— Magari! soggiunse Ferrante; ma il torzone sempre col ramaiolo all'aria esclamò:
— Non sia mai detto, che qui sulla porta del convento di San Francesco si abbia a commettere il brutto peccato dell'usura.
E così per miracolo, la fortissima madre in mezzo alla tempesta ed ai fulmini.... fu messa in salvo dal figliuolo. (Cap. X.)
E ributtata la broda nella caldaia, sbatacchiò la porta in faccia agli accattoni, tirò strepitosamente il chiavaccio e non si fece più sentire. Ferrante tacque, solo levò gli occhi al cielo; io voglio credere che ei lo facesse per preghiera, però la lancia di Longino deve avere balenato a quel modo o poco meno sinistramente.
Costumavano, ed anco adesso non tutti, ma parecchi côrsi costumavano scendere dai paesi in città sopra certi somarelli grandi quanto i cani di San Bernardo, ai quali arrivati che sono, levano la cavezza e danno per profenda un calcio nella pancia: le grame bestiole si cacciano da per tutto per procurarsi un po' d'alimento; io ne ho visti ficcarsi fra le gambe dei soldati francesi mentre attendevano agli esercizi militari, e certa volta andando per visita da un personaggio dell'isola (già s'intende in giubba nera e in guanti paglierini), mi accadde incontrarne uno su per le scale del terzo piano. Ferrante, adocchiando uno di questi animali, gli si mise dietro nel pensiero che lo scorterebbe con più intelletto e certo poi con meno odio dell'uomo; quanto all'odio se indovinasse non so, ma quanto a giudizio prese errore, dacchè lo condusse in un campo di cavoli dove l'asino cominciò a menare scempio, il che vedendo l'ortolano proruppe fuori di casa con un cannocchio in pugno, tirando giù che pareva un maglio. Il somaro gustata la prima non aspettò la seconda; allora l'ortolano si spinse a Ferrante facendo le viste di rinnovargli la zolfa addosso, nè a questo bastava dire non appartenergli la bestia, nè affermarlo con giuramento, finchè inasprito, tratto fuori un coltello e sacramentando che gli avrebbe fesso il cuore se si attentava avvicinarsigli ancora di un passo, mise a partito il villano. La fortuna faceva addirittura al mal capitato giovane il viso dell'uomo di arme; ma egli tuttavia non si volle dare per perso: parendogli, non ostante la sua prudenza, anzi a cagione di questa, essere incappato in troppi casi per non dare nell'occhio, prese il partito di buttarsi in terra accovacciandosi dietro una massa di fieno.
Scese alla fine invocata la notte, ed egli cauto e guardingo si accostò alla casa di Alando; ben gl'incolse la sua previdenza, imperciocchè vide, dal canto dove si mise rannicchiato, un'ombra passare e ripassare dinanzi alla porta di cotesta casa, accostarsi il capo per origliare, poi venuto in mezzo della strada voltarsi in su per istudiare dai moti del lume, che cosa vi si facesse dentro, così non una, nè due, bensì parecchie volte. Egli era manifesto che stavano spiando la casa; Ferrante non ci trovava rimedio, e ormai si disponeva ad allontanarsi con ineffabile angoscia, quando codesta ombra strillò come la nottola e fuggì via. Ferrante comprese trattarsi di vendetta privata e gli parve faccenda da apprensionirsene assai più della vigilanza del governo; pure reputò per codesta notte la esplorazione non si sarebbe rinnovata, e questa si appose: ciò nonostante si rimase tuttavia in agguato e quando gli parve ogni cosa d'intorno sicura, egli incominciò a moversi stendendo e ritirando a vicenda le mani e i piedi, e strisciando col ventre sulla terra al modo stesso che la volpe mascagna si accosta al pollaio, intantochè la massaia fila cantando lì accosto e non se ne avvede. Rifinito di lena Ferrante arriva a piè dell'uscio della casa Alando e chiappa un ciottolo per bussarci dentro, ma non gli fu mestiere, che il cane di dentro, avvertito dall'odorato dello appressarsi dello sconosciuto, si avventa contro la porta col pelo irto su la schiena, abbaiando disperatamente; codesto fracasso tornava in più modo dannoso, sì perchè non dava adito a sentire il picchio, e più perchè poteva destare l'attenzione del vicinato; però Francesca Domenica come donna accorta, avvisando che qualche cosa covasse là sotto, aperse la finestra, e guardato in giù scorge un viluppo scuro che si movea; e subito dopo la percosse questa voce:
— Signora Francesca Domenica, portate via il cane e apritemi, ho da parlarvi per parte di Altobello; per l'amore di Dio fate presto.
Esitò la donna, ma non perse tempo, e scendendo a precipizio la scala diceva tra sè: di che ho da temere?