Alla dimane, prima che spuntasse l'alba, Francesca Domenica sorse dal suo letto di foglie di castagno, e messo appena il piede fuori della grotta, incontrò Altobello e Ferrante: con esso loro senz'altre parole prese a calarsi giù di greppo in greppo. Mentre andavano, spuntò l'aurora vermiglia e lieta, comecchè stillante umidità; così forse, avrebbe immaginato un poeta. Diana sorpresa da Atteone, sorse dipinta in volto coi colori della vergogna dai lavacri di Gargazia. Al ponte periglioso si separarono così ordinando Francesca Domenica, la quale, ripreso il suo travestimento, dopo miracoli di sagacia, potè ridursi alle sue case del procoio di Santa Colomba.
Tre giorni erano passati dopo l'ultima partenza di Francesca Domenica, e già la ruggine del tedio ripigliava a esercitare la sua virtù su le anime dei nostri proscritti, i quali di rado si cambiavano parole, e comecchè l'uno potesse appartarsi dall'altro, pure si sfuggivano: al quarto verso mezzogiorno, Ferrante e Altobello, tenendo entrambi gli occhi rivolti al medesimo punto, videro moversi qualche cosa pel dirotto calle, che menava alle caverne, ed agguardando meglio conobbero essere un fanciullo, che con lena affannata si affaticava di pervenire in cima alla rupe, Ferrante si levò ritto inarcando il moschetto contro il mal capitato, e da lontano gridò: si fermasse, dicesse chi fosse, ed a che venisse. Il garzone come impedito dall'ansia mostrava, agitandola, una carta, e a posta sua urlava: Altobello! Altobello!
Fu convenuto lasciarlo accostare, e il giovanetto venendo oltre domandò:
— Qual è di voi Altobello Alando?
— Io, rispose subito Ferrante, che volete da me?
— Ecco ho da consegnarvi questa lettera per parte della vostra signora madre: intantochè la leggete io mi riposerò.
Aperta la lettera, Altobello e Ferrante lessero:
«Caro figliuolo.
«Se dubitassi del tuo coraggio ti farei torto, ma non t'ingiurio se ti raccomando raccogliere tutto il tuo coraggio intorno al cuore. Ora bisogna, che tu sappia come Serena la tua sposa della quale a fine di bene io ti dissimulava il vero stato, si trovi in procinto di morte. I medici appena le danno due giorni di vita. Quale sia la nostra desolazione non istò a dirti, massime, che la meschina non trova pace, e smania, e dice, che morirà disperata se prima non ti vede per darti l'ultimo addio, molto più che le si è fitto in mente una fisima da inferma per cui pensa, che i suoi sponsali teco senza prete nè benedizione della Chiesa, non sieno senza peccato; epperò vorrebbe sposarti co' riti della nostra santa religione, magari in articulo mortis Io le ho promesso scriverti, e mantengo la parola, però nel medesimo punto non ti conforto a venire, nè te lo dissuado; come madre io avrei caro tu ti restassi, pure mi rimetto in te. Lo zitello, che ti porta questa lettera è nipote del Pievano di Santa Divota, mi sembra svelto, ed anco lo zio me lo afferma maliziato più di una squadra di sbirri; però servizievole: se ti parrà giovartene, fallo senza rispetti, che ciò a lui piacerà, ed altresì allo zio. Addio; ti lascio con la mia benedizione.»
Finita la lettura, Ferrante aggrondato interrogò il garzone.