— E questi fu quel Gaffori che poi i Côrsi assassinarono? domandò malignamente il Valcroissant.

— Cioè due o tre Côrsi a istigazione del diavolo, e dei Genovesi.

— E ci abitano sempre i Gaffori?

— No, di presente l'abita un giovane, assai cosa mia, di Aiaccio, originario di Toscana, che si chiama Carlo Buonaparte con la moglie Letizia Ramorino.

Esaminato ch'ebbe il Valcroissant il castello disse: certo deve essere stato costruito quando non si conoscevano le artiglierie.

— Si adoperavano, ma a stento; le memorie avvertono lo fabbricasse Vincentello d'Istria sul principio del 1500.

— Di fatti, oggi con quei monti a ridosso, che lo pigliano a cavaliere non potrebbe fare resistenza contro a nemico munito di artiglierie.

— Ed io non avrei mancato di fortificare coteste alture se non sapessi, che non sarà decisa qui la causa della libertà côrsa. Oh! ecco qui; questa è la cannoniera dove fu attaccato il figliuolo del Gaffori.

— Perchè non ci mettete un marmo, che rammenti il fatto?

— Le memorie di marmo e di bronzo sono mute quando il cuore degli uomini dimentica. I Côrsi non hanno mestieri sveglie per ricordare le prodezze dei loro padri; e poi troppo marmo ci vorrìa per indicarle tutte. — Se non vi gira il capo, colonnello, mirate un po' che precipizio!