L'occhio di Mora commosse il feroce Allan; ella fu che suscitava il suo orgoglio oltraggiato: ahimè! quegli occhi che raggiavano amore poterono costringere un'anima ad opere d'inferno.

Ecco, vedi la tomba solitaria che s'inalza sopra un guerriero defunto; ella apparisce per l'oscurità del crepuscolo: oh! quella è il talamo nuziale d'Allan.

Lontano, molto lontano, sta il nobile avello che nasconde le grandi ceneri della sua schiatta; nessuna bandiera sventola sopra il suo cadavere, perchè sozzo di sangue fraterno.

Quale antico menestrello, quale bardo canuto oserà inalzare sulle corde dell'arpa le geste di Allan? Il canto è il principale rimerito della gloria: e potrebbe egli forse risuonare la lode dell'omicida?

Senza corde, negletta rimanga quell'arpa, nè ardisca il menestrello suscitare quel tema; il delitto renderebbe la sua mano paralitica, le corde dell'arpa si spezzerebbero al tocco.

Non fama di lira, non versi sacrali inalzeranno la sua gloria sublime per l'aria, però che gli echi risponderanno l'amara maledizione di un padre moribondo e il gemito mortale di un fratello trafitto.[7]

LA FIDANZATA DI CORINTO.[8]

TRADUZIONE LETTERALE DA GOETHE.

Nell'ora mestissima in cui il pianeta della luce abbandona la terra, un giovane Greco partito da Atene si approssimava a Corinto, fidente di abbracciare un cittadino a lui affezionato, e per antica amicizia diletto al suo genitore. — I capi di queste due famiglie avevano un giorno solennemente sacramentato di formare dei crescenti loro figli uno sposo e una sposa.

Ma in questi giorni di vicende religiose terranno i padri l'antico contratto? — Il giovane si conserva pagano come i suoi avi, quei da Corinto già sono battezzati, e cristiani. — La nuova fede tronca ogni vincolo di amore e di fedeltà.