Il villano, dopo aver bene udito queste cose, schizzò fuori dei denti uno spruzzo di saliva verde a cagione del sugo dell'erba che masticava, e forbitosi col rovescio della man manca le labbra abbracciò e baciò Altobello; volendo in seguito praticare la stessa cerimonia col Boswell, questi lo respinse mettendogli con quanto possedeva di forza il pugno al petto: per la qual cosa il Côrso aggrondato brontolò: — Per Dio santo, o che frulla a costui?

Senonchè Altobello sovveniva pronto a quel frangente mormorando nelle orecchie al Côrso: — Costà nelle parti d'Inghilterra il bacio tra uomini non usa, e il vostro ospite è inglese.

— Allora muta aspetto, e ripresa la consueta compostezza il Côrso soggiunse: — Passeremo dalla Cappella ne'?

Entrarono in una stanza terrena foggiata a modo di Cappella, nè priva di eleganza, certo poi netta e fresca come se fosse nuova. Appena Francesca Domenica vide una lampada accesa davanti la immagine della Immacolata ed uno inginocchiatoio ci si gettò giù di sfascio; Altobello e il Boswell l'ebbero ad imitare a scanso di scandali: questi dopo convenevole intervallo levò il capo per iscoprire marina, ma la donna teneva sempre gli occhi chiusi, e la faccia bassa su le mani giunte; dopo lui, e scorso altro spazio di tempo, si provò di specolare Altobello; non ci era apparenza di prossima fine; tossirono, starnutarono: peggio! Ci volle pazienza, chè la Francesca Domenica quinci non si rimosse se prima non ebbe votato e scosso il sacco; per ultimo fattasi il segno della redenzione, con un bellissimo inchino si licenziò dalla Immacolata. Allora passarono nel celliere, a giudicarne dai vasi vinarii di ogni maniera sparsi qua e là: donde per via di scala di legno, che metteva capo ad un'apertura nel pavimento, riuscirono al piano superiore. — Occorse agli occhi del Boswell una sala vastissima cui faceva soffitto la travatura del tetto con un camino proporzionato alla grandezza del luogo nella parte meridionale; il camino, come ogni altro antico di Corsica, pareva dilettarsi a distribuire imparzialmente il fumo fuori e dentro casa, imperciocchè i travi, le muraglie e tutto in cotesta sala apparisse ingrommato di vernice nera: mobili unici una tavola in mezzo, parecchi seggioloni a braccioli con la spalliera diritta, e la predella ignuda da cuscino; su la parete a tramontana, un quadretto, che forse conteneva una immagine, ma stante la piccolezza sua e la distanza non era dato distinguere. Tutto questo com'è da credersi, fu presto veduto; però senza quasi fermarsi passarono in certa cameretta quadra, di forse sette passi, a otto non ci arrivava, per lato, e qui videro una cassa, una scrivania, una seggiola, uno inginocchiatoio; nella parete sopra lo inginocchiatoio coi bullettoni inchiodate due stampe, una rappresentante la inevitabile Immacolata, l'altra il ritratto di Sampiero D'Ornano: in fondo della stanza un arco, non però in mezzo della muraglia, bensì tutto su un lato, per la quale cosa mentre a sinistra del riguardante posava sopra un pilastro fuori di tutte le regole largo, a destra finiva ad angolo acuto sopra la stessa parete; la tenda di bordato larga quanto l'aria dell'arco, impedendo la vista, il maggiordomo di casa fu sollecito di tirarla, ed espose per questo modo un lettuccio, una scranna, e un lavamano. Il signor Boswell con qualche leggera impazienza disse: — Non importa che mi mostriate di questa casa più oltre; menatemi addirittura al quartiere del signor generale[20].

— Gli è bello e finito; nelle altre camere abita la famiglia, cioè i cani e i servitori.

Il signor Giacomo trasecolava, anzi considerando più minutamente vide che le finestre non andavano munite di cristalli, e di vetri, bensì da impannate, onde non potè trattenersi dallo esclamare:

— Senza vetri! Senza cristalli! Qui siamo ai tempi di Adamo; per lo meno a quelli di Noè.

— Veramente prima che il signor generale venisse da Napoli, io ce li feci mettere, ma egli entrato in casa, tostochè li vide, li ruppe col bastone che teneva in mano, dicendo: impannate ci lasciai ed impannate io ci vo' trovare: anche traverso il cristallo il lusso entra nelle case, e allora addio parsimonia, senza la quale la repubblica è vergone da civettare beccafichi.

Il Boswell taceva, solo non rifiniva di cacciarsi su nel naso tabacco sopra tabacco. Rientrato in sala il maggiordomo convitò gli ospiti a mensa, che parve al nostro Inglese più che patriarcale davvero: sopra rozza tovaglia avevano posto un catino di zuppa di magro, copiosa di legumi e di erbe; accanto al catino due zucche, una piena di acqua, l'altra di vino, dove ogni commensale poteva dissetarsi a suo talento: assettatisi a tavola misero davanti al Boswell una scodella di zuppa, e gli dettero forchetta e cucchiaio di bossolo: non sentendosi troppo allettato da cotesta vivanda, egli si pose a considerare la posata fatta con bellissimo garbo, ma, per molto uso, pingue di grasso. Il manente notò l'attenzione dell'ospite, e non gli sfuggì nè anche un suo gesto di disgusto, ch'egli non valse a reprimere; per la qualcosa credè molto a proposito dirgli:

— Vedete, signore, anche il generale da principio non ci si sapeva adattare, e ne scrisse a suo padre signor Giacinto buona anima perchè da Napoli gliene provvedesse di argento; il signor Giacinto ecco cosa gli rispose: — qui si levò da tavola, e salito su di una seggiola staccò dalle pareti il quadrettino, il quale appunto conservava sotto il cristallo la lettera del vecchio Paoli al suo figliuolo; lo porse al Boswell, che lesse: