Sta sicuro, basta anch'ella.[33]

Quando tacque, il sudore della morte le imperlava la fronte; traballò per cadere, ma agguantatasi alla tavola le riuscì mantenersi in piedi; tacevano tutti col capo basso, le labbra strette, i sopraccigli aggrondati, finchè riavutasi la fanciulla esclamò: — su gente, portiamolo al camposanto, poichè così ha ordinato il vostro padrone e mio.

E come ella disse, eglino fecero; e la povera salma fu portata alla sepoltura senza lume, senza croce, e senza canto, in silenzio, con sospetto come i contrabbandieri costumano i frodi; bene incontrarono il becchino, ma questi stava dietro a scavare un'altra fossa e non ci fu modo di farlo smettere prima che l'avesse terminata; allora ne cominciò un'altra accanto; a coloro che lo ricercavano cedesse la prima, rispose caparbio non potersi fare perchè era stata pagata, e non gli rompessero il capo, se non volevano che lo rompesse a loro; e in così dire alzava con tutte e due le mani la zappa. Intanto, consumandosi il tempo ora in questa, ora in quell'altra cosa, spuntò l'alba, e fu udito il canto del Miserere accostarsi vie via sempre più al cimitero; — interrogato il becchino che novità fosse cotesta, rispose: che non ci capiva novità, essendo un altro morto, il quale veniva a pigliare possesso della sua ultima casa; in questo modo uno accanto all'altro terranno compagnia. Come si chiamasse il morto non domandarono; imperciocchè in quel punto la compagnia sboccò dal canto e videro Serena figliuola del colonnello Albertini. Le due fanciulle si scorsero, e non avendo lo stiletto addosso si ricambiarono una occhiata; veramente un colpo di coltello avrebbe fatto più danno, non però svelato odio maggiore. Il prete chiese a Serena se avesse desiderato seppellissero altrove il corpo di suo padre ma ella rispose:

— No; così, stendendo la mano, piglierà pei capelli il suo assassino, e lo trascinerà al tribunale di Dio.

Lella dal canto suo diceva al becchino: — lasciate la terra accanto a Giovanbrando vuota fino al muro, che appena basterà per coloro che hanno da pagare la sua morte.

Il signor Giacomo condottosi fin là per osservare ogni cosa, picchiando alla disperata sopra la scatola esclamò:

— Che gente! Che gente! A che cosa vanno a pensare invece di porre mente ai decreti della Provvidenza, la quale ordinò l'assassino scendesse nella sepoltura prima dello assassinato, e tremare della giustizia, che fece tenere la pena dietro al delitto come tuono al baleno.


Pel buio della notte i colli circostanti a Corte si rimandano l'èco delle conche marine, e paiono scolte che si eccitino mutuamente a vigilare su la Patria. Quando prima si fu messo un po' di raggio si videro calare giù da mille sentieri i popoli accorrenti alla consulta in sembianza di cascatelle di acqua piovana le quali arrivate in mezzo alla valle si uniscono senza confondersi: però che la confusione delle genti impedissero le vesti, e le bandiere diverse: rispetto a queste ogni drappello costumava adoperare i suoi colori, che stavano attaccati a mo' di fiamma su lo stendale in cui tutti portavano dipinta la immagine della Immacolata. Veramente muove a ira vedere come gli uomini non abbiano mai saputo smettere il vezzo di prendere Dio a complice delle mattie e delle ferocie loro; pure se è lecito invocare il cielo quando avventiamo le armi omicide, o lo possiamo nelle guerre per la salute della Patria, o mai. — Dapprima venivano i commissari delle armi, seguitati dalle compagnie addestrate dai medesimi; portavano il moschetto a bandoliera, e pistole, e pugnale; la carchiera della polvere e delle palle davanti, dietro lo zaino; nessuno aveva loro ammannito le provvisioni, nessuno l'alloggio; nello zaino recavano pane e cacio, nella zucca vino, e tanto bastava per tempo non lieve: circa alle stanze, l'erba verde e la fronda di un'elce o di uno olivo era quanto sapessero desiderare; per loro i locandieri potevano impiccarsi dalla disperazione alla soglia dello albergo. Certo non presentavano l'aspetto delle milizie ordinate, pure assai composte procedevano nei moti, e quello che massimamente importa, sembravano decise a mettere in isbaraglio anime e corpi. Talune compagnie erano comandate da frati; altre da preti; fra i primi terribile di aspetto il padre Paolo Roccaserra, che con la spada in mano rammentava proprio san Paolo quale stampavano a Venezia nei frontespizii del Testamento nuovo; per amore di Patria e per prestanza, pari, se non superiori a lui, venivano dopo i frati Serafino, Venanzio, Sammarco, e Agostino; dei secondi erano mirabili Domenico Leca vicario di Guagno, anima di ferro in corpo di ferro, e il prete Mugghione grave e solenne, cui faceva contrasto il nostro conoscente prete Settembre. Inseparabili in vita, come poi lo furono in morte, il prete Piscione e il pievano Astolfi. Con quali argomenti questi preti e questi frati si schermissero dai sacri canoni non so, e non m'importa sapere; questo altro conosco, e mi piace che altri conosca, come oltre al Natali vescovo di Tivoli, il quale scrisse con San Tommaso potersi anzi doversi ammazzare il tiranno, e il padre Lionardo da Campoloro, che nel suo trattato dei primi rudimenti affermò martiri i morti per la Patria, il frate Filippo Bernardi addirittura sostenne degno di assoluzione colui che in qualsivoglia maniera un nemico spegnesse. Onde non è da maravigliarci se i Còrsi, commettendosi a loro, fossero certi di rimettersi in buone mani. Oltre cinquanta frati e preti furono deputati; cinquecento combatterono, terrore dei Francesi, che alcuni in guerra col ferro, i superstiti in pace con la corda barbaramente trucidarono; nè ciò bastando ad assicurarli degli altri, i quali pure erano rimasti all'ombra dei chiostri, mandarono in Corsica una frotta di frati francesi, affinchè gli educassero alla servitù, appunto come nella India si servono degli elefanti ammansiti per pigliare i selvatichi.