— Io sono Altobello di Alando, e penso potervi consegnare l'assassino del signor colonnello Albertini.
Serena avvertita dello inopinato mutamento dei casi lasciò la cappella, perocchè arrivando giusto in quel punto che Altobello favellava coteste parole, corse verso di lui, gli pose una mano sopra la spalla, e sbarratigli gli occhi fissi nei suoi parlò:
— Straniero, se dici il vero.... io ti dovrò.... io ti dovrò.... non aver perduto il bene dell'intelletto.
Altobello da cotesti sguardi arditi si sentì come ferito; declinata la faccia rispose: — non sono straniero, e non mentisco mai; con buona vostra licenza, signor Generale, permettete che il comandante Serpentini mi accompagni con alquanti uomini suoi.
Giovan Brando venne tratto al cospetto dei giudici: lo spavento, e la rabbia che in cotesto punto lo possedevano sarebbero bastati a renderlo pauroso, ma imbrattato com'era di catrame, più che altro aveva sembianza di demonio, per la qual cosa molti rifuggirono accalcandosi sopra i vicini, le donne si fecero il segno della croce, talune si copersero il viso col grembiale; i ragazzi strillarono. Altobello nel consegnare Giovan Brando in mano ai magistrati espose minutamente quando e come era giunto a fermarlo; la sua testimonianza venne confermata dal signor Giacomo, e dagli altri della loro compagnia, eccetto Francesca Domenica; che pregò il figliuolo a non metterla nel bertovello, dacchè di lei potevano fare a meno. Interrogato il prigioniero chi fosse, e ostinatosi a tacere, gli lavarono la faccia a più riprese coll'olio, poi con acqua e sapone, e così i presenti ebbero comodità di riconoscerlo. — È Giovan Brando, si udì ripetere da tutte le parti, Giovan Brando, Dio lo perdoni.
Il Generale avendo preso a interrogarlo, nè per lusinga nè per minaccia trovò maniera di venire a capo di farlo rispondere. Tentate e ritentate le preghiere, ormai deliberava co' colleghi se gl'indizi raccolti formassero quella prova incompleta è vero, bensì assai prossima alla convinzione per cui potesse senza taccia di barbarie ricorrere allo esperimento della tortura, quando tornati gli uomini spediti dal comandante Serpentini sopra le traccie del Campana, riferirono nonostante le sottili indagini non lo avere rinvenuto in casa nè fuori: solo affermavano alcuni averlo visto passare a cavallo fuggendo via come se cento diavoli lo cacciassero: Matteo da Casamaccioli aggiungeva che Orso chiamatolo a sè lo aveva pregato si conducesse fino a casa sua a rassicurare le donne, e dir loro che fatto fagotto andassero a trovarlo alla Bastia: del rimanente non si prendessero travaglio, e chi era in ballo ballasse.
Un lieve suono, che parve grugnito, uscì, suo malgrado, dalle labbra compresse di Giovan Brando, e il Generale pratico a maneggiare coteste nature côrse fu pronto a reggere quel capo per isvolgere la matassa.
— Sicchè, Giovan Brando, voi lo vedete di per voi stesso, il vostro complice vi abbandona; dirò di più, vi schernisce dopochè, approfittandosi della vostra semplicità, vi ha spinto al delitto.
Il Generale metteva fuoco alla polvere, ma non ci era bisogno nè meno di tanto; nè lo ignorava già egli: di fatti Giovan Brando si morse per furore due o tre volte le mani legate, strabuzzò gli occhi pieni di sangue, digrignava i denti, sicchè pareva che li volesse stritolare; per ultimo con rotti accenti così palesò l'animo suo.
— Volete sapere chi abbia ammazzato il colonnello Albertini?