E sapete voi quale storia funesta si è sparsa tra il popolo? Affermano che tutti gli anni in cotesto giorno da quel tempo in poi lo sciagurato schiavo attende il suo ospite. Il tempo la mattina diventa fosco, la notte la procella infuria spaventevole, e l'affogato picchia e ripicchia ostinatamente alla porta.
EPITAFFIO DANESE.
Mamma mia, non piangere: le tue lacrime mi hanno bagnato la camicina; i tuoi sospiri non mi lasciano dormire dentro la fossa. — Mamma, chetati, e non mi svegliare.
LA PERLA DI TOLEDO.
CANZONE SPAGNUOLA.
Chi mi dirà se il sole sia più maestoso quando si leva o quando tramonta? Chi mi dirà se il più vago degli alberi sia il mandorlo o l'olivo? — Chi mi dirà chi valga più nella guerra, il Valenzese o l'Andalusiano? Chi mi dirà qual sia la più bella delle femmine?
Ve lo dirò io qual'è la femmina più bella. Ella è Aurora di Vargas, la Perla di Toledo.
Tuzani il Moro ha chiesto lancia e pavese: con la mano diritta tiene la lancia, il pavese pende dal suo collo: sceso nella scuderia esamina diligentemente le sue quaranta cavalle una dopo l'altra, e poi dice: «Beria è la più vigorosa; sopra la sua larga groppa io porterò la Perla di Toledo, o per Allah Cordova non mi vedrà mai più.»
Egli parte, cavalca forte, e arriva a Toledo. Un vecchio gli occorre presso Zaratin: — «Vecchio dalla barba bianca, porta questa lettera a Don Guitterez, — a Don Guitterez Saldaña. Se costui è cavaliere, verrà alla fontana di Almami: ad uno di noi dee rimanere la Perla di Toledo.»
E il vecchio ha presa la lettera, l'ha presa, e l'ha portata al conte di Saldaña mentre questi giuocava a scacchi con la Perla di Toledo. Il conte ha letto la lettera, ha letto la lettera, e con la mano percosse così forte la tavola che tutti i pezzi degli scacchi saltarono all'aria e si rovesciarono. — Egli si leva, e chiede la lancia e il poderoso cavallo, e la Perla eziandio si leva tremante, perchè conosce il cavaliere apparecchiarsi alla battaglia.