Egli venne menato in gran fretta nella cittadella di Bastia, e quindi chiuso dentro il carcere della fortezza di S. Carlo... (Cap. VIII.)

Pasquale Paoli, secondando il vento, che gli spirava favorevole, decise ferire un gran colpo, il quale, se non bastasse a dargli vinta la impresa, gli porgesse almeno l'adito agli accordi, o alla più triste respiro fino al nuovo anno, ricordevole di quello antico dettato, che cosa fa cosa e tempo la governa: convocati pertanto i capitani dell'arme su le alture della Stretta a consiglio, non discrepando nessuno, di comune accordo venne statuita la impresa del Borgo. Clemente chiudendo il parlamento aveva detto: qui i padri nostri cantarono ai Francesi i vespri côrsi (che così ebbe nome la disfatta del Boisseux), adesso tocca a noi a dire compieta.

Per quanto le memorie dei tempi ci tramandarono, questo fu l'ordine; Saliceti, Grimaldi, Raffaelli e Agostini dovevano investire il Borgo da ponente con cinquecento uomini; Gaffori e Gavini da levante con altri cinquecento; Clemente Paoli con Altobello, Canale e trecento, fiore di bersaglieri, su la strada del Nebbio: Antongiulio Serpentini doveva starsi con duecento alla Stretta; Pasqualini con altri duecento sul pendio di Luciana; se nonchè il Serpentini, che assai avventato uomo era, e la sua moglie Rosanna la quale non iscompagnandosi mai da lui metteva senza posa legna sul foco, visto arrivare il generale su le alture di Luciana accompagnato da Decio Cattoni e Giantommaso Arrighi, tanto seppe dire, che fu lasciato andare con gli altri a combattere il Borgo: corse giù di furia con la sua gente, e trovando come nulla anco fosse incominciato, Rosanna prese a tempestare urlando che si dovesse assalire subito subito, e che a lei, quantunque donna, bastava l'animo di mettere sottosopra le trincere francesi in meno che non si recitava un credo. — Perinotto Agostini, soldato vecchio d'inestimabile prodezza fece spallucce e replicò:

— Se le donne non furono create per dannarci, io proprio non so vedere a che altro sieno buone. State in costà, signora Rosanna; che dei denti francesi quelli che compariscono fuori non sono i più mordaci; o non sapete che dietro alle trincere hanno messo in batteria tre cannoni?

— Lo so benissimo, soggiunse la donna petulante, ed appunto per questo giudico che bisogna assalire senza indugio; se ci gingilliamo con le mani in mano usciranno i soccorsi di Bastia e ci troveremo in mezzo a due fuochi.

— Per non mettere tutta la posta sur un tratto di dadi fa mestieri che noi pure attendiamo a munirci di terrapieni, e fossati; se di assedianti diventeremo assediati, vedrete che scoppierà quella nuvola rimasta là sull'altura della Stretta, la quale se non m'ingannano gli occhi, di ora in ora s'ingrossa.

— Qui non si tratta di occhi, ma di cuore; mirate un po' come si fa.

E l'arrabbiata donna, presa una scala in ispalla, moveva ad appoggiarla ai parapetti francesi.

— Per Dio santo, gridò Perinotto, non sia mai detto che le donne prime salissero su le trincere del Borgo, e respinta Rosanna le tolse la scala, correndo poi con quella in braccio ad appoggiarla ai muri; ma non era anco giunto a mezzo cammino, che il cannone balenò, fumò, ed indi a breve una grandine di mitraglia flagellando la terra, e spingendo all'aria polvere e sassi, ricoperse il povero Perinotto.

Rosanna cacciò uno strido, e accorse per sovvenire il Perinotto immemore del pericolo a cui si esponeva. Perinotto non dava segno di vita, non gli mancarono cure chè la Rosanna gliele prodigava con ismanioso affetto, lacerata dal rimorso che ciò fosse accaduto a cagione della sua protervia; e se questa dolesse anco al marito non è da dire, perchè gli pareva meritarsi il biasimo che più di una volta aveva sentito apporsi, di lasciare troppo lenta la briglia sul collo della moglie; però vista allestita la lettiera per trasportare fuori di battaglia Perinotto, con mal piglio disse: