— Signor conte, io le baratto il suo scudo in moneta côrsa; badi s'ella è di buona lega.

— Ah! frate — disse il Marbeuf cascando — mi ha morto.

I Francesi, per le vecchie e per le nuove ingiurie infelloniti tornarono ad avventarsi con furore impossibile a descriversi; i Côrsi non avevano perduto tempo ad allestire altre difese; da capo scalate, da capo olii ed acque bollenti, ma per questa volta pareva si facesse di tutto, imperciocchè dietro ai liquidi buttavano i vasi; da capo gambe infrante, uomini capitombolati e rotti su le selci, ferite di ferro e di fuoco, membra lacere sotto il continuo rovescio dei sassi e di muri; sempre più terribile l'aspetto delle moltiplici morti.

Decio Cottoni arrivato su i luoghi si appostò in uno dei rialzi di terra abbandonati dai Francesi e si diede subito a trarre; Clemente pure giunse dall'altra parte e omai di ripari non voleva sapere niente, bensì fare impeto alla scoperta: più cauto Altobello ne lo dissuase confortandolo ad imitare il Cottoni; dai ripari ammazzarono a man salva, e comecchè i Côrsi non isbagliassero il colpo a volo vi avete a figurare se a fermo, onde pareva la morte vendemmiasse; chè gli uomini cascavano giù stretti insieme da parere propriamente grappoli. Nè i bersaglieri si contentavano di volgari ferite; al contrario volevano scegliere; così colpirono i colonnelli del reggimento Rovergue e del Sassone, e dopo questi la più parte degli ufficiali. Il marchese di Chauvelin non anco disperato di vincere chiamava a sè il marchese di Tilles e il visconte di Beauve, ed ordinò, che preso un distaccamento dai reggimenti Medoc e Brettagna, si recassero a sloggiare i Côrsi dai fortini: i valorosi colonnelli partirono ad eseguire il comando; non li trattennero la pioggia delle palle, non i morti che seminavano per la via; per essere i parapetti bassi saltarono i ripari e quivi incominciarono a trucidare, con le baionette in canna, i Côrsi si provarono resistere co' pugnali, ma conosciuto subito impari il gioco fuggirono e si sbandarono; i Francesi stando raccolti in manipoli, appena usciti perderono il loro vantaggio: sarebbe stato sano consiglio anco per loro tornare indietro alla guardia dei fortini; ma non seppero o non vollero; fatto sta che continuarono il Tilles a perseguitare il Paoli verso Biguglia; il Beauve, il Cottoni verso Luciana.

— E adesso, che come generale non mi resta a fare più nulla, andiamo a sostenere le parti di soldato — disse Pasquale Paoli — rispetto a voi, signor Boswell, restate qui, chè non è giusta, che ne abbiate a toccare per fatti non vostri; addio; — Nasone andiamo.

— Con vostra buona licenza, signor Paoli dacchè abbiamo passato tanta parte di giorno assieme, permettete ch'io lo finisca.

— Ma voi non siete armato...

— Di fatti io non mi presento alle palle francesi in qualità di soldato, bensì d'invaghito.

— Non praticate da savio, signor Giacomo; arrosto che non tocca lascialo andare che bruci, dice il nostro proverbio — e mentre il Paoli così favellava correva, e il signor Giacomo dietro sbuffando.