[43]. Pag. 233. — Nomen civium Romanorum aliquando non solum magnum æstimatum. sed magno emptum, nunc ultra repudiatur, ac fugitur, nec vile tantum sed abominabile pene habetur. Orosius, l. VII, c. 28.
[44]. Pag. ivi. — Omero, Iliad.
[45]. Pag. ivi. — Questa idea, come fu detto nella Introduzione a Roma, la quale comunque ardita è pur vera, appartiene al Montaigne, Voyage en Italie, scritto dal medesimo un po' in francese, un po' in italiano: e può servirle di commento il cap. 71 del Gibbon. I Romani ridussero in calcina la maggior parte dei marmi del Colosseo.
[46]. Pag. ivi. — Eos nos Longobardi tanto dedignamur, ut inimicos nostros commoti nihil aliud contumeliarum nisi Romane appellamur. In Legat.
[47]. Pag. 234. — Petrarca, Canzone Spirto gentil ec.
[48]. Pag. 236. — Salomone, Proverbi.
[49]. Pag. 237. — Di questa burlevole iattanza è autore lo Chateaubriand, uomo, a vero dire, di bellissimo ingegno, ma spesso scorrente la isconvenienze difficili a qualificarsi. Histoire de France.
[50]. Pag. 239. — Niccolini, Ode Il Pianto.
[51]. Pag. 247. — Si dice quel luoghi appartenessero ai Marchesi di Corsica.
[52]. Pag. ivi. — Il leggendario del Santi narra che il miracolo accadesse sopra le rive di Civitavecchia. Il padre Magri però, che ci dice sapere di certa scienza come Livorno derivi da Ligure figliuolo di Fetonte, ne accerta che accadde lungo il lido di Livorno presso Santo Iacopo In Acquaviva. Io per me ho le mie buone ragioni per accostarmi al sentimento del padre Magri.