Il Grandmaison si accorse presto, che o per previdenza, o per avviso ricevuto in tempo il nemico gli aveva tese insidie; ignorava il numero degli assalitori; ma o pochi o molti era chiaro che dei Francesi non ne sarebbe scampato un solo; e fu mestieri dar volta. Mesti per tante morti e avviliti per non averle potute vendicare, forse non si riduceva persona nei quartieri di Oletta, se il vento che soffiava da levante non avesse portato agli orecchi di Clemente un suono di rombo e voci che domandavano aiuto.

Lasciamoli andare, disse allora questo Aiace côrso, che hanno avuto il loro compito; io penso che quelli che arrivano al quartiere appiccheranno i voti alla Madonna, dacchè da questa parte non ci è da temere più nulla, su da bravi, figliuoli, un sorso di vino, e via difilati al borgo.

Alle ventidue il marchese Chauvelin avendo riposato la sua gente ed ingrossatosi co' rinforzi che di ora in ora gli arrivavano con celeri passi da Bastia statuì tentare un altro assalto. Pasquale Paoli dalle alture di Luciana avendo avvertito il nuovo turbine che si andava formando, comandò a Decio Cottoni e a Giantommaso Arrighi pigliassero tutta la gente che gli stava dintorno e scendessero a investire di fianco i Francesi; avendogli Decio avvertito ch'egli rimaneva solo, e in caso di bisogno su che pensasse appoggiarsi, Pasquale rispose: — non fa caso; vi dirò come Abramo: Dio provvederà, qui non ci ha tempo da perdere, partite.

Vi rammentate di frate Bernardino da Casacconi? Voi ve ne ricordate di sicuro; ora non vi potrete dare pace com'egli che sapeva così bene movere la lingua, non menasse meno valorosamente le mani. Sentite; non è colpa sua, bensì mia, che nè tutto nè di tutti io posso dire; però egli si era chiuso con i più valorosi de' suoi compagni nel convento dei cappuccini del Borgo e quinci dispensava in copia moschettate come in tempo di pace benedizioni: il nostro padre Bernardino durante la tregua era salito in campanile condotto dalla medesima causa, che teneva il generale ritto sopra le alture di Luciana a specolare il paese; ed egli pure aveva notato uno dopo l'altro arrivare i rinforzi da Bastia, ordinarsi e certamente allestirsi a rinfocolare la battaglia; onde messo da parte il moschetto aveva preso un martello e con quello picchiava con garbo sopra la campana più grossa procurando cavarne lo squillo maggiore; avrebbe pure desiderato imprimere a quel suono un accento di dolore, di agonia, di scongiuro, d'istanza smaniosa, di rabbia furibonda, in breve di tutte le passioni, che in quel punto scompigliavano l'anima del frate; e ci si arrovellava dintorno per ottenere al meno l'equivalente. Indi a poco gli risposero da una valle un'altra campana e un corno marino: allora il cuore del frate esultò, perchè era riuscito a far sentire ai Côrsi la voce della madre che li chiamava; e questi furono i suoni che percossero anche Clemente Paoli, troppo discosto dal Borgo per sentire il martellare del padre Bernardo. Questo fu nuovo trovato per trasmettersi le chiamate nei pericoli; in antico però, secondo che testimonia Pietro Cirneo, si partecipavano notizie di ogni maniera, in guisa che il moderno telegrafo elettrico più poco seppe aggiungere di velocità, e senza la spesa di un quattrino. In effetto taluno per ordine del Comune saliva sul più alto colle della pieve dove, dopo avere sonato il corno, gridava con quanto gliene poteva la gola: «gente del tale e tale luogo, sappiate ch'è accaduto la tale cosa nel tale e tal altro paese; fatela sapere intorno a voi.» E il popolo accompagnava il banditore coll'immenso urlo: «viva il popolo! viva la libertà!»

L'agonia del frate Bernardino si calmò alquanto allorchè su le pendici dei monti di faccia e a mano destra aguzzando gli occhi vide comparire e subito sparire alcuni punti neri a mo' di muffli, che dopo aver saltato da una roccia all'altra si rinselvano. Allora lasciato il martello riprese lo schioppo ed abbassò gli occhi giù nel paese fuori delle trincere dei Côrsi; colà vide il brulichìo dei granatieri in procinto di avventarsi da capo; dai gesti argomentò i proponimenti feroci; tanto pareva ai Francesi delitto che le vittime non cantassero alleluia a sentirsi sgozzare dalle armi del Cristianissimo, e non levassero le mani ai suoi gloriosi carnefici? Gli ufficiali parlavano ai soldati accese parole, massime il conte di Marbeuf, che ritto su di un rialzo di terra gli arringava tutti e col dito accennava i deboli ripari dei Côrsi; pareva gli rimproverasse, e certo gli rimproverava, di non avere saputo espugnare cotesti deboli ripari di terra, abborracciati da gente ignorante di ogni arte guerresca. — Sul più bello del suo discorso sentì chiamarsi a nome:

— Ohè! signor conte Marboffe, ohè! — Il conte si guardò, meravigliando, dintorno, e non vedendo persona ripigliava la orazione, ma la voce continuò:

— Signor conte, non miri di quà e di là; si volti in su al campanile; veda, son io che le parlo, frate Bernardino da Casacconi indegno servo di Dio: le pare carità questa di aizzare carne battezzata contro carne battezzata come se fossero altrettanti mastini? O che gliel'hanno rubata la Corsica perch'ella si arrovelli tanto a conquistarla? Eh! si vergogni; queste non sono opere da cristiani nè da gentiluomini...

— Che gracchia quel corbaccio lassù? proruppe il conte; Luigi fagli per la sua predica l'elemosina di una palla di oncia nel capo.

Luigi ch'era fante del Marbeuf non intese a sordo, e di un colpo portò via una ciocca della barba al cappuccino.

— Per Cristo! esclamò il frate, e subito dopo si morse le labbra, ma ormai era ita e di un salto agguantato lo schioppo con gran voce aggiunse: