Il colonnello agguantandosi al parapetto sporse la testa per vedere il pauroso dirupo su cui sta il castello, e lo ricinge da tutti i lati, tranne il settentrionale dove pure la strada appariva sì stretta, che due persone ci si potevano erpicare a gran pena.

— Sta bene; lo trovo proprio quale lo descrive il Tuano: — arx Curiæ saxo fere undique prærupto imposita; — e da che nasce quel ribollimento di acque laggiù in fondo, che anche di qua mette paura a vederlo?

— Colà le acque della Restonica si azzuffano con quelle del Tavignano, ma fatta subito la pace procedono poi di amore, e d'accordo fino al mare. La Restonica, forse per menare un'arena fina possiede la virtù di forbire ogni maniera di metalli, massime il ferro; onde noi altri vi lasciamo immerse canne da schioppi e ferramenti per pulirli dalla ruggine. Il balzo come voi dite fa rabbrividire a mirarlo, e nondimeno non una, ma parecchie volte i Côrsi prigionieri dei Genovesi ci si misero giù a repentaglio, e si salvarono sempre.

Intanto nella chiesa di S. Marcello si faceva un gran tramestio tra i procuratori intorno al partito da vincersi per la pace o per la guerra: e colà come altrove coloro che in fondo volevano che la guerra spuntasse, più degli altri sembravano avversarla, però i difensori della pace, mentiti, o veraci, di petto ai contrarii erano pochi, e le ragioni non facevano frutto. Ormai le voci discordanti ogni momento più si accordavano nel grido: Guerra! guerra! quando il padre Mariani detto il Rosso da Corbara levandosi con impeto esclamò: — Guerra! guerra! Se a farla fosse agevole come a dirla adesso chi più di me sentireste arrangolato a gridarla? Contro cui di grazia combatteremo questa guerra? Contro il re di Francia, tra i potentati di tutta cristianità potentissimo? Avete forse Mosè, che divida le acque del mar Rosso con la verga? O forse contate fra voi Giosuè che valga a fermare il sole? Qui ci vogliono miracoli; perchè co' partiti ordinarii dove possiamo riuscire, io davvero non comprendo. E noi che siamo? Un pizzicotto di gente seminato su di uno scoglio in mezzo al mare, senza quattrini, senza fortezze, senza munizioni, senza soldati esperti nei modi della moderna disciplina. Coraggio possediamo, anzi di questo ce ne ha di avanzo; ma questo basta per morire, non basta per vincere: e qui entrando in confronti prolungati, e minuti gli riusciva facile mostrare a prova, che la guerra era partito da gente disperata; per la qual cosa consigliava si piegasse il capo alla fortuna, non rendendo pessimo con la resistenza uno stato a bastanza lacrimevole; come conforto della libertà perduta pigliassero quei beni che la coscienza estorceva di mano al non giusto dominatore.

Al frate Mariani rispose un altro frate e fu padre Lionardo Grimaldi da Campoloro; le parole di costui non andarono esenti da passione, anzi ce ne entrò di molta, ma così parvero allora persuadenti, che la storia in parte e la tradizione ce le conservarono: vale il pregio riportarle, non fosse altro per conoscere come or fa quasi cento anni sapessero i frati favellare in Corsica.

— Quando gli Ateniesi ammazzarono Licida persuasore di accordi col barbaro, male provvidero alla fama e agl'interessi loro. Noi permettendo, anzi lodando le libere parole ci mostriamo assai più civili degli Ateniesi, e meglio esperti nei governi dello Stato. Di fatti uditi diligentemente i difensori della pace abbiamo sommato questo, che dobbiamo astenerci dalla guerra, perchè la perderemmo di certo. Veramente non possediamo Moisè, ma ne anco gli Ateniesi lo ebbero; ed entrambi questi popoli o non conobbero fortezze, o le abbandonarono, chè il mare, i monti, e i petti degli uomini sentirono essere fortezze di bontà supreme, e pure vinsero in mare e in terra eserciti, e armate piuttosto immani che grandi, fugarono re potentissimi, nè contarono i nemici tranne per seppellirli. Ma lasciamo in disparte gli esempi antichi, veniamo ai moderni, anzi ai nostri: se Federigo re di Prussia invece di combattere i nemici si fosse giù gittato a confrontare il numero di quelli col numero dei proprii soldati, all'ora che corre se gli restava il marchesato di Brandeburgo era bazza. E sì che gli Svizzeri quando superarono i Tedeschi si avvantaggiarono dei monti, gli Olandesi per annegare i Francesi apersero le cateratte dei dicchi, ma Federigo non potè approfittarsi di monti, e nè di dicchi; forse opponete che il re di Prussia eredò dal padre copia di danari, e di omaccioni alti sei piedi e più, ed io rispondo, che i quattrini non erano tanti e poi li spese, e che gli uomini non si misurano a canne, e noi sortimmo dalla natura corpi infaticati, anima sicura, e combattiamo per la libertà, mentre quei bestioni Prussiani si battevano pel padrone. Ma, santa fede! oh! che sarebbe la prima volta questa che i Còrsi combattano contro forze tre, quattro, e sei volte superiori alle loro? Veramente prodi soldati sono i Francesi, ma le vecchie fanterie spagnuole di Carlo V non ebbero vanto fra le prime del mondo? La Francia annovera parecchi illustri capitani, ma il principe Andrea Doria passava forse per un castrato della cappella del Papa? — Non siamo più buoni a quello che seppero fare i nostri vecchi? Forse Dio ci levò il senno, la forza? Oibò; queste cose se non le buttiamo via da noi altri nessuno può levarci. Le nostre madri hanno smessa l'arte di partorire Sampieri? — Ve lo dirò quello che manca a noi, e non ebbero i padri nostri. Manca la concordia, manca l'animo deliberato in un proposito: tre fratelli, tre castelli, e questo perchè? Perchè smesse le virtù avite ci piace poltrire negli ozii lascivi, e nelle mollizie del lusso. Troppo più del ferro temo l'oro francese.

Qual'ebbe dalla Francia grado nella milizia, o carico nella magistratura trova il massimo dei beni nella dependenza francese, e già di amico diventò avverso, di lodatore, detrattore, in breve aspettatelo Caino, e Giuda. Per altra parte non vi crediate che la Francia si metta coll'osso del dorso in questa impresa; io so che la piglia a malincuore aggirata dal ministro, che dà ad intendere l'acquisto di Corsica compensarla con usura del Canadà, e di altri luoghi perduti, e ciò per allontanare la disgrazia che minaccia cascarle tra capo e collo; lo stesso re non ci va di buone gambe, uggito delle miserie del popolo, e corrucciato, che altri vada a scombuiarlo nella vita che mena; io so che a dare la balta al ministro ci si è messa con le mani, e co' piedi l'amante, dico male, l'amica, peggio che mai, la donna, ma costei è sfregio delle donne di garbo, insomma quella cosa che il re tiene ai suoi piaceri, e si chiama la Dubarry, di balla col duca di Aguillon il quale da un anno a questa parte dice allo Choiseul: — levati di costà che ci voglio entrare io — e questi fa orecchi di mercante. Per ultimo io vi accerto, che lo Choiseul non chiude mai occhio pel sospetto, che la Inghilterra ci abbia a pigliar parte. Santa fede! si avrebbe a vedere anco questa, che la prima volta che si trovano d'accordo fosse in pregiudizio della povera Corsica; e poi ci va della sicurezza della Inghilterra a impedire che la Francia si allarghi nel mediterraneo, nè si deve credere che voglia attendere, che la pietra sia cascata nel pozzo per darci soccorso. Cotesti Inglesi, più sottili degli aghi che fabbricano, non hanno mestieri imparare da noi, che mentre il cane si gratta la lepre scappa. Mettiamo tutto alla peggio, e meniamo buona la sentenza del padre Corbara; perchè dubiteremo noi del miracolo se sfidati di ogni aiuto terreno porremo ogni nostra speranza nel cielo? Forse non l'operò allorquando Filippo II mosse con la grande armata contro la Inghilterra? Ecco il re spagnuolo già pensa al discorso col quale accoglierà il sindaco di Londra, che gli porta le chiavi della città e in questo mentre Deus afflavit et dissipati sunt; Iddio soffia e vanno tutti al diavolo. E non si obietti che gl'Inglesi essendo eretici questo soccorso non viene da Dio, perchè chi dicesse così mostrerebbe avere poco giudizio: in effetto tra eretici, che difendono la propria libertà, e cattolici, che vanno ad abbacchiarla, la giustizia di Dio non può tentennare. Tuttavolta, amici e fratelli miei, non giace qui il nodo; la questione deve proporsi in quest'altra maniera: supposto, che la Corsica non possa durare contro la potenza di Francia, dobbiamo piegare il collo spontanei alla oppressione, ovvero più che ci è dato resisterle? Patirla, o accettarla? Chi si abbandona Dio abbandona; e l'uomo libero che acconsente alla servitù, non può in seguito tentare di affrancarsene senza taccia di ribellione; sopra tutti dura, e tenace, e meritata la tirannide quando può mettersi la larva della giustizia. Cotesta lanciata nel costato del Diritto è sorella dell'altra che Longino avventò contro Gesù Cristo. — Al contrario la tirannide, la quale ebbe bisogno di far sangue per reggersi, ad ogni piè mosso sdrucciola, e non riesce a camminare; il Diritto ha accompagnato i difensori della Patria nella tomba, e non poteva fare a meno, anzi ci si è rinchiuso con loro; ma non ci sta mica morto per questo, e di tratto in tratto alza il coperchio con la testa e fa capolino per vedere se gli capita dare negli stinchi alla tirannide con un osso di morto, e traboccarla giù in terra. Cento anni di prepotenza, di tirannide e di oppressione non valgono un minuto di Diritto: non lo spengiamo dunque con le nostre mani: procuriamo che sventoli finchè possiamo glorioso sul candelabro; poi quando il temporale soverchia nascondiamolo sotto il moggio, affinchè a tempo debito il popolo trovi dove accendere la fiaccola che propagata di lume in lume lumen de lumine torni a rischiarare la terra. Ah! si muoia una volta, ma in libertà su la patria terra, ed apprendano gli oppressori della nostra Patria che i Côrsi sanno esserci qualche cosa preferibile alla vita; onde tremino anco vincendo.[36]

Così votiamo ai piedi di questa croce, a Gesù Cristo che ci ascolta, che veruna di noi si congiungerà in matrimonio se non dopo finita la guerra. (pag. 312)