Dell'Universo....

il quale, per quanto ne apparisca sublime, pure alla mente non rappresenta immagine; e Giotto, Masaccio, e Raffaello improntano con il disegno e i colori il volto della Madonna nell'anima nostra, assai meglio di quello che ai poeti non sia per avventura concesso. Ai giorni nostri vedemmo il Sansimonismo affaticarsi verso simile intento; ma remosso il principio religioso, la teoria del filosofo rimase parola morta e non senza scandalo. Mercè la Madre di Cristo, la donna diventò oggetto di devozione, e nel muovere dei suoi occhi onesti e tardi poterono vedere la via che conduce al Cielo. Io non mi stendo a svolgere il concetto, quantunque questi cenni mi appaiano pochi ed oscuri. Altri vi mediti sopra.

La pittura sopra tutte le arti sorelle valse a diffondere il Cristianesimo, ed è ragione; imperciocchè consideraste voi mai, come conviene, con quali tipi ella si manifesti? — Per le donne: — una donna che unisce la floridezza della vergine alla dignità della madre, e sorride col figlio in braccio di cui è genitrice e ancella, sua reverenza e suo orgoglio, e da cui ricava potenza a consolare gli afflitti, e comparire sul mondo come una stella mattutina ed arca dell'alleanza. — Pei fanciulli: — un mansueto che allontana da se i discepoli perchè i parvoli gli si possano accostare: sinite parvulos venire ad me. — Per gli uomini: — un innocente che stette mansueto davanti giudici iniqui, non riprendendoli con parole acerbe, nè vantando superbamente la innocenza e sapienza sua, come in Senofonte leggiamo che Socrate costumasse; — un innocente che dall'alto del patibolo con le labbra amareggiate dalla infame bevanda di aceto e di fiele, e dalle aperte ferite versò sopra gli uomini benedizioni, sangue e perdono. — Una madre che con l'anima trafitta dalla spada del dolore comprime tremendamente il cuore perchè adesso non le si spezzi d'angoscia; — più tardi, fra un'ora, fra pochi momenti potrà rompersi; morto insomma il figliuolo; — ora ha da vivere, inebriato di affanno, ma ha da vivere onde gli occhi del caro agonizzante si confortino nella vista del prodigioso amore che si chiama di madre; — un amico che nessuno altro retaggio dall'amico moribondo desidera, tranne quello di martirio e di amore. — Veramente io mi tenni sempre lontano dalla sterilità dell'ateismo, come dalle febbri della superstizione; ma Cristo, Maria e Giovanni parmi avere a durare sacra e pietosa ricordanza nel mondo, finchè vi s'incontreranno due occhi per piangere e un cuore per sentire.

Il quadretto è uno dei ventisei dipinti dal Giotto nell'armadio della Sagrestia di Santa Croce. Rappresenta l'Adorazione dei Re Magi. Quivi il medesimo magistero, il disegno, l'affetto e i colori medesimi di quelli adoperati nell'altro quadretto della Nascita di Gesù Cristo da me illustrato. — Gli Artisti vedano e imparino; non però imitando a modo di gregge servile, ma ricavandone forza di sguardo a contemplare la Natura. L'arte si chiama nipote di Dio,

Si che Vostr'arte a Dio quasi è nepote,

Inf. II. v. 105.

però che imiti la Natura. Ove l'arte imiti l'arte, sempre più si allontana dalla sua parentela celeste. — Oggi alcuni artisti s'ingegnano ricondurre l'arte ai suoi principii, e copiano Giotto, e in ciò affermano consistere il purismo. A parere mio fanno mala prova. Chi va dietro agli altri, suoleva dire Michelangiolo, non passa mai avanti di loro. Il sole della pittura sorse con Giotto, giunse al meridiano con Raffaello; ma la Natura somministra sempre ali poderose e nuove per salire in alto a chiunque si faccia ad amarla con religioso intendimento.

SANT'ANNA, LA VERGINE: E IL FIGLIO, QUADRO IN TAVOLA DI MASACCIO DA SAN GIOVANNI.

Nella I. e R. Accademia delle Belle Arti di Firenze.

E' sembra che la tavola da noi impresa a illustrare venga indicata da Giorgio Vasari nella Vita di Masaccio là dove dice: «È di sua mano una tavola fatta a tempera nella quale è una Nostra Donna in grembo a Sant'Anna col Figliuolo in collo, la quale tavola è oggi in Sant'Ambrogio ec.» Cotesta tavola, come lo stesso biografo ci avverte, appartiene alla prima maniera di fare del Masaccio; ed invero quel solenne maestro, persuaso in processo di tempo di condursi a Roma, colà per virtù di studi alacrissimi e di meditazioni profonde, per cui mostrandosi al popolo come uno scemo di senno e trascurato ebbe nome di Masaccio, condusse il suo stile a tanto suprema altezza, che poco ci volle per attingere la eccellenza. Chiunque si faccia a considerare attentamente questo dipinto non ridotto a perfezione, noterà due cose che paiono ereditate dal paganesimo. Ingegni posteriori al Masaccio, e più potenti di lui, non seppero affrancare l'arte dalle tradizioni dei Gentili: colpa non loro e neppure colpa dei primi padri del Cristianesimo, ma sottile consiglio che li rese inchinevoli ad assorbire, anzichè combattere con troppa fatica, quanto della religione antica poteva conciliarsi con la nuova: contenti del principio, poco curavano la forma, ed all'opposto abbracciandola se ne avvantaggiavano; nè arguti com'erano, potevano non avvertire gli uomini attenersi più tenaci alla forma, come quella che riesce a tutti sensibile, che alla sostanza intesa da pochi; e la forma e i riti esterni più che non si pensa stanno congiunti co' temperamenti degli uomini e con le condizioni dei paesi e dei climi: così dove la primavera fiorisce tepida e lieta, e il cielo sereno si volge con le sue splendide curve sopra i campi, la religione proromperà sempre fuori dei templi mescolando timiami e cantici agli odori e alle armonie che emanano dalla natura. Questa considerazione spiega ancora la causa dell'architettura delle chiese, rimasta per la massima parte fra noi di stile greco o romano; del tutto gotica, o con quale altro nome più acconcio si abbia a chiamare, nelle frigide regioni.