«Oscar! figliuol mio! — Tu, Dio del cielo, ridona il sostegno alla cadente età; o se questo voto non può essere adempito, abbandona almeno il suo assassino alla mia vendetta.
Sopra qualche deserto e dirupato scoglio ora forse giacciono le bianche ossa del mio Oscar! Concedi dunque tu, Dio (sol questo ti domando), che sia dato morire con lui al suo forsennato genitore. Pure egli potrebbe vivere! — via, disperazione; confortati, anima mia, egli può vivere; la mia voce si astiene dal bestemmiare il destino: Oh perdonami, Dio, l'empia parola!
Perocchè se egli vive, non viva più per me, ed io cada diserto nella polvere, e la stagione della speranza di Alva sia passata: ahimè! possono essere mai giusti affanni sì fatti?»
Tale si lamentò lo sfortunato genitore, finchè il tempo che mitiga le angosce più aspre gli ritornava la pace, e fece sì che le lacrime cessassero di scorrere.
Però che tuttavia una segreta speranza che Oscar sopravviva gli rimanesse nel cuore, e potesse anche una volta apparire; e questa speranza ora declinò, ora sorse, finchè il tempo lo fece vecchio di un altro fastidioso anno.
I giorni trapassarono, il pianeta della luce percorse di nuovo lo spazio destinato, ma Oscar non allegrò la vista del genitore, e lo affanno lasciò più debole la sua traccia;
Rimanendo pur sempre il giovane Allan, adesso unica gioia del padre dolente: e il cuore di Mora di leggieri fu vinto, perchè vaghezza ornasse il giovane dalle belle chiome.
Ella pensò che Oscar fosse caduto spento, e la faccia di Allan appariva maravigliosamente leggiadra: — se poi Oscar viveva, qualche altra fanciulla formava adesso il sospiro di quel petto infedele.
Ed Angus disse: «Se un altr'anno trascorre in arida speranza, ogni dubbio soverchio sarà rimosso, ed io destinerò il giorno dei nuovi sponsali.»
Tardi si avvolsero i mesi, ma benedetto alfine giunse il giorno desiato, l'anno dell'ansia trepidante passò; quali sorrisi avvivano le guancie degli amanti!