La man le avessi io avvolte entro ai capegli!

Petrarca.

I.

Riposa in pace, o donna di provincie, o alma genitrice di eroi! — Bene sia che la tua mano si riposi lungamente, dacchè per troppo lunghi secoli ella stringesse lo scettro dei popoli della terra! — Alla tua Aquila si logorarono le ali nel trasportare la vittoria per tutte le vie del firmamento. — Il tuo brando percuotendo e ripercuotendo sopra gli elmi dei nemici si è consumato, — consumato per sempre!

II.

Riposa in pace, o gloriosa! — Tu cadesti, perchè anche le Pleiadi scomparvero dallo emisfero; perchè un giorno i cieli piangeranno perdute anche le loro sorelle di luce; perchè tutte le cose nostre, hanno morte quaggiù.[2]

III.

Tu però fosti sempre e sarai la figlia primogenita del pensiero di Dio. — Giove sembrava avesse teco diviso lo impero: a lui il governo dei cieli, a te quello della terra.[3] Nessun popolo mai portò impressa così vasta la orma dell'Onnipotente.

IV.

I cieli e Roma narravano la gloria di Dio; la opera delle sue mani annunziavano il Firmamento e il Campidoglio. — L'anima di uno Scipione divisa basterebbe adesso a dieci generazioni di eroi: come Ercole fece alla gente dei pigmei con la spoglia del lione, Pompeo avrebbe potuto riporre nel cavo del suo scudo un intero popolo di oggi. Lo sguardo di un Romano e la spada di un Barbaro si strinsero una volta in duello di morte; — il ferro vinto cedeva. — Mario fugò il Cimbro con gli occhi![4]