— Ipocrita! e tu perchè hai messo la madre a repentaglio di farsi rispettare con le armi alla mano?


Altobello e Boswell, tenendo dietro alla gente che traeva concitata verso un medesimo luogo, arrivarono alla montata del castello dove si parò innanzi a loro un molto fiero spettacolo. Gli accorsi e gli accorrenti giunti a pena smettevano ogni clamore facendo più spesso il cerchio che circondava un uomo morto. Qualcheduno reggeva torcie di resina, la più parte schiappe di pino, onde gli oggetti e gli uomini apparivano rischiarati da luce, che potremmo dire sanguigna; ancora, se ne eccettui alcuni, come taciturni, così restavano immobili; adoperandoci forza di spalla e di gomiti il Boswell e Altobello riuscirono a mettersi nelle prime file, e videro una fanciulla meravigliosamente bella, alta di persona, co' capelli neri giù per le spalle, pallida come se di marmo, gli occhi un po' sbalestrati; sovente le palpebre le si chiudevano e le si aprivano per tremito convulso, sicchè pareva mandassero faville come spade incioccate fra loro; anco le labbra ad ora ad ora le sussultavano: si conosceva espresso che un uragano di passioni molinava in codesta povera anima; e nondimanco il supremo sforzo della volontà impediva loro prorompere. Ella era intenta a prestare gli ultimi uffici al morto; alcune donne ministrandole con acqua tepida e vino ella li lavò la faccia sordidata nella caduta; gli occhi li chiuse e la bocca; tolta via ogni traccia di sangue dalla persona gli fasciò la ferita, immane ferita che nel petto gli fracassò alcune costole, e riuscendo dietro le spalle in mezzo le scapole gli aveva sbrizzato le vertebre della spina; all'ultimo gli pose fra le mani un crocifisso, un guanciale ripieno di paglia sotto il capo, in capo il suo cappello gallonato: non vincibile miscuglio nella natura côrsa di religione e di vanità. Ciò fatto si lasciò andare prostesa sopra la faccia del morto e parve piangesse, ma non si sarebbe potuto affermare, imperciocchè di tratto in tratto lei dimostravano viva soltanto i brividi della persona; pure di repente assorse più feroce che mai.

— Ora vendetta, ella urlò; voi altri miei parenti più prossimi mettete mio padre su cotesta barella; recatevela sopra le spalle e seguitemi: voi altri amici con le torce accompagnateci.

E corse via; tutti gli altri dietro; eccetto lo strepito dei passi accelerati non si udiva altro rumore, ma la fanciulla fermatasi ad ogni capo di strada ripeteva il grido: — vendetta! vendetta! — La gente traeva ai balconi, e vedendo quel cadavere portato a furia, la corsa turbinosa di coloro che recavano le torcie, e la donna di cui i capelli ventilati le fischiavano di dietro le spalle come serpenti, gemevano — Ohimè! qualche flagello ci è sopra. — Gli uomini volevano uscire, e le donne, madri o mogli, si provavano a trattenerli; ma era niente; che essi con modi più o meno acerbi si sbarazzavano da loro, ed alla sinistra associazione si aggiungevano.

La fanciulla, ch'era figliuola all'ammazzato e si chiamava Serena, mentre andava sì che pareva che volasse, sentì con maraviglia grande tanto rasente a lei lo strepito di altre pedate, che giudicò lo inseguente dovesse porre il piede giusto nell'ombra dond'ella lo cavava; si volse senza intermettere la corsa, e si riconobbe a lato Orso Campana, nemico mortale del padre suo; si fermò, lo ghermì per il collo e gli disse:

— Sei venuto a pascere gli occhi nella morte di mio padre? Tu morrai.

— Serena figliuola mia, lasciatemi; io fui emulo di vostro padre; egli contro me si adoperò duramente, io contra lui; ma la sua morte fu angoscia, e, comechè per causa diversa dalla vostra, pure mi preme quanto a voi, ch'ei sia vendicato.

— Prega il tuo Dio di non mentire, rispose Serena; e gli levò le mani dal collo.

— La emulazione è necessaria nelle repubbliche, e diversifica dall'odio. Non pianse Cesare quando gli mostrarono il capo di Pompeo?