— Giusto! M'insegna il latino, servo le messe, e mi tira su a prete.
— Ma io non aveva mai sentito dire che il Pievano avesse fratelli.
— Difatti, lo zio non ne ha; io sono figliuolo della sua sorella maritata a Vivario.
Tutte queste domande erano consigliate ad Altobello ed a Ferrante dal sospetto in cui vivevano d'insidie perpetue: nè qui finirono, che molto si allargarono a domandargli quale e quanto avesse provato la vigilanza dei micheletti, e come fosse riuscito a evitarla, e se pensava di correre rischio al ritorno. Il garzone vispo rispondeva a tutto con arguzia maravigliosa: cotesta sua non pareva mente di fanciullo, bensì, piuttosto, che diventatogli adulto lo spirito, il suo corpo fosse rimasto nell'adolescenza. All'ultimo, come uggito, egli disse:
— Voi mi avete fradicio, lasciatemi un po' mangiare un boccone, e dormire un paio di ore e me ne torno pei fatti miei, chè non vorrei lo zio stesse lungamente in pensiero.
E con la beata trasandatura del fanciullo, mangiò e bevve, poi entrò nella prossima grotta, dove indi a breve fu preso da tal sonno, che il russare si sentiva fino dal posto in cui erano rimasti Altobello e Ferrante.
Poichè l'amico suo non rompeva il silenzio, a Ferrante parve bene domandargli:
— E quando fate conto di partire Altobello?
— Io? Giusto adesso stava ventilando meco le ragioni così dello stare come dell'andare, e mi è parso dovere concludere di rimanermi.
— Voi avete ad andare, ciò vi persuadono il bene vostro ed il nostro.