioni, e le fiorate alla tomba del giustiziato, le quali quantunque non si potessero vietare affatto, pure nel cimiterio comune avrebbero mantenuto modo più comportabile. Al Boswell, mancato ogni pretesto per dimorare più oltre là dentro, toccò uscire dietro al Paoli; tuttavolta avendo avvertito, come egli assorto ne' suoi pensieri non lo badasse, si ristette nella strada in aspettativa di quanto fosse per accadere. — Nè andò guari, che i parenti e gli amici incominciarono ad accorrere alla casa di Lella Campana a due, a tre, e a quattro: imperciocchè gli uomini, simili ai ranocchi, finchè dura il pericolo per ordinario si tuffano sott'acqua rimpiattandosi chiotti nella belletta: quando poi uno di loro o più improvvido o più animoso degli altri torna a galla, e dà il segnale altrui che non ci è più da temere, allora tutti ficcano il capo fuori dello stagno, e chi più ebbe paura più gracida. Il signor Boswell, osservato come adesso i parenti lasciassero la porta aperta, credè non commettere indiscretezza rientrare in casa alla coda di loro; cacciatosi in un cantuccio egli vide gli uomini anch'essi farsi incontro alla fanciulla, ed uno per volta abbracciatala disporsi lungo la parete di faccia alle donne senza però o piangere o favellare. Poichè dopo qualche dimora non giunse altra persona, le donne una dietro l'altra si mossero pigliando a circuire la tavola, e intanto che giravano chiamavano pietosamente il morto, rammentando le virtù poche che possedeva, e le moltissime che non aveva mai posseduto: di grado in grado, nei moti e nella voce s'infervorarono così, che le donne parvero menare proprio una ridda frenetica. Intanto Lella nel mezzo accanto al morto lo guardava con occhi socchiusi tenendo verso di lui tesa la destra con le dita aperte: di repente si caccia via dal capo il mandile lasciando giù correre per le spalle i capelli quasi criniera di polledro; spalanca gli occhi e ne vibra dintorno le pupille fiammeggianti come spada in mezzo alla strage.

— Silenzio! dissero gli uomini, cessate il caracolo; sta per cantare.