Da prima passarono per le terre lavorate, pei vigneti e pei chiusi degli ulivi; si lasciarono addietro castagneti e macchie di cornioli e di corbezzoli; nè anco lì si fermarono; continuando a salire traversano foreste di larici di faggi e di abeti; ma la lena a taluno di loro vien meno e avvilito domanda;
— Dove ci mena Altobello? Quando ci fermeremo?
— Avanti, avanti, rispose Alando, chè ci bisogna ire dove non è chiamato l'uomo a lavorare, a raccogliere o ad uccidere. Noi abbiamo adesso due soli protettori, il deserto e la morte.
Eccoli giunti dove massi enormi appaiono ammonticchiati alla rinfusa o sparsi pei fianchi del monte in tutti i sensi, parte su ritti, parte a giacere, screpolati o interi; pareva il campo di battaglia dove rimasero fulminati i Titani figliuoli della terra.
— Più su ancora, più su, gridava a tutti avanti Altobello; le vette dei monti ci allontanano dai travagli degli uomini e ci avvicinano alle consolazioni del cielo.
Oramai erano in parte, dove chi va senz'ale più in alto non può arrivare: appena ci ebbero fermo il passo, un nugolo di falchi schiamazzando fuggì via spaventato: indi a breve si mise a girare con le sue larghe ruote intorno alla pendice; qualcheduno ancora si provò calare al vecchio nido, ma fu cacciato via con le grida e co' sassi; non per questo e' rimase, chè trovarsi così sfrattato dalle antiche dimore sembrava gli avesse a parere gran cosa. Certo, torto egli non aveva, perchè l'uomo, se felice, pigli le terre feconde dei tesori della natura, e se infelice, occupi i deserti e le rupi. Dove mai adunque avranno di ora in poi a vivere le altre creature di Dio?
Là su quel vertice, benchè il fiato gli uscisse affannoso dal petto e le tempie e i polsi gli battessero terribilmente, Altobello volse gli occhi dintorno per contemplare lo spettacolo che gli si parava davanti. Davvero desolazione maggiore egli non aveva visto mai; coteste vette ignude erano fatte a strappi, cosicchè meno acuti e taglienti appaiono i vetri rotti su recinti degli orti per allontanarne lo scarpatore; si conosceva espresso come la natura spasimante pel fuoco interno che la bruciava cacciasse le mani nelle proprie viscere e a brandelli le lacerasse per fare strada al vulcano; qua e là cespi di pruni e tignamiche e arbusti altri cotali che crescono in luoghi sterili, arruffati a mo' di chiome della disperazione; e quei fessi tutti erano vocali, sicchè il vento che perpetuo soffiava costà, rotto in mille punte zufolava in suoni molteplici e fastidiosi sinistramente, quasi che tutte le anime degli ammazzati a ghiado nella Corsica si fossero date la posta su cotesti scogli per querelarsi della mala morte. Da occulte scaturigini usciva e si sparpagliava in cascatelle moltitudine di acque, le quali precipitando giù si rammaricavano da prima come chi piagne basso, ma poi stringendo in meno rivi il volume diverso ed anche aggiungendone altro da sorgenti nuove, si aumentava lo strepito, sicchè pareva che il luogo echeggiasse di singhiozzi; per ultimo le acque ristrette in un fascio si avventavano giù nello abisso a mo' di chi prorompa in pianto irrefrenato. Su l'orlo della voragine l'acqua si rompeva, schizzava, rimbalzava e ora ravvolgendosi in sè stessa o ribolliva o mandava all'aria sonagli, e ora andava sbrizzata in minutissimi spruzzi, vera polvere di acqua; lì i fianchi della montagna tremavano; la Ninfa del luogo pareva essere Scilla dalla cintura dei cani, perchè un continuo latrato intronava le orecchie; gli scogli, quasi mostri animati, si minacciavano con gli urli pure aspettando il destro di potersi avventare l'uno contro l'altro e sbranarsi; in capo al giorno un raggio di sole si arrischiava di penetrare fin là dentro, e allora per un momento cotesta polvere, cotesti sonagli e coteste bolle si tingevano in colori dell'iride; ma indi a breve la paura tornava a impadronirsi del luogo, anzi pel contrasto vi dominava più terribile. Così l'angiolo del perdono si accosta fino alle porte dello inferno, pure tentando riscattare qualche anima; e quando privo di speranza ne torce l'ale, i dannati al pianto eterno sentono i loro tormenti oltre misura inaspriti dalla visione celeste. — Più lontano, nella pianura dove o entrano in qualche lago o si affrettano al mare, le acque si mostrano placide, simili al cuore dell'uomo, che logorato dalle passioni, quieta a misura che si accosta alla suprema quiete del sepolcro; egli dura in vita, ma la mano della morte si è stesa sopra di lui.
— Ecco il nostro regno, esclamò Altobello dopo avere lungamente specolato dintorno: peccato! che non ci si presenta un po' di tetto per mettere a riparo la nostra testa.
— Questo è ciò che vedremo; prima di biasimare, assicuriamoci se merita spregio.
E i banditi si misero alla cerca, nè si dilungarono troppo ch'ebbero trovato grotte e caverne capaci di uno, di più ed anco di moltissimi uomini, dove pararonsi loro dinanzi lembi di veste fradici, armi di tempi andati, alabarde o corsesche arrugginite ed ossa umane; miserabili testimonianze che cotesta terra era antica alla sventura; ma in coscienza qual terra può vantarsi nuova ai carnefici ed alle vittime? ogni secolo sperò, e spera vedere mutato il fiero ordine delle cose invano; il demonio vie vie si aggroviglia altro pennecchio alla vita e dura a filare la corda per la tortura della umanità: dicono che Noè maladicesse il solo Cam: io avrei gusto davvero che qualcheduno mi mostrasse in che cosa approdava la sua benedizione a Sem e ad Jafet.