Oltre la Relazione, il signor Giacomo Boswell lasciò scritte parecchie memorie intorno ai fatti degni di ricordo, ch'ei vide; tra queste occorre uno scritto su la tragedia del Mattei, il quale merita di venire riportato con le sue medesime parole:
«Condannato ch'ei fu, narra il dabbene inglese, immaginando che lo avrebbero spedito a suono di moschettate, e forse come era piuttosto da credersi con la corda, io aveva pensato di andarmene a cena e poi mettermi al letto, chè le fatiche della giornata mi avevano reso indispensabili il cibo e il sonno; dalle otto della mattina in poi non era entrato altro nel mio corpo che una libbra di pane, forse due dozzine di albicocche, un poco di lonzo (molto celebrato dai Côrsi, ma da farci poco capitale su), un tocco di formaggio di capra (delizioso in verità!) ed un pezzo di castrato arrostito, sicchè si poteva dire ch'io m'era quasimente digiuno: ricordo che, avendo voluto vedere l'ora che faceva, cavai l'orologio di tasca e postomelo sotto gli occhi mi balenavano così che non potei distinguere i numeri: allora compressi la molla perchè sonasse, e avrà sonato perchè nè allora nè poi lo rinvenni mai guasto, ch'egli era dei buoni, avendolo comprato a Londra da Doddy figlio e compagni, dieci lire sterline: ma non sentii nulla; tanto mi aveva intronato lo strepito della lunga battaglia; nondimanco al lume dei pini accesi scorsi consegnare il traditore a sei uomini, tra i quali un prete: essi lo legarono su la groppa di un mulo a mo' di sacco e lo ricopersero di una sargia nera; subito dopo montarono a posta loro a cavallo traendo sospiri e facendo atto di disperato dolore: — povera gente! gridava dietro il popolo, non meritavano questa angoscia. — La curiosità di sapere come andava a finire cotesta faccenda mi tolse per incanto il sonno e la fame: però considerando che se al sonno non poteva rimediare, lo stesso non era a dirsi della fame; andando sul cavallo mi empii le tasche di roba buona a mangiare; e comecchè perdessi qualche tempo, non mi fu difficile raggiungere la compagnia pel chiarore che mandavano da lontano le schiappe di pino; quando venni appresso di loro essi non mi salutarono: non m'invitarono a seguitarli, non mi respinsero; fecero le viste di non accorgersi di me: viaggiammo tutta la notte; l'alba ci colse in riva al mare dalla parte meridionale dello stagno di Chiurlino presso la punta di Arco. Scesero tutti e trassero il traditore da cavallo; già pareva fatto cadavere, ma la posizione diversa, la brezza mattutina o che altro si fosse gli ravvivò la faccia, onde ei rivolse attorno gli occhi consapevoli. — Nicolò, bisogna morire — disse uno della compagnia. — Come morire? rispose con fievole voce il traditore, io non mi vedo attorno che parenti; quei del mio sangue mi hanno menato qua per ammazzarmi? — I circostanti col capo accennarono di sì. — E voi pure, sacerdote di Dio, siete venuto qui per ammazzarmi? — Il prete lo guardò truce e non rispose nulla; però voltosi agli altri disse così: — Parenti miei pei meriti vostri e per quelli dei nostri illustri maggiori avete ottenuto che costui non morisse di corda, bensì fu commesso a voi farlo sparire dal mondo nel modo che paresse più onorato per noi, credete voi dopo ciò potergli lasciare la vita? — Agitarono tutti violentemente il capo da destra a sinistra. — Parenti, figli dei miei zii, fratelli miei, lasciatemi vivere; vi dono quanti denari tengo addosso, e quanti altri tengo sotterrati a Bastia. — Un potentissimo schiaffo gl'insanguinò le labbra mentre a coro urlavano d'intorno: — Taci.
Il prete riprese a parlare: — Parenti, io vi accompagnai disperato di salvargli la vita del corpo, ma con ferma fiducia di scamparlo alla morte dell'anima; fatevi un po' in là tanto che lo riconcilii con Dio.
— Questo non sarà, interruppe il più vecchio dei parenti; deve morire intero; anco Giuda rovinò disperato nell'inferno.
— Ah! Lucantonio che bestemmiate mai! La misericordia di Dio ha sì gran braccia, che piglia tutto ciò che con pentimento vero si rivolge a lei.
— Prete Barnaba, insistè il vecchio, io non costumo troppe parole: questo è il mio pensiero; voi mi siete nipote di fratello, vi ho allevato come figliuolo e più vi voglio bene; ora bisogna che scegliate a vedere me o lui in paradiso; perchè caso mai si salvasse, ed io lo avessi ad incontrare lassù, prima gli sputerei in viso, e gli spaccherei il cuore anche sulle ginocchia del Padre Eterno, poi direi a San Pietro, aprimi l'uscio, il paradiso non fa per me; vado all'inferno per vedere se ci tira miglior vento.
Il povero prete levava ambedue le mani giunte al cielo per supplicarne Dio a turargli gli orecchi per non sentire coteste immanità, o almanco condonarle alla passione di quel fiero vecchio vissuto per sè e pei suoi fino a quel punto incontaminato; non durò molto cotesta preghiera, e pure bastò perchè nello intervallo tra la prima e l'ultima parola un'anima fosse cacciata per violenza fuori del suo corpo mortale; il vecchio di un colpo in mezzo al cuore lo freddò; poi vedendo che gli altri parenti si allestivano di sparargli addosso i propri schioppi, ne rialzò la canna dicendo: — Basta; ei non valeva una carica; voi serbate le vostre pei nemici della patria.
Il prete a sentire lo scoppio era caduto in ginocchioni esclamando: — Signore, perdonalo.
Intanto i parenti dopo aver frugato sottilmente il cadavere, e levatogli da dosso tutto quello che si trovava di contante, lo avvilupparono dentro la sargia nera, e al collo e ai piedi gli legarono due enormi sassi; quindi cercata e trovata una delle barche che colà solevano ordinariamente dar fondo per la pesca dello stagno, in quella deposero il corpo, e dato mano ai remi andarono in alto mare dove lo precipitarono. Il vecchio ch'era rimasto sulla riva, mostrando allora accorgersi della mia presenza, mi strinse il braccio dicendo:
— Signore inglese, voi racconterete ai vostri come si puniscono i traditori in Corsica.