— Ohimè! quell'angiolo volò al paradiso, voglio dire ce lo hanno fatto volare, perchè se dipendeva da lui sarebbe rimasto a chiudere gli occhi ai poveri genitori.

— O come l'è andata? — mi scappò senza che la potessi agguantare, ma il vecchio riprese:

— Vi rammentate che pigliammo la moneta che trovammo addosso al traditore?

— E come! soggiunsi io, ed egli:

— La consegnammo al prete, perchè egli la riportasse ai compratori di cotesta anima dannata; e il prete a giorno alto si recò a Bastia dove chiese di parlare al generale; caso volle lo menassero dal conte di Marbeuf, il quale non rimase morto, bensì ferito nella spalla: e siccome la piaga lo costringe a starsi lungamente inoperoso, si arrovella come cane arrabbiato e giura d'impiccare con le sue mani quanti religiosi gli capiteranno sotto. Intromesso da lui il prete Barnaba gli disse, che gli riportava il prezzo del tradimento, e forse avrà anco aggiunto, perchè me lo promise, che ai popoli grandi se non piace la giustizia dovrebbero almeno astenersi dalla viltà: i Francesi avere a vincere col ferro non coll'oro; massime i Côrsi, che di petto a loro erano, si poteva dire, come una mosca accanto all'elefante. Gli uomini quando mancano di scusa rispondono con le ingiurie, però il Marbeuf stizzito favellò: — I preti sogliono col prezzo del sangue comperare campi; di fatti con quello di Giuda non acquistarono il terreno del pentolaio? Prete, tenetevi cotesto denaro: il vostro cugino se lo guadagnò in buona coscienza. Prete, il danaro non manda puzzo, e questo attestò l'imperatore Vespasiano a Tito quando gli pose sotto al naso la moneta del dazio su i cessi. — Il cugino Barnaba era un agnello di mansuetudine, tutto pazienza, tutto amore di Dio: ma Graziano, che gli stava accosto, lo vide alle provocazioni del malnato conte diventare bianco come il lenzuolo, e prima che lo potesse impedire, il cugino Barnaba gli allungò uno schiaffo così potente che dal seggiolone dove stava seduto il conte stramazzò in terra. Ne nacque un tafferuglio da non si potere con parole raccontare. Graziano si approfittò della confusione per svignarsela, e come a Dio piacque gli venne fatto; prete Barnaba rimase senza muovere passo nè mostrar paura: preso, bistrattato e battuto non fiatò; accusato non si difese, condannato non maledì; solo quando venne tratto sopra la piazza di santo Nicolaio, a voce spiegata intuonò il Te Deum; e poichè giunto sul luogo non lo avea finito; chiese in grazia glielo lasciassero cantare fino in fondo; la quale cosa ottenne; dopo il Gloria Patri piegò i ginocchi e le palle soldatesche ruppero quel petto dentro al quale l'amore di Dio e della Patria stavano come dentro al santo ciborio: ahimè! povero prete Barnaba, la tua morte mi ha rotto le ossa e l'anima: e adesso mi consumerò desolato per essere privo della tua cara faccia e più ancora per non poterti vendicare.»

Qui finisce su questo fatto il giornale del signore Giacomo Boswell intorno al caso del Mattei di Lota traditore della Patria.

Per la presa del Borgo vennero in mano dei Côrsi 1700 schioppi, tre cannoni, dodici barili di polvere, diciassettemila cartocci, oltre ad inestimabile quantità di attrezzi ed altre munizioni da guerra, le quali nelle angustie in cui si versavano i Côrsi, furono provvidenza di Dio.

I Francesi che vittoriosi avevano ricusato concedere tanto di tregua, la quale bastasse a consultare la volontà del popolo intorno ai provvedimenti di suprema salute, adesso, vinti, mandavano i padri serviti Caracciolo e Marazzani a chiedere sicuri i quartieri da inverno: rispose il Paoli, che sicurissimi e' li potevano avere tornandosene a casa, e lasciando senza invidia ai Côrsi poveri tugurii; ma poichè questo a loro non garbava, offerse starsene quieto, a patto che essi si ritirassero nei presidii; nè anche ciò piacque; onde la guerra durò moltiplice, varia di fortune, copiosa di morti, eccitamento a offese più acerbe.

CAPITOLO VIII. Gioco del Lotto

Ah! se sapesse il mondo il cor che egli ebbe.