E si ricambiano i pegni dell'amore. Dona la fanciulla allo amante una catena di oro, ed ei vuole presentarle una tazza di argento ammirabile per lo egregio lavoro; ma ella la ricusa sospirando: — «Ahi! che non è per me! donami invece, ti prego, una ciocca dei tuoi capelli.»
Suona l'ora solenne degli spiriti, e la fanciulla pare che per la prima volta senta la ebbrezza della gioia: con pallide labbra avidamente sorbisce il vino colore di sangue, ma rifiuta il pane che il giovane le presenta.
E poi offrì la tazza allo amante, che bevve con pari ardore: — l'anima di lui ebbra di voluttà domanda in quel convito corrispondenza di affetto. Pur ella si ricusa; ed egli travagliato dalla febbre dell'amore insiste pur sempre, finchè cade affannoso e piangente sul letto.
Trepida gli si accosta, e gli si pone al fianco esclamando con un sospiro: «Oh come il tuo dolore sconforta l'anima mia! Ahimè! se tu ardisci lievemente toccare le mie membra, sentirai con ribrezzo ciò che ti nascondo: — bianca come la neve, ma fredda come ghiaccio è la fanciulla che il tuo cuore si è eletta.»
Vigoroso di amore e di giovanezza egli se la stringe al seno ed esclama: «Non importa; quando anche tu mi venissi dal sepolcro ti scalderò fra le mie braccia.» — Adesso gli aneliti dei loro labbri si confondono: — i baci ai baci! — e nel tripudio di quelle carezze il giovane prorompe: — «Non avvampi? non senti ancora le fiamme del mio cuore?»
Amore li stringe più forte, le lacrime scorrono nella voluttà: — avidissima ella liba le fiamme dalla sua bocca, e i sensi loro confusi sembrano tramutati dall'uno nell'altra. La violenza amorosa riscalda d'insolito fuoco il gelato suo sangue, ma non le palpita il cuore nel seno.
Frattanto pei lunghi corridori tacita si avanza la madre, che per consueta vigilanza domestica percorreva la casa. — Uno strano mormorio la percuote; — si avvicina alla porta, e si pone in ascolto: — ode voci di giubbilo, — voci di lamento, — intende i nomi di sposo e di sposa, — e la frenesia di un delirio voluttuoso. — Rimane immobile alla porta, non ardisce entrare prima di chiarire meglio quanto le sembra.
Nuovamente si pone in ascolto alla porta, e fremendo ode i solenni giuramenti dell'amore, e parole e carezze di affetto; quindi gioconda una voce: — «Silenzio! — il gallo si desta..... giurami tornare la notte ventura;» e un replicare: «lo giuro, addio.» E baci sopra baci.....
Nè più raffrena la genitrice lo sdegno; — apre furente la porta, e: «Chi delle mie schiave ardisce lasciarsi pronta alle voglie dello straniero, che accolgo nel letto ospitale?» — Quindi s'inoltra, e al chiarore della lampada scorge: — o Dio!.... la propria sua figlia.
Tentò premuroso il giovane cuoprire le membra divine della fanciulla con la coltre, col velo, e con la veste: ma ella come uno spirito s'innalza allo improvviso lenta sul letto, e cresce lunghissima.