— Bene, prese a dire il Boswell; benissimo; che manca a questa lettera per essere bandita sublime in tutte le scuole del mondo, se non essere scritta alle Termopili da uno dei trecento di Leonida?

— Chiedo perdono, rispondeva il generale tuttavia correndo; Leonida e i suoi si consacravano morendo agli Dei infernali. Vito rende la sua anima a Dio di cui si sente parte. La differenza mi sembra enorme.

— Bene; voi parlate sempre bene.

Erano sul punto omai di sboccare dall'estremo lembo del bosco, allorchè videro venire incontro a loro un uomo fuggendo, il quale ne teneva un altro in collo quasi intendesse rapirlo. Il generale che se lo trovò addosso, lo abbrancò pel petto gridando:

— Ah! dall'altra parte è il nemico e tu fuggi?

— Non fuggo, no, rispose trangosciato il Côrso; lasciatemi andare; Cristo! o non vedete che questo che io porto è morto; mi fu ucciso accanto; no in verità, signor generale, finchè il mio povero fratello mi sta davanti, non mi riesce levargli gli occhi di dosso; e non mi posso battere... vado a seppellirlo e torno subito.

Allora il generale mettendo una mano su la spalla dell'uomo:

— Tu sei di Alesani parmi, e dei Tommasi: non piangere....

— Io non piango.

— Va, torna indietro; chi ti comanda?