— Ah! così non lo sapessi....
— E v'importa anco sapere come e perchè? State a sentire, che in poche parole vi levo di tedio.
Conoscete voi l'amore, signor Generale? — Conoscete voi Lellina figliuola di Orso Campana? Voi non conoscete veruno dei due: meglio per voi, non maledico già Lellina, povera figliuola! Ella mi ama con tutte le viscere; il male fu che ella amasse troppo anco il padre; o piuttosto no, che questo non potrebbe essere male, così aveva decretato la mia sorte. Insomma volete o no darmi la vostra figliuola? veniva io sovente istando presso il Campana, ed egli dicendo: bisogna pensare più di due volte a quello che si fa una volta solo, mi rimandava. Tentai Lellina di maritarci senza attendere più oltre il consenso del padre, ma parve a lei così enorme proposta, che non ci rispose nè manco. Inacerbito dalle continue dilazioni, al fine minacciai mandare a monte il trattato; allora Orso mi raumiliò con dolci parole conchiudendo; domani venite a desinare da me; dopo pranzo aggiusteremo la soma all'asino: andai, e bevvi oltre il consueto. Lellina e la serva dopo mangiato andarono in chiesa al vespero, noi restammo a tavola. — Or bè, incominciai, perchè differite le nostre contentezze? Non sono da pari vostro io? Quanto a dote non ve ne cerco. — Questo non fa al caso, egli rispose, e la dote non manca. Io da Lellina in fuori non ho figli, e vorrei che il marito di lei mi tenesse luogo di figliuolo. — E questo non posso fare io? — Potreste, ma vorrete? Il figlio eredita tutti gli amori, e tutti gli odî del padre, egli fa sue così le amicizie come le inimicizie paterne; a questo avete pensato voi? — Ho pensato. — Non basta, riprese Orso, io inoltre ho fatto un voto, ed è di non maritare Lellina se non prima non sia levato dal mondo il colonnello Albertini. — Ma in che vi offese il colonnello, signore Orso? — In che mi ha offeso? Già fra le nostre famiglie dura antica nimicizia e mortale; adesso poichè costui per gioco della maladetta fortuna militando in Austria si è arrampicato ai primi onori come la zucca quando salì sulla quercia, non passa giorno senza che di me faccia strazio. Lascio la insolente ostentazione della sua ricchezza, lascio il continuo sbottoneggiare, i soprusi, gli strapazzi, mi fermerò a questa ultima; dietro a casa sua ha tirato su un muro che togliendo la vista alla mia, me l'ha ridotta a carcere; e siccome io gliene feci tenere proposito parendomi che egli murasse, anzichè per comodo suo, per dispetto mio, rispose essere padrone di levare fabbriche fino al cielo, e sprofondarle fino all'inferno, e se non mi piaceva gli rincarassi il fitto. Se costui vive non posso vivere io, e non sarà mio genero chi non mi aiuta a levarmi cotesto pruno dagli occhi. — Persuasioni non valsero a fargli mettere giù il suo proponimento; le preghiere lo irritavano; alla fine tirato pei capelli dal diavolo promisi quel che volle; allora egli disse: tiriamo a sorte chi di noi farà il colpo, e scrisse due nomi su due pezzetti di foglio che accartocciati gettò nella berretta, poi ne trasse fuori uno, e questo fu il mio.... che aggiungerò? Non lo so nemmen io: il cuore mi si scoppia per la passione. Il giorno appresso tornai a casa di Orso, che mi consegnò i cartocci per caricare lo schioppo, affermandomi averli fatti colle sue proprie mani di polvere inglese; a Lellina non mi riuscì parlare, solo uscendo ella apparve alla finestra e ingannata dal padre suo mi disse:
— Giovà, obbedisci a babbo, e subito dopo ci maritiamo.
— Povera Lellina, tu non sapevi che mi mandavi a sposare la morte.... e qui il singhiozzo lo strinse alla gola, sicchè incominciò ad arrangolare senza potere profferire parole articolate.
Dal violento ondeggiare dei capi, e dal cupo fremito, che le diverse passioni cavavan dai petti, la moltitudine quivi raccolta ricordava il mare che rompe intorno le patrie scogliere. I giudici declinata la faccia stavano pensosi, più degli altri era commosso il Paoli, che appoggiata la fronte alla mano sinistra sembrava in balìa di angosciose meditazioni. — Quando questi, aperti lento lento gli occhi, li volse alla parte dove stava legato Giovanni Brando, vide accanto a lui un vecchio di sembianze austere, e da angoscia sconvolto, e pure degno di riverenza in vista come di rado si vede. Non fu tardo a riconoscerlo il Paoli, che fattogli cenno con la mano lo chiamò a sè vicino, e gli disse:
— O signor Matteo! mio onorato cugino, quanto siamo infelici!
— In effetto una voce molesta mi è giunta fino a casa che mi annunziò il mio figliuolo arrestato; qui giunto, con inestimabile amarezza vedo che non fu fallace la nuova. E quale è la colpa che appongono al mio figliuolo? — Siccome il Paoli esitava, il vecchio insistè: — dite franco, signor Generale, accusato per la Dio grazia non significa reo, molto meno condannato.
— Lo accusano di omicidio proditorio con premeditazione.
— Ohimè! e chi lo accusa?