— Sia come si vuole rimarrà sempre degno di memoria l'atto magnanimo di Eufrosina, — osservò Francesca Domenica, cui rispondendo il figliuolo disse: senza dubbio, senza dubbio.
Intanto le ombre della notte si erano sparse sopra la terra, e Altobello, tenendo per la cavezza il mulo dove stava seduta la madre, lo mise dentro un calle angusto in mezzo di foltissima macchia, il quale faceva capo alla casa paterna per la via più diritta, imperciocchè Corte non fosse città murata, e la più parte delle case stessero a que' tempi sparse per la campagna come giovenchi alla pastura: essendosi per questo modo Altobello scostato alquanto dal signor Boswell e dagli altri compagni di viaggio, con bassi accenti si fece ad interrogare la madre.
— Ma com'è che siete venuta, mamma, a incontrarmi fino al Macinaggio? Chi vi ha avvisato del mio arrivo?
— Il generale.
— Possibile! Egli non poteva saperne niente.
— Eppure lo sapeva. Domenica scorsa mentre usciva da messa lo trovai sul prato davanti la chiesa; tostochè mi vede egli mi si fa dappresso, e mi dice: Buon dì e buon anno; come va la salute, cugina? — Eh! piaccia a Dio quando va male la vada sempre così. — Che nuove abbiamo dei parenti? — Di quali parenti? — Di quelli di Venezia. — Ne vivo in pensiero, perchè come saremo a Santa Giulia, correranno due mesi che non ricevo lettera di loro. — Non vi confondete, cugina, accertatevi, che stanno per arrivare. — Santa Vergine, che cosa mi dite! e verranno tutti e due, cognato e figliuolo? — Se tutti e due, non saprei, ma uno di certo e sarà Altobello. — Generale, non mi tacete nulla, ve ne supplico; capite... io sono madre. — Capisco tutto, epperò vi paleso che tra pochi giorni il vostro figliuolo arriverà al Macinaggio su la mezza galera del capitano Franceschi, almeno così spero: ma subito dopo ripigliandosi ha soggiunto: — No, ne son sicuro. — L'ho ringraziato, e tornando a casa pareva una rondine: credo avere cantato per via, sicchè se la gente non mi ha creduta matta sarà stato un miracolo; spazzai la camera, mutai le lenziola di sul letto, misi in sesto ogni cosa, e poi badandomi bene d'intorno, affinchè nessuno mi frastornasse, sono venuta ad incontrarti.
Altobello la prese per mano, e glie la baciò due volte, — e quindi a breve soggiunse: — Però cotesto annunzio del generale mi riesce strano.
— Non fartene meraviglia, figliuolo, perchè il generale fu beneficato da Dio col dono della profezia, e te ne accorgerai.
Il ragionamento tra la madre e figliuolo venne interrotto da uno scoppio di archibugio, anzi Altobello sentì persino quel sibilo che manifesta il passaggio della palla: subito dopo in lontananza urli e pianti disperati.
— Ho paura sia successo qualche disgrazia, osservò Altobello alla madre. — Ne dubito anch'io, questa rispose, e proseguì in silenzio. Non erano andati guari, che fu udito per la macchia uno stormire come di cignale che rompendo le roste si faccia via traverso alla foresta: soprastettero sospettosi, intanto lo strepito più e più sempre si appressava; ad un tratto proruppe fuori della macchia un uomo di cui i gesti, per quanto lasciassero vedere le ombre della sera, palesavano il terrore; con le mani faceva l'atto di aprirsi le frasche davanti al passo, e il capo teneva volto sulla spalla manca, qual è colui che tema di vedersi inseguito. Nè badando, e nè credendo d'incontrare molestia per cotesta via, venne ad urtare con violenza nel petto di Altobello che allargate le braccia lo recinse a mezza vita prima che costui se ne accorgesse. L'effetto, che prima percosse il fuggitivo, fu la paura, a giudicarne dallo strido straziante che cacciò fuori; ma subito dopo prevalse l'amore della salvezza, dacchè incominciò a dare crolli da schiantare un pino. Altobello, quanto egli si sforzava svincolarsi, tanto intendeva con supremi conati a tenerlo stretto. Il signor Giacomo, studioso della libertà del cittadino, pensava se fosse lecito per mera suspizione privare, come Altobello aveva fatto, un uomo dell'esercizio delle sue facoltà; e intanto che discuteva la cosa stavasene a cavallo al mulo e non lo sovveniva. Dopo parecchie scosse riuscì allo sconosciuto sprigionare il braccio destro, che in un attimo cacciò nella tasca delle brache, e lo ritrasse armato di stile: già lo teneva levato per conficcarlo nelle spalle ad Altobello, quando Francesca Domenica, che alta era e gagliarda, con ambedue le mani gli attenagliò il polso, e costringendolo a piegare, tale vi impresse un morso, che lo sciagurato, sentendosi a lacerare carne e muscoli, con doloroso guaito lasciò cadere lo stiletto. Non per questo meno egli tentava scappare con ogni modo, e Altobello affannoso gridava: — Una fune, una fune! levate la cavezza ad un mulo.