Al Paoli non bastò l'animo favellare; ma sollevò la mano col dito teso; il vecchio fissò gli occhi in cotesto dito, e con ansietà seguitandolo vide che dopo avere trascorso su molte teste si fermò su quella del proprio figliuolo.
— Cristo! allora egli esclamò con grido strazievole; e per parecchio tempo non fu inteso verun suono dintorno, eccetto qualche gemito: alla fine il vecchio levò la faccia bianca del pallore della morte, e con voce velata incominciò a parlare:
— Compatriotti, amici, Matteo Brando di Russio crede non avere demeritato di voi.
— Perdonate se io v'interrompo, cugino, disse il Paoli; conosco a prova la modestia vostra, che non consentirebbe ricordare nè manco un terzo di quello che operaste in pro della patria. Côrsi! Matteo Brando fu quegli, che spinse la pieve di Bozio a ricusare il pagamento dei seini; donde l'origine della guerra con Genova, e la causa della nostra libertà; egli sostenne le prime imprese; non si conosce campo nè pendice nell'isola, dove fu combattuta battaglia o fatto di arme, che non abbia veduto Matteo Brando nell'ora del pericolo; egli a Furiani, egli a Calenzano, egli a Pontenuovo, egli da per tutto — E così come di sangue, prodigo delle sue sostanze....
— Perdonate se interrompo a mia volta voi, signor generale, riprese il vecchio; non era questo che voleva dire, bensì quest'altro: io credo di non avere demeritato l'amore de' miei compatriotti per essermi ritirato dalla milizia e spedito a surrogarmi il mio unico figliuolo, perchè vi giuro da uomo onorato, che me ne ha trattenuto legittima causa; fin qui non la palesai per paura che mi credessero capace di rinfacciare alla patria i servigi, che per mia buona fortuna le potei rendere: ma se adesso lo manifesto, spero che sarò compatito — e qui apertesi le vesti mostrò fasciato il petto — vedete, di tutte le altre questa maligna ferita non si volle rimarginare, sicchè di ora in ora mi arreca spasimo tale, ch'io ne rimango privo di sentimento; se dunque operai qualcosa in pro' della patria, se non demeritai l'antica benevolenza di voi, deh! per le piaghe santissime del nostro Signore non vogliate permettere che Matteo Brando chiuda la tomba del suo unico figliuolo... dell'ultimo dei suoi...
La gente oppressa dal dolore taceva. Matteo ripreso fiato a strappi continuò: — uditemi, amici; noi combattiamo una dura guerra, massime ora che entra in campo un nemico munito di ogni maniera di arme: poche all'opposto le nostre, le artiglierie pochissime, e senza di queste io ve ne assicuro, non verremo a capo di nulla; tale è pure l'avviso dei periti; ebbene, io vi provvederò di due cannoni di bronzo, con l'arme di Corsica, carretti, arnesi, ed otto muli da carreggiarli; non basta, io armerò una compagnia di soldati, e fin che dura la guerra la manterrò a mie spese; del mio figliuolo non ne vorrete sapere più altro; capisco; ebbene ve gli ammaestrerò io, li condurrò da me stesso, dirò alla mia ferita: chiuditi; se non vorrà chiudersi, procurerò mi dolga meno; e se vorrà continuare a tribolarmi, tal sia di lei; ognuno si piglierà cura di sè dal canto suo; ma, patriotti miei, amici, parenti, accettate vi supplico il prezzo del sangue, non consentite che il figliuolo di Matteo Brando finisca strozzato sopra la forca.
Al fine delle sue parole s'intese un gemere basso fra la gente, un rammarichio come quando i congiunti accompagnano alla fossa un caro defunto. Serena si provò a gridare: vendetta! ma la voce le rimase attaccata alla gola, e proruppe anch'essa in un singhiozzo. Il Paoli si strinse a parlamento co' Decemviri: parve piuttosto stesse a udire, che favellasse: per ultimo a quanto sembrò, ed anco l'effetto diede a divedere, vennero in una sentenza, la quale fu significata dal Paoli in questi termini:
— Matteo Brando, la gente côrsa in premio dei vostri benefizii vi compartì da parecchi anni il nome di padre della patria; il popolo non può dare altro ai suoi benefattori, ma che cos'altro al mondo può stare a pari di questo? Adesso affinchè tutti conoscano che così chiamandovi, egli non intese conferirvi un titolo vano, commette nelle vostre mani la salute del paese, la maestà delle leggi, l'assoluzione e la pena, la fama sua onde vivrà perpetuo alla reverenza, o al vituperio dei posteri. Sedete qui; voi siete in questo momento supremo dittatore della nazione.
Il vecchio tra attonito e spaventato si schermiva da sedere sopra il seggio del Paoli, ma il popolo con uno scoppio di gridi urlò: — no, no, sedete e giudicate.
Il vecchio sedè, forte agguantandosi con le mani ai bracciuoli: il volto per l'agitazione sofferta in quel punto aveva vermiglio; volse sottecchi uno sguardo al figliuolo, quasi dubitasse ch'ei fosse desso, e lo aspetto di lui gli somministrasse qualche speranza: invano però, che Giovanni giaceva disfatto sotto il peso del rimorso e della vergogna; allora il signor Matteo si fece d'un tratto bianco, strinse gli occhi, ed abbassò il capo sul petto; da un punto all'altro il suo viso sformandosi pigliava il colore livido del cadavere; ci fu anzi un momento nel quale crederono ch'ei fosse morto addirittura, e più di un grido di terrore s'intese; ma di questo fu niente, chè all'improvviso sollevò il capo, aperse gli occhi e con voce tremula, e pure forte perchè tutti sentissero, parlò: