Taceva profondamente la casa quando vi giunse il giovane Greco. Il padre e la figlia godevano la soave pace del sonno; — sola vegliava la madre. — Ella lo raccoglie festosa, lo conduce in una cameretta per vaghissimi ornati leggiadra, e prima ch'ei ne chieda, gli appresta sollecita l'aceto, gli pone su la mensa vivanda e vino, quindi cortese augura all'ospite la tranquilla ed avventurosa notte.
Ma nessuno desiderio di cibo o di bevanda prende il giovanetto, che oppresso di stanchezza si abbandona sopra le piume: — appena abbassa le palpebre al sonno, ecco gli si affaccia su la porta un ospite singolare.
Al fioco chiarore della lampada vede avanzarsi nella camera una fanciulla, modestamente silenziosa, vestita di bianco, con un velo bianco sopra la testa, e la fronte cinta da una benda nera tessuta d'oro. — Procedendo lieve lieve per la stanza, allo improvviso si ferma allorchè si accorge del giovane, e atteggiata di maraviglia e di spavento solleva una mano candidissima.
«E sono io,» — esclamava — «sono io tanto straniera in una casa da ignorare quale ospite vi alberghi? — Ah così rinchiusa mi forzano a vivere nella solinga mia cella! Ed ora la vergogna mi assale tutta..... Riposa sul tuo letto, o straniero, e perdona se inconsapevole del tuo arrivo venni a turbare i tuoi sonni. — Io torno veloce allo asilo donde partiva.»
«Oh! rimanti, bella fanciulla,» rispose il giovane balzando dalle piume; — «vedi, qui stanno i doni di Cerere e di Bacco; e tu, fanciulla leggiadra, mi porti amore. — Perchè sei pallida di spavento? — Ti conforta, o desiata; — vieni, e vediamo come lieti ci si mostrino gli Dei.»
«Scostati, giovanetto, e non osare toccarmi; — io più non appartengo alla gioia. — Ahimè! tutto perdei per la stolta superstizione della ottima madre mia quando una infermità la travagliava: — sconsigliata giurava che risanando avrebbe offerto al cielo la mia giovanezza!
La turba gioiosa dogli antichi Numi ha derelitta questa casa. Ora vi regna il silenzio dei sepolcri!.... Ora non più si sagrificano tori od agnelli, ma si domanda il sagrificio di vittime umane.....»
Ansioso la ricerca il giovanetto, ed attento l'ascolta, e libra ogni parola, di cui nessuna gli sfugge dalla mente, ed alla fine prorompe: «Egli è possibile mai che in questo luogo consacrato dal silenzio e dalla solitudine io abbia dinanzi la mia cara fidanzata? Sii mia dunque, eternamente mia; chè la promessa dei nostri padri già impetrava dal cielo la benedizione.»
«Anima bella,» gli rispose la fanciulla amorosa, «tu non puoi conseguirmi: la mia minore sorella ti è destinata. E quando, io sortita a gemere, io vivrò solitaria nella trista mia cella, deh! fra le sue braccia rivolgi un pensiero pietoso verso di me, che ti avrò sempre nella mente e nel cuore; a me, che consumata dall'amore scenderò bentosto dentro la tomba.»
«No: — lo giuro per questa lampada che stringo, e che propizio ne accenna l'Imeneo, tu non sei morta alla gioia, — tu vivi ancora per me. — Meco verrai nella mia casa paterna, — quivi meco trarrai tempo felice: — intanto ti rimani, o desiata, e celebriamo, solleciti, il convito nuziale.»