— Eh! no, signore.
— Come no? Poc'anzi mi avete dato uno spintone da rompermi il capo contro le pietre per passare, ed ora mi state piantato là come un palo.
— Oh! che ci è da stupire? Io non ho più bisogno di passare adesso... Cercava per lo appunto di lei.
— Me?
— Proprio lei. Si ricorda vostra signoria dei ragionamenti che tenemmo ieri sera circa alla buona mano?
— Sì, mi pare; qualche cosa fu detto.
— E come! Su le prime lei non mi voleva dare niente...
— Avanti.
— E poi me la dette, ma era buio: ella si mise la mano in tasca e non ci badò, ed io nè meno. Tornato a casa consegnai la moneta a Caterina; e non ci era da sbagliare, in tasca mia cotesta moneta ci si trovava figliuola unica di madre vedova, e poi di oro non ci sono mai usate; Caterina guardò la moneta e me negli occhi; dopo disse: «E te l'ha data proprio lui?» Oh, chi me la deve aver data gua'? disse io. — Allora Caterina da capo: «Dunque dev'essere sbaglio.» Malanaggio! dissi io; se non isbagliava, stasera si rimediava al companatico. Venire ieri notte a riportarle la moneta non mi pareva che c'incastrasse, perchè a casa tornai tardi, chè prima mi toccò asciugare e governare il cavallo; stamani subito che ho potuto, vengo a fare il debito mio.
E stesa la mano porgeva la sterlina al Boswell, il quale, dondolando la scatola via via, diceva: