— Quanto a ciò non dubitate — e così rispondendo Altobello pensava a tali di cui il nome dovrebbe leggersi nel calendario dei santi dei popoli liberi e che pur troppo non vi si leggono, imperciocchè i popoli di Europa fin qui libertà che sia veramente non sanno e calendario non posseggono; per ora è fuoco di paglia, forse avverrà diversamente più tardi; e si avviava; senonchè lo trattenne sopra la soglia il Generale e dolcemente richiamandolo aggiunse:

— Altobello, il dovere di cittadino o la stima di amico mi persuadevano prima della spedizione di cotesti ordini a domandarvi se al vostro giudizio si fosse affacciato partito che vi paresse migliore per salvare la patria.

— Risponderò leale come merita la lealtà vostra. Ho sovente udito dire dal mio zio ed anco rammento avere letto, che Sampiero, il quale fu eccellente maestro di guerra ai tempi suoi, diceva che le vere Termopili della Corsica erano alla stretta di Omessa.

— Ed è così, ma Sampiero non si trovava con cinquantamila uomini su le braccia da combattere: le artiglierie si trattavano allora con poca industria, massime nei monti; nè aveva la Corsica intera a difendere; per sostenermi a Omessa contro il de Vaux mi occorrerebbero venti cannoni, munizioni in copia e artiglieri capaci; tutta la parte della isola lasciata scoperta cedendo alle corruttele francesi, perderebbe l'amore della libertà, di amica la sperimenteremmo nemica: a Sampiero non capitò mai di vedersi così com'io ricinto da tutte le parti: finalmente Omessa ci rimarrà sempre per ultimo partito, quantunque io tema forte che questa sia l'ultima battaglia che combattiamo, se la fortuna ci si mostri contraria.

Il conte de Vaux con 24 Battaglioni di fanti e tutta la cavalleria, eccetto la legione di Soubise, stanziò ad Oletta, dove avendo convitato il 3 maggio a festivo pranzo gli ufficiali superiori, levate le mense commise che con le artiglierie facessero gazzarra in segno d'allegria per la vicina battaglia. Invero all'alba del giorno veniente egli mosse con parte delle milizie ad assalire Rapale, altre ne mandò verso San Pietro e altrove a scarrozzare il paese per prendere lingua delle opere di fortificazione costruite dai Côrsi, e dei difensori di quelle. Certo pertinace fu la resistenza dei capitani Colle e Pelone a Rapale, però non si deve credere che sarebbero stati bastanti a ributtare i Francesi dove questi avessero deliberato di spuntarla; al contrario deve credersi che il de Vaux, uomo rotto agli scaltrimenti guerreschi, a questo modo operasse per indurre i Côrsi nella fallace opinione ch'ei tornerebbe ad assalirli in quel punto nel giorno veniente e così divertirli da Murato dove intendeva operare ogni suo sforzo. Però non si deve tacere che il Paoli, sia che si accorgesse dello strattagemma del nemico o no, difettava di forze per fronteggiarlo in due luoghi; anzi dove quegli appariva più debole, pure era tanto da vincerlo tre volte di numero. La mossa di Murato minacciava di tagliare il Paoli fuori del centro dell'isola ricacciandolo nel Nebbio, nel Capocorso e verso Bastia in mezzo al nemico grosso e padrone delle terre fortificate; non ci era tempo da perdere; dato dunque il segnale della raccolta, si ritirò con solleciti passi al campo di San Nicolaio, dove potendo avrebbe voluto sostenersi; ma il capitano di Francia inseguendolo stretto non gliene diede abilità; e poi il campo di San Nicolaio, ottima positura per chi può campeggiare ad armi uguali al nemico, non apparisce fornito da veruno dei naturali vantaggi, onde, si reputa dai maestri di guerra un luogo atto alle difese: pertanto il Paoli ebbe anco di lì a sgombrare e tosto: per questa mossa si trovò separato dal Nebbio e dal Capocorso, dove i popoli stavano in aspettativa per sollevarsi; se non che, vista poi la mala parata, cagliarono; le milizie rimaste fuori si sciolsero sperperandosi per evitare la prigionia e forse peggio: soccorse ai capi una nave d'Inghilterra usa fino da cotesti tempi ad accorrere dove accadono naufragi per raccoglierne le reliquie; la quale imbarcati Antonlionardo di Belgodere, Achille Murati, il capitano Pelone, un Pizzoni con altri 176 compagni li trasportò a Onelia, donde tornarono, ma tardi. Un altro danno troppo maggiore per lo scoramento fu questo, che avendo spedito gente a Pietralba, affinchè si aprisse l'adito in Balagna e quivi reprimesse le scorrerie dello Arcambal, la incontrò trista e curiosa, perchè i terrazzani in parte spauriti dai progressi del nemico, in parte sobillati dalla fazione fabiana avversissima al Paoli, le avevano contrastato i passi: ond'ella per non dare al nemico gradito spettacolo di guerra cittadina, se n'era tornata. Dall'altro lato a conforto dell'animo sbattuto del Paoli soccorreva il pensiero, che sgombrato il Nebbio, di poca importanza alle fortune della guerra appariva la Balagna; e più di questo la vista delle bandiere côrse che scendendo giù dalla vasta costa conobbe sventolare prima su Lento, poi su Canavaggia: deliberato di stabilire questi due punti quasi perno delle mosse future fece alto mostrando francamente la faccia al nemico tanto che ottenne risposta ai messaggi in tutta fretta spediti agli uomini di cotesti due paesi a domandare se di soldati o di munizioni desiderassero rinforzo.

Reduci e messaggi gli riferirono, che i Lentini e i Canavaggesi lo ringraziavano; avere a sufficienza di tutto, vivesse tranquillo, terrebbero fino all'ultimo fiato per lui. Allora scese giù in valle di Golo, in sembiante allegro, ma chi gli avesse visto il cuore avrebbe esclamato: Oh Dio che passione! In vero la risposta dei popoli della costiera lo aveva trafitto più che tutto: egli pensava amaramente come lui non più considerassero una cosa con la Patria, bensì colle parole lui oggimai distinguessero dalla Patria: il quale linguaggio palesò sempre a chi intende, che altri già si decise a tradirli o prese a prestare le orecchie credule od interessate ai sobillatori, che sempre intenti alla rovina di un popolo danno ad intendere come la causa della patria sia diversa da quella del suo custode. Giunto a valle gli occorse un corriere che lo ammonì da parte del Serpentini avere il Marboeuf tentato il passo del fiume, ma respinto con perdita non pareva disposto per ora a rinnovare la prova. Questa fu buona novella e se ne rallegrò; sicchè il suo volto riapparve sereno, e' sembra che la Provvidenza pei suoi arcani fini volesse provare la tempra di cotesta anima con l'assidua vicenda del dolore e della gioia capace ad abbattere anche le divine non che le umane nature; lotte ineffabili sono coteste; qualcheduno ne scampa e il Paoli fu tra questi; ma pari a quella che Giacobbe sostenne coll'Angiolo, chi n'esce, ne rimane tocco per tutta la vita.

Passò il ponte che ha nome di nuovo, lungo ben cinquanta braccia; lo trovò benissimo in ordine, munito di trincere e fortini; uno dei quali a metà del ponte: poichè tutta la sua gente lo ebbe passato ed egli ultimo, chiamò a se il conte Gentili preposto al comando dei prussiani e degli Svizzeri messi a custodia del ponte, e gli disse che l'esito della guerra dipendeva nella massima parte dalla difesa di cotesto ponte; confermasse i soldati nella ottima mente; con ogni partito più acconcio li persuadesse a tenere il fermo. Cotesta gente rude, ma fida, udì con lieto animo le parole del generale e rispose farebbe il debito: allora il Gentili su la fede di soldati e di cristiani la richiese di giurare che avrebbero senza rispetto, finchè l'anima le bastasse, sparato adosso a qualunque si fosse ardito passare. Appena passato il ponte, il Paoli scrisse lodando Saliceti, Cottoni e Serpentini, strenui mantenitori della foce del Golo, e raccomandò loro che operassero in modo che durante la notte gli spedissero di rinforzo quanta più gente potesse, senza però mostrare di sguernire il ponte. Giunto a Rostino, appena scese da cavallo, prese penna e calamaro e di suo proprio pugno vergò sopra un foglio d'ordine al comandante delle compagnie côrse stanziate al ponte alla Leccia: pigliasse sul far del giorno mille uomini fra i più gagliardi e valicato il Golo a Ponte Rotto per via di traghetti s'insinuasse nelle macchie di Canavaggia, donde ingaggiata la battaglia avesse ad irrompere improvviso percotendo il nemico di fianco o alle spalle. Dopo questi ordini parve più quieto, e proseguì a mandare comandi da ogni parte e a riavere ragguagli; i corni côrsi non cessarono mai tutta notte di rispondersi da valle a valle, e più che di uomini parvero voci delle foreste secolari, di vetusti dirupi che si dessero la posta per la prossima battaglia; però come se il cielo volesse chiarire le sue sinistre intenzioni, ad un tratto si ricoperse di nuvoli e quindi a breve il vento precursore della tempesta, scotendo gli alberi fronzuti di foglie novelle, empì la campagna di un segreto rammarichio, di un suono di piante come se le anime dei morti per la Patria da quarant'anni in poi uscissero dalle antiche sepolture per lamentare il prossimo infortunio, poi scoppiò il fulmine e il tuono lungamente ritronante di forra in forra terribile come la voce dell'Angiolo che sveglierà i morti di tutta la terra e dirà: — sorgete, o morti, e venite al giudizio! — Durò la tempesta poco più di due ore; ma la sconcia pioggia empì fossati, ingrossò i torrenti, e alle tante voci di terrore il Golo aggiunse il suo brontolìo mentre menava torvo le gonfie acque: passate due ore le stelle tornarono a scintillare più vivide come se avessero terso i raggi nei lavacri del cielo. Il Paoli ora si affaccia ad una ed ora ad un'altra finestra, impaziente di scernere su l'estremo orizzonte quella lista di luce grigia foriera del giorno; ma non vedendola comparire, scende e montato il cavallo s'inoltra solo per la via che da Rostino mena a Ponte Nuovo; il poggio sul quale si era cacciato ingombravano allora macchie di cornioli e qualche sughero, onde poco si poteva scorgere di giorno, molto meno di notte. All'improvviso il cavallo si ferma e il Paoli scorge due uomini armati ognuno da un lato tenergli il morso; veramente non si può nè manco dire che la costanza in lui fosse virtù; piuttosto qualche qualità naturale del suo temperamento; tuttavolta si tenne giunto alla sua ultima ora e non gliene increbbe; chiuso in sè, sdegnoso di profferire parola stette ad attenderla: però rimase poco in cotesta ansietà dacchè una voce amica rompendo il silenzio disse:

— Ecco, per un capo di esercito questo è trascuratezza degna di biasimo.

— O padre Bernardino, chi vi può riconoscere sotto le fogge che ogni giorno mutate, è bravo davvero!

— Mi sembra che non vi abbia a tornare nuovo che i frati trattino le armi in Corsica, e chi crede altrove che le virtù del chiostro chiudano la porta in faccia alle virtù della Patria ha torto marcio; ma ciò non monta adesso: tornate indietro, Pasquale e spedite i vostri ordini da Rostino, procurando di non mostrarvi fra i soldati, perchè vi ha tra essi non uno ma più Giuda, che hanno venduto il vostro sangue e già riscosso il prezzo.